E’ stato un evento globale quello che la scorsa settimana (16 e 21 febbraio) ha raccolto a Nuova Delhi capi di stato, Ceo delle big tech, rappresentanti internazionali, facendo dell’AI Impact Summit 2026 indiano un momento di confronto importante in uno scenario complesso. Il primo Summit in un Paese del Sud del mondo. 500mila partecipanti.
Difficile separare in modo netto le riflessioni sull’AI, tra peso politico e tecnologia (questo il nostro pallino), ma a dire il vero si è parlato poco di algoritmi ma molto di impegno nella direzione di un’AI responsabile e inclusiva, con una forte governance globale per uno sviluppo sostenibile. Tutti aspetti che richiedono investimenti massicci e cooperazioni internazionali.
Temi aperti: AI concentrata in poche mani e non distribuita, democrazia e equità, sicurezza e governance. In un dibattito avviato dal primo ministro indiano, Narendra Modi, che ha definito l’AI “un punto di svolta nella storia dell’umanità” e che per questo richiede una visione umano-centrica dell’intelligenza artificiale che pone etica, governance, inclusione, sovranità dei dati e trasparenza al centro dello sviluppo tecnologico globale. “L’AI rimarca la sua coesistenza con l’uomo, non lo sostituirà”, ribadisce in un momento storico che vede l’espansione dell’AI in India senza precedenti, con oltre 100 milioni di utenti settimanali di ChatGpt e l’obiettivo di diventare una delle tre superpotenze mondiali nell’AI entro il 2047. Protagonista, puntando sullo sviluppo di una AI in casa, inclusiva, multilingue, “Design and develop in India. Deliver to the world. Deliver to humanity”. Non solo guidata dalle logiche della Silicon Valley e di Pechino.
Non a caso il vertice mondiale si è tenuto qui, un mercato che rappresenta un hub centrale per lo sviluppo dell’AI nel Sud globale, grazie alle infrastrutture digitali realizzate in questi anni e alle politiche di inclusione indiane.
Ma come in Europa, la crescita dell’AI coinvolge gli investimenti delle big tech, il cui peso nel Summit si è fatto sentire con l’annuncio di partnership strategiche che rispondono alla loro voracità di business ma anche alla richiesta indiana di costruire una AI sovrana, dove dati e capacità computazionali restano nel paese, in conformità alle normative locali.
Ecco qualche punto significativo dei loro interventi.
L’AI concentrata nelle mani di poche aziende e paesi, senza organi di governance globali (come ad esempio l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) è un problema che mina la democratizzazione dell’AI, la sua sicurezza ed equità, soprattutto se forme di superintelligenza arriveranno nei prossimi anni (entro il 2028). Lo ha detto non un politico, ma Sam Altman, Ceo di OpenAI.
L’“ascesa esponenziale dell’AI” e della prospettiva di sistemi capaci di superare l’intelligenza umana in numerose attività richiede di affrontare i rischi di comportamenti autonomi e potenziali abusi da parte di individui o governi. Lo ha detto non un politico, ma Dario Amodei, Ceo di Anthropic.
L’AI è energivora, richiede potenza di calcolo, gestione di dati e competenze. Servono politiche coerenti e una forte collaborazione tra pubblico e privato per governare lo sviluppo di una AI sostenibilie. Lo ha detto non un politico ma Alexandr Wang, Ceo di Meta. Come Sundar Pichai, Ceo di Google/Alphabet, ha invitato governi e industria a collaborare per regolamentare e sfruttare l’AI esponsabilmente, per portare benefici su larga scala.
Detto questo, le big tech hanno mostrato i muscoli…
Accordi raggiunti
Un accordo storico siglato tra OpenAI e Tata Group parla di investimenti che nei prossimi due anni dovrebbero superare i 200 miliardi di dollari per realizzare infrastrutture di data center dedicate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale in India. Un data center potentissimo da 100 megawatt, che ambisce a toccare 1 gigawatt di capacità, che farebbe dell’India l’hub di riferimento per lo sviluppo dell’AI, lavorando nella stessa direzione del piano di investimenti da circa 110 miliardi di dollari di Reliance Industries (competitor di Tata Group) per creare data center AI ready, chip e infrastrutture energetiche.
Google mette in campo 30 milioni di dollari per progetti di ricerca scientifica e nuove infrastrutture sottomarine di connettività, Anthropic aprirà un nuovo ufficio a Bengaluru per il rafforzamento della ricerca AI sicura e responsabile, mentre Meta investirà nello sviluppo di talenti e infrastrutture AI locali, con focus su modelli open e collaborazione accademica. Microsoft (seppure Bill Gates abbia annullato la sua presenza al Summit per controversie personali) ha confermato un piano pluriennale, fino a 50 miliardi di dollari al 2030, per l’espansione dell’AI con focus su data center, formazione e strumenti per aziende e pubblica amministrazione.
Tutte iniziative multilaterali e di cooperazione che dovranno rispettare i quadri normativi e di sicurezza per portare beneficio ai paesi in via di sviluppo, nella logica di una AI al servizio dell’umanità, per consentire una crescita inclusiva ad ampi segmenti della popolazione finora esclusi. Da qui la firma di un documento congiunto, che va oltre la Dichiarazione firmata lo scorso anno nell’AI Action Summit 2025 di Parigi.
Dichiarazione “umana” di Nuova Delhi
Il Summit 2026 si è concluso con l’adesione di 89 Paesi alla Dichiarazione di Nuova Delhi, un accordo multilaterale non giuridicamente vincolante, a sostegno di un approccio comune all’intelligenza artificiale incentrato sull’uomo, che promuove il principio indiano “Sarvajan Hitaya, Sarvajan Sukhaya” cioé “Benessere per tutti, felicità per tutti”, per guidare lo sviluppo e la crescita laddove è necessario.
L’accordo si basa su sette pilastri chiave, definiti chakras:
• Democratizzazione delle risorse: promuovere l’accesso equo a dati e potenza di calcolo.
. AI per il bene sociale: utilizzare la tecnologia per risolvere sfide globali e guidare la crescita economica.
• AI sicura e affidabile: garantire sistemi trasparenti, etici e privi di pregiudizi.
• AI per la scienza: accelerare la scoperta scientifica tramite strumenti avanzati.
• Accesso per l’empowerment sociale: includere le popolazioni marginalizzate nei benefici digitali.
• Sviluppo del capitale umano: formazione e alfabetizzazione per preparare la forza lavoro al futuro.
• Efficienza e innovazione: creare sistemi di AI resilienti e a basso impatto energetico.
Una Dichiarazione definita fondamentale nella cooperazione perché segna una svolta nella governance globale dell’intelligenza artificiale, spostando il focus su uno sviluppo inclusivo, equo e orientato alla crescita economica per tutti. Una visione indiana che rimanca la diversità dall’impostazione americana focalizzata sul business dell’AI privo di vincoli, e da quella europea attenta a temi regolamentatori, open source, sostenibilità energetica, cooperazione multilaterale.
Tra i firmatati l’Unione europea (che ha avallato il documento per tutti i paesi dell’Unione), gli Stati Uniti (seppure non modificando la loro strategia di “nessuna governace mondiale per l’AI”), Cina, Russia, Regno Unito, Giappone e Canada. L’Italia porterà il suo contributo anche con una collaborazione triennale stipulata con India e Kenya per realizzare progetti AI in ambito sanità, agritech, servizi pubblici digitali.
Una curiosità. L’acronimo che sintetizza la strategia AI indiana è Manav che in sanscrito significa “umano“. M come Moral & Ethics, A come Accountable governance, N come National Sovereignty, A come Accessible & Inclusive, V come Valid & Legitimate systems.
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