19Il settore energy e utility europeo approccia il 2026 in piena transizione strutturale che va ben oltre la sola accelerazione sulle fonti rinnovabili in pieno corso. Con un futuro all’orizzonte caratterizzato dalla riconfigurazione dei modelli industriali, delle infrastrutture di rete e delle dinamiche di mercato, la sicurezza del sistema elettrico, la sostenibilità economica degli investimenti e la resilienza operativa diventano elementi centrali quanto la decarbonizzazione. Il quadro che emerge, come delineato da Deloitte, è quello di un settore chiamato a gestire simultaneamente crescita della domanda, elettrificazione dei consumi, pressione regolatoria e aumento della complessità tecnologica.

Lo scenario europeo vede la transizione energetica procedere lungo traiettorie differenziate, ma accomunate da alcune direttrici strutturali. La penetrazione delle fonti rinnovabili non programmabili, in particolare solare ed eolico, continua a crescere a ritmi sostenuti, spinta dagli obiettivi climatici dell’Unione Europea e dalle politiche industriali nazionali. Tuttavia, l’evoluzione del mix di generazione non si traduce automaticamente in maggiore autonomia energetica o in una riduzione dei rischi sistemici. Al contrario, l’intermittenza delle rinnovabili, la volatilità dei prezzi e le tensioni geopolitiche rendono sempre più evidente la necessità di un sistema elettrico flessibile, interconnesso e capace di assorbire shock esterni.

Energy e utility, lo scenario italiano

Nel contesto italiano, i dati più recenti riflettono con chiarezza questa ambivalenza. Nel 2024 la produzione elettrica nazionale ha raggiunto i 261 TWh, con un incremento moderato rispetto all’anno precedente, mentre la quota di rinnovabili ha toccato il 49% della produzione complessiva, in crescita di oltre il 14% su base annua.

Claudio Golino
Claudio Golino, Partner e Energy, Resources & Industrials Industry leader di Deloitte

Solare ed eolico continuano a espandersi, affiancati da un idroelettrico che resta una componente strutturale del mix nazionale. Allo stesso tempo, però, la dipendenza dalle importazioni di energia elettrica non si è ridotta: nel solo 2024 le importazioni nette hanno coperto oltre il 16% del fabbisogno, confermando una vulnerabilità strutturale che si riflette sulle scelte strategiche delle utility. Secondo Claudio Golino, Partner e Energy, Resources & Industrials Industry leader di Deloitte, “l’Italia ha compiuto progressi concreti nella decarbonizzazione, ma l’aumento della dipendenza energetica dall’estero evidenzia la necessità di accelerare lo sviluppo delle infrastrutture di rete e dei sistemi di accumulo, indispensabili per garantire sicurezza e resilienza del sistema elettrico nazionale”. La transizione, in questa prospettiva, non riguarda solo la generazione, ma l’intera architettura del sistema energetico, dalle reti ai meccanismi di mercato.

Fabbisogno nazionale di energia (fonte: Analisi Deloitte su dati Terna)
Fabbisogno nazionale di energia 2015-2024 (fonte: Analisi Deloitte su dati Terna)

Trend 2026 e mercato

Uno dei trend più rilevanti verso il 2026 è rappresentato dalla crescita attesa della domanda elettrica. Le proiezioni indicano che nei prossimi dieci anni il fabbisogno nazionale potrebbe avvicinarsi ai 400 TWh, spinto sia dalla crescita “naturale” dei consumi sia, soprattutto, dal processo di elettrificazione. Mobilità elettrica, riscaldamento, pompe di calore e data center stanno progressivamente spostando verso il vettore elettrico consumi storicamente legati ai combustibili fossili. Questo cambiamento implica una duplice sfida: aumentare rapidamente la capacità rinnovabile installata e, al contempo, garantire la stabilità del sistema in presenza di una domanda più elevata e più variabile.

La sostenibilità economica degli investimenti diventa un tema centrale. L’aumento del costo del capitale e la maggiore volatilità dei mercati energetici hanno ridotto l’attrattività di modelli di sviluppo basati esclusivamente sulla vendita dell’energia sul mercato all’ingrosso. Le utility stanno quindi adottando approcci più selettivi, orientati alla stabilità dei ritorni e alla riduzione del rischio. Strumenti come i meccanismi di incentivazione pubblica e i contratti di lungo termine per la vendita dell’energia assumono un ruolo chiave nel rendere bancabili i progetti rinnovabili e nel garantire una pianificazione di lungo periodo.

Enrico Ferraresi
Enrico Ferraresi, Partner e Power, utility & Renewables sector leader di Deloitte

“Le utility italiane siano chiamate a un cambio di passo: oltre a incrementare la capacità produttiva da rinnovabili, occorre sviluppare modelli di investimento sostenibili e selettivi, facendo leva su strumenti come Ppa (power purchase agreement) e incentivi pubblici”, commenta Enrico Ferraresi, Partner e Power, utility & Renewables sector leader di Deloitte. Il riferimento è a un settore che si sta progressivamente avvicinando a logiche quasi regolatorie anche nelle attività di generazione, in risposta a un contesto di mercato sempre più incerto. Parallelamente, il ruolo del capacity market resta centrale nel garantire la sicurezza del sistema elettrico. La crescente integrazione di fonti non programmabili richiede infatti la disponibilità di capacità di riserva in grado di intervenire nei momenti di picco della domanda o di calo della produzione rinnovabile. Gli impianti termoelettrici a gas, pur in un percorso di progressiva riduzione delle emissioni, continuano a svolgere una funzione essenziale di flessibilità e adeguatezza. Il capacity market consente di remunerare questa funzione, colmando il divario tra costi fissi e ricavi di mercato e evitando una dismissione prematura di asset ancora necessari.

Dinamiche di sviluppo e digitalizzazione

L’evoluzione recente del mercato della capacità mostra, tuttavia, alcune dinamiche significative. Da un lato, aumenta il numero di operatori assegnatari, segnale di una maggiore apertura del mercato; dall’altro, la capacità esistente continua a prevalere su quella di nuova costruzione, riflettendo un approccio prudente da parte degli investitori. All’interno di questo quadro emerge con forza il ruolo crescente dello storage: le nuove assegnazioni di capacità si concentrano sempre più sui sistemi di accumulo elettrochimico, considerati un elemento strategico per accompagnare la transizione verso un mix energetico più flessibile e decarbonizzato.

Se la generazione di capacità energetica rappresenta uno snodo fondamentale, le reti elettriche costituiscono il vero fattore abilitante della transizione al 2026 e oltre. La Commissione Europea stima investimenti superiori a 1.200 miliardi di euro entro il 2040 per l’adeguamento delle infrastrutture energetiche, con una quota significativa destinata alla distribuzione. In Italia, gli investimenti nelle reti di distribuzione hanno superato i 4,8 miliardi di euro nel 2024 e resteranno su livelli elevati anche nel biennio successivo. Oltre l’86% di queste risorse è destinato ad aumentare la capacità di integrazione delle rinnovabili, confermando il ruolo centrale delle reti nella trasformazione del sistema. Accanto alla capacità di connessione, cresce l’attenzione alla resilienza operativa. Gli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti e intensi, stanno mettendo sotto pressione le infrastrutture elettriche, imponendo investimenti significativi per la protezione e il rafforzamento delle reti. Più di un terzo degli investimenti recenti è orientato proprio alla sicurezza e alla continuità del servizio, a testimonianza di un cambiamento strutturale nelle priorità delle utility.

Un ulteriore asse di trasformazione riguarda la digitalizzazione. Le smart grid, i sistemi di monitoraggio avanzato e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale stanno diventando strumenti imprescindibili per gestire la complessità del sistema elettrico. L’AI viene applicata alla previsione della domanda e della produzione, all’ottimizzazione delle operazioni di rete, alla manutenzione predittiva e, sempre più, alla relazione con il cliente finale. Tuttavia, l’adozione di queste tecnologie procede a velocità diverse tra gli operatori e richiede competenze specialistiche che non sempre sono immediatamente disponibili.

Il mercato retail

Sul fronte del mercato retail, la fine dei regimi di tutela ha accentuato la competizione e la mobilità dei clienti. I tassi di switching elevati e la compressione dei margini spingono le utility a ripensare il proprio posizionamento, andando oltre la semplice fornitura di energia. L’evoluzione verso modelli “beyond commodity”, basati su servizi integrati, efficienza energetica e soluzioni digitali, rappresenta una delle principali direttrici di sviluppo per il prossimo futuro. In questo contesto, la gestione della customer experience e del churn diventa un fattore critico di successo.

Guardando al 2026 e oltre, il settore energy e utility si configura quindi come un ecosistema in trasformazione, in cui decarbonizzazione, sicurezza energetica e sostenibilità economica devono procedere di pari passo. La transizione non è più solo una questione tecnologica, ma un processo sistemico che coinvolge infrastrutture, modelli di business, competenze e governance. Come evidenzia Deloitte, le utility che sapranno integrare questi elementi in una visione coerente e di lungo periodo saranno quelle meglio posizionate per affrontare le sfide di un sistema energetico sempre più complesso e interconnesso.

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