Nel 2025 l’Italia si trova davanti a una situazione che ormai non sorprende più: molti giovani preparati decidono di fare le valigie e cercare un futuro all’estero, mentre le imprese, soprattutto nei settori tecnologici, faticano sempre di più a trovare competenze adeguate. Due fenomeni diversi, ma che finiscono per toccare lo stesso punto: la capacità del Paese di restare competitivo.
Secondo il rapporto Giovani all’Estero: tra Opportunità di Lavoro e Voglia di Crescita della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, nel 2024 più di 155 mila italiani hanno trasferito la residenza fuori dal Paese. Di questi, oltre 93 mila avevano tra i 18 e i 39 anni, un dato che risulta più che raddoppiato rispetto a dieci anni prima. Facendo i conti dal 2014 al 2024, i giovani italiani espatriati arrivano a quota 681 mila.
L’assenza di lavoro, però, non è la ragione che spiega tutto. Solo il 26% indica questo come motivo principale. Per molti conta il desiderio di crescere professionalmente, trovare aziende meritocratiche, lavorare in contesti dinamici. Il problema principale è il saldo negativo: coloro che partono sono molti di più di quelli che rientrano. E nel frattempo il Paese continua ad attrarre poco dall’estero, con un solo nuovo residente ogni mille abitanti, lontanissimo dalle medie di Austria (9,6) e Danimarca (8,9).

Domanda di professionisti IT in aumento
Mentre chi ha competenze le porta altrove, le imprese italiane devono fare i conti con un mercato del lavoro che non riesce a coprire tutte le posizioni aperte. Secondo Unioncamere, nel 2025 sono previste 137 mila assunzioni nel settore informatico. Il problema è che 55 mila rischiano di restare scoperte per mancanza di profili adatti (fonte: Previsione dei Fabbisogni Occupazionali in Italia, Unioncamere 2024). La trasformazione digitale procede, ma le competenze crescono più lentamente. Questo divario si fa sentire soprattutto nei settori più tradizionali che stanno investendo in innovazione, come il mondo delle assicurazioni, dove ormai la digitalizzazione è una condizione indispensabile per stare sul mercato.
Il settore assicurativo e la carenza di competenze
La Cio Survey 2025 di NetConsulting Cube mostra un comparto IT assicurativo in fase di consolidamento. Dopo anni di crescita delle risorse impiegate, oggi prevale una fase più stabile: il 37% delle compagnie prevede una situazione simile al 2024, mentre altre stimano piccoli aumenti, intorno al 5%. Solo poche indicano variazioni più significative.
La metà delle aziende non ritiene il problema della carenza di risorse particolarmente grave, ma un quarto lo avverte soprattutto nei ruoli senior, e un altro quarto nelle tecnologie più nuove. La difficoltà, infatti, non nasce tanto dalla mancanza di personale, quanto dalla velocità con cui le competenze diventano obsolete rispetto ai cambiamenti del settore.
L’attenzione si sta spostando dal “quanti” al “come”. Non basta ampliare gli organici: serve formare, aggiornare e trattenere le figure che si hanno. Il 25% delle compagnie segnala le maggiori difficoltà nell’intelligenza artificiale (ambito critico per l’80% del campione), seguita da cybersecurity (40%) e, più staccate, HR tech e cloud applicativo (20%).

Come si stanno muovendo le assicurazioni
Le strategie di risposta si muovono lungo più direzioni. Sempre secondo la Cio Survey 2025 di NetConsulting Cube il 75% delle assicurazioni prevede di rafforzare le attività di recruiting, ma l’obiettivo non è solo assumere, quanto costruire percorsi di crescita. Il 62% investirà in formazione interna estesa a tutta la struttura IT, mentre circa la metà punta su programmi di autoformazione e su percorsi mirati per i team più tecnici. Altri scelgono di affidarsi a fornitori esterni per coprire competenze specifiche o a modelli di coaching interno, basati sull’apprendimento sul campo.
Il messaggio è chiaro: per stare al passo non basta il mercato, serve un ecosistema interno capace di generare competenze nuove. Il fabbisogno non è solo quantitativo, ma culturale. L’innovazione richiede persone che imparino continuamente, non soltanto esperti da assumere a progetto.
Anche la questione della diversità di genere resta aperta. In metà delle compagnie la quota femminile nelle divisioni IT è ferma tra il 10% e il 25%. Solo un quarto supera la soglia del 25%. Un dato che mostra, sebbene in un ambito di competenze dove la componente maschile è sempre stata prevalente in termini di risorse disponibili, quanto potenziale resti ancora inutilizzato.
Un Paese che perde talenti e un settore che li cerca
Il paradosso è evidente. L’Italia forma professionisti di qualità, ma non sempre riesce a offrire contesti che li trattengano. Nel dossier Giovani all’Estero: tra Opportunità di Lavoro e Voglia di Crescita della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, gli italiani all’estero indicano tre leve fondamentali per considerare il rientro: stipendi più competitivi, valorizzazione del merito e una cultura manageriale più diffusa.

Il settore assicurativo, per la sua combinazione di stabilità e innovazione, ha dalla sue validi argomenti per indirizzare la situazione. Ma servono iniziative anche a livello di sistema quali ad esempio il rafforzamento delle politiche di formazione continua, di partnership tra imprese e università, il tutto completato da percorsi di carriera chiari e retribuzioni allineate al valore delle competenze.
Il problema non è la mancanza di giovani capaci quanto piuttosto la mancanza di opportunità in cui questi talenti vedano prospettive concrete in linea con le loro aspettative.
Approfondisci su InnoDeep Focus Insurance
—
Umberto Zanchi, senior consultant, NetConsulting cube
© RIPRODUZIONE RISERVATA



































Immagine di 8photo su Freepik





