E’ ufficiale, Apple e Google hanno annunciato in una nota congiunta (12 gennaio) una partnership pluriennale per integrare Gemini nelle funzionalità di intelligenza artificiale di Apple.
Un accordo decisivo che impatterà sull’aggiornamento atteso dell’assistente vocale Siri (slittano dal 2025 alla fine del 2026 per ritardi nello sviluppo e allontanamento di chi guidava l’AI) ma che sancisce soprattutto un’alleanza destinata a cambiare la competizione globale nell’arena AI.

Un’arena nella quale Apple era rimasta ai margini sin dal lancio di ChatGpt tre anni fa, non investendo i miliardi messi sul piatto dalle Microsoft, OpenAI, Meta… per lo sviluppo di region data center e Llm, ma che oggi alleandosi con Google dimostra di non volere abbandonare, con una strategia chiara: continuare ad essere focalizzata sul proprio business, che ruota attorno ai dispositivi hardware (iPhone e Mac) delegando la parte software a chi reputa il migliore sul campo.

Che Apple decida di affidarsi all’AI di Google porta ad alcune considerazioni.

La prima. Apple sceglie Google/Gemini e non Microsoft/OpenAI/ChatGpt per gli sviluppi futuri nonostante oggi ChatGpt sia l’AI integrata dentro Siri e nella suite Apple Intelligence per gestire richieste complesse. Uno smacco per OpenAI che perde la sua esclusività nel mondo Apple? E domani cosa potrà accadere? Stando alle dichiarazioni di Tim Cook, Ceo di Apple, non ci sono modifiche all’accordo esistente con OpenAI, ribandendo che la strategia dell’azienda di Cupertino rimane quella di volere stringere accordi con diversi fornitori di intelligenza artificiale. Ma potranno in futuro Google e OpenAI convivere sullo stesso sistema?

Con l’accordo appena sottoscritto l’infrastruttura di Google e Gemini – che con la versione Gemini 3 ha recuperato terreno nella competizione sull’AI generativa con ChatGpt – sarà alla base dello sviluppo futuro degli Apple Foundation Models. La decisione è stata presa “dopo un’attenta valutazione – recita una nota dell’azienda -: abbiamo stabilito che la tecnologia di Google offre la base più solida per i nostri modelli e siamo entusiasti delle nuove esperienze innovative che potremo offrire ai nostri utenti”.
Mantenendo indiscusso il principio fondativo di Apple, la privacy dei propri utenti: i modelli continueranno a girare sui dispositivi Apple, gestiti sul Private Cloud Compute della casa di Cupertino. E gli utenti dovranno esserne certi, senza dubitare o fare paragoni con il mondo Android creato da Google.

Non ci sono dettagli sul valore economico della partnership, se non l’indiscrezione da parte di Bloomberg secondo la quale Apple ha investito 1 miliardo di dollari per la licenza di Gemini.

Due storie diverse

I due colossi della Silicon Valley si confermano partner storici, dal momento che Google è il motore di ricerca predefinito per gli iPhone, frutto di un accordo che vale miliardi di dollari per Apple. Ma le due aziende procedono a velocità diverse.

Il 2025 per Google, grazie agli investimenti in cloud e AI, è stato un anno molto positivo che ha portato la capitalizzazione di borsa a superare quella di Apple (più di 4 trilioni di dollari), un anno in cui l’azienda di Mountain View ha dimostrato di avere costruito una infrastruttura completa, con l’apertura di nuove region data center, il lancio di nuovi chip e il rilascio di Gemini 3 a dicembre, che ha superato in prestazioni gli altri Llm AI sul mercato.

A differenza di Apple, provata nel 2025 dal ritardo dell’aggiornamento di Siri, dai costi di chip e Ram, dalle normative. Ora, con l’integrazione di Gemini, alte sono le aspettative dell’ecosistema Apple sulla nuova versione di Siri, più competitiva, che dovrebbe rilanciare anche il business dell’azienda. 

L’alleanza di questi giorni in ambito AI non può che segnare un nuovo capitolo nella relazione tra i due colossi e a beneficiarne saranno gli utenti. Apple continuerà ad essere concentrata sul business che meglio sa fare, quello hardware, senza correre troppi rischi sullo sviluppo dell’AI.
E se mai l’AI dovesse rivelarsi una bolla, le partnership con Google o con altre aziende AI potranno essere mantenute accese o spente a piacimento, senza che Cupertino abbia investito in questi anni miliardi nello sviluppo di data center e Cpu come i competitor. Il ritardo di Apple nell’AI forse ha una nuova chiave di lettura.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi l'articolo: