Tre fatti, diversi tra loro, rimarcano questa settimana quanto la trasformazione digitale ruoti attorno alla capacità delle infrastrutture digitali di gestire la nuova ondata di innovazione e alla governance delle infrastrutture stesse. Confermandole il vero nodo critico per la gestione di dati, AI, servizi.

1 – Il primo, che ci riguarda molto da vicino, è l’annuncio da parte di Poste Italiane di un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria (Opas) per l’acquisizione di Telecom Italia per un corrispettivo di 10,8 miliardi di euro, che darebbe vita a un unico gruppo con una presenza pubblica rilevante in grado di governare e presidiare reti Tlc, infrastrutture dati e servizi nel nostro Paese e non solo.  La nota diramata domenica (22 marzo) afferma: “L’operazione, proposta al mercato, mira a scalare e potenziare la piattaforma di Poste Italiane aggiungendovi tre asset significativi: una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione preminente nelle infrastrutture cloud e data center del Paese e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana a tutti gli stakeholder”. Una piattaforma infrastrutturale nazionale che stravolgerebbe il tema della sovranità digitale e che darebbe vita a un nuovo operatore globale.

“Integrando due delle più grandi e importanti realtà industriali italiane” si darebbe vita alla più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, in grado di generare valore per gli azionisti e contribuire alla crescita della produttività del sistema industriale. “Il modello di business di “società piattaforma”, basato sulla ampia rete fisica e digitale, trova nell’integrazione con Tim una naturale evoluzione, attraverso la convergenza di reti, cloud, edge-computing, dati e identità digitale grazie a un portafoglio unico di soluzioni complementari con competenze tecnologiche avanzate nei settori dei servizi cloud, della gestione dei dati, dell’intelligenza artificiale (agentic), dell’Internet of Things e della cyber-security. Una configurazione che favorirebbe i processi di trasformazione digitale del sistema economico e istituzionale del Paese, al fine di promuovere la sovranità digitale, il tessuto imprenditoriale, e l’accesso ai servizi in tutte le aree del Paese, garantendo sicurezza e resilienza delle infrastrutture”.

Insomma, se l’Opas andrà in porto, Telecom tornerebbe sotto il controllo pubblico “con la presenza dello Stato Italiano quale azionista di maggioranza con una partecipazione superiore al 50%, anche attraverso la partecipazione detenuta da Cassa Depositi e Prestiti” afferma il comunicato.

Si procederebbe così al delisting di Telecom da Euronext Milan, dopo decenni in cui la strategia è stata privatizzare (a partire dal 1997), in cui si è deciso di cedere l’asset strategico dell’infrastruttura di rete fissa nazionale a FiberCop posseduta dal fondo statunitense Kkr (2024), in cui il piano industriale per diventare un operatore di servizi mobili, dati, cloud di fascia enterprise ha rafforzato la partnership strategica con Google Cloud, uno dei tre grandi hyperscaler americani legato a Tim per la realizzazione della rete di data center nel nostro Paese e, di conseguenza, presente nel Polo strategico nazionale dove stanno migrando i dati delle pubbliche amministrazioni. Fino al recente accordo di collaborazione tra Tim e Microsoft nella partita multicloud.

2 – Il secondo, l’evento mondiale Gtc 2026 di Nvidia, tenutosi a San Jose in California (16–19 marzo), ribadisce quanto l’AI sia già oggi una infrastruttura essenziale, che genererà un mercato enorme di 1 trilione di dollari entro il 2027 (Reuters). 
Il cambio di passo è evidente: dai Poc e dagli innovation hub della prima ora, alle AI Factory di oggi, vere e proprie fabbriche (data center potenti) in grado di produrre output AI che impattano su decisioni, fatturati, strategie di board e Ceo (non solo dei Cio). Una responsabilità ancora più sentita oggi che si parla di AI agentica e di sistemi autonomi che prendono decisioni, eseguono task, collaborano tra loro (agenti che orchestrano gli agenti). Se prima le aziende, quando parlavano di AI si focalizzavano su un singolo progetto (quindi con un budget limitato e un rischio circoscritto) ora che si considera l’AI come infrastruttura critica il dibattito richiede anche una governance chiara dell’AI da parte del board.

Precisa Jensen Huang, Ceo di Nvidia: La domanda di intelligenza artificiale è fuori scala. Quello che prima era un problema di addestramento è ora un problema di inferenza su scala globale. Ogni azienda, in ogni settore, dovrà eseguire modelli di AI in produzione, e questo richiede una classe completamente nuova di infrastrutture”.
Non solo critico l’aspetto computazionale (accesso ai chip) ma anche l’ambito energetico e la supply chain, a tal punto che gli hyperscaler oggi competono anche sull’acquisto di aree edificabili e fonti energetiche, fattori che impattano sulla sostenibilità dei loro progetti e ci ricordano il limite fisico delle infrastrutture che richiedono anni per espandersi facendo da collo di bottiglia alla crescita dell’AI. Aprendo anche il dibattito sulla sovranità digitale e sul lock-in dai partner infrastrutturali.
Huang: “L’intelligenza artificiale non è più semplicemente un layer di software o una singola applicazione. E’ un’infrastruttura essenziale, come l’elettricità o Internet, su cui ogni settore farà affidamento per operare e competere. Ogni azienda dovrà costruire o accedere a AI factory per produrre intelligenza su larga scala”.

3 – Il terzo fatto è il reclamo del Cispe – l’associazione che raccoglie una ventina di fornitori europei di servizi di infrastruttura cloud – contro Broadcom, depositato presso l’Authority europea della Concorrenza per abuso di posizione dominante (19 marzo). E’ la seconda volta che il Cispe denuncia la situazione, accusando Broadcom di applicare condizioni di licenza software scorrette per controllare il mercato cloud europeo. La motivazione sta nel fatto che a gennaio, Broadcom aveva reso noto di volere cessare unilateralmente il proprio programma Vmware Cloud Service Provider in Europa, comportando aumenti dei prezzi, richieste di pagamenti anticipati, impegni minimi basati su utilizzi potenziali anziché effettivi da parte di partner, facendo lievitare i costi delle licenze (complessivamente di oltre il 1.000%) e abbattendo i margini degli operatori.
 “Questa ultima azione di Broadcom costringerà molti fornitori europei di servizi cloud a uscire dal mercato. Creerà inoltre monopoli di fatto in alcuni mercati, con fornitori completamente dipendenti da Broadcom. Lungi dal costruire un cloud sovrano europeo, come afferma Broadcom, questa azione sta distruggendo l’autonomia strategica europea e aumentando la dipendenza da fornitori esteri con un danno immediato e irreparabile arrecato non solo ai fornitori cloud europei, ma all’intero ecosistema”. E aggiunge Francisco Mingorance, segretario generale di Cispe: “Con la cessazione del programma Broadcom che consente l’accesso al software di virtualizzazione Vmware, le imprese — sia fornitori cloud sia clienti — stanno subendo danni irreparabili a causa delle azioni scorrette di Broadcom, che riteniamo illegali. Dopo aver imposto aumenti di prezzo spropositati e ingiustificati subito dopo l’acquisizione di Vmware, Broadcom sta ora infliggendo il ‘colpo di grazia’. È necessario un intervento urgente per costringerla a cambiare. L’unico modo per fermare i bulli è affrontarli”.

I tempi. Il perfezionamento dell’offerta Poste su Telecom dovrebbe avvenire entro la fine del 2026 se superate tutte le verifiche del caso. La risposta di Broadcom a Cispe dovrebbe sortire effetti a breve per garantire una reale competizione dei cloud provider europei. La prospettiva di Nvidia sul mercato dell’AI che patisce limiti infrastrutturali è più reale che mai. Tre fatti che ridisegnano le infrastrutture di domani. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi l'articolo: