Milano si consolida come uno dei nodi infrastrutturali più rilevanti per l’evoluzione digitale italiana ed europea. L’ingresso di Digital Realty nel mercato milanese, annunciato con l’acquisizione di due lotti di terreno ad Abbiategrasso, va interpretato in questo senso: non come una semplice operazione di espansione territoriale, ma come un investimento che riflette il nuovo peso strategico assunto dall’Italia nella geografia dei data center, della connettività e dei servizi digitali ad alta intensità di dati. L’operazione, infatti, si inserisce in una fase in cui il valore delle infrastrutture digitali non dipende più soltanto dalla disponibilità di capacità, ma dalla loro collocazione dentro reti di collegamento, snodi di interconnessione e direttrici internazionali decisive per cloud, AI e workload enterprise.

La strategia Digital Realty, la scelta di Abbiategrasso

Nel disegno di Digital Realty, Milano viene letta come parte di un asse più ampio che guarda al Sud Europa e al Mediterraneo. L’Italia è uno snodo capace di collegare hub come Atene, Marsiglia e Sòfia, in integrazione con i progetti già in corso a Barcellona e Creta. In questo quadro, il Paese assume il ruolo di ponte verso Africa, Medio Oriente e Asia, in una prospettiva che va oltre il solo mercato interno e che tiene insieme connettività internazionale, sviluppo dei servizi cloud e crescita delle applicazioni legate all’intelligenza artificiale. È una visione che intercetta una trasformazione già in atto: i data center non sono più soltanto infrastrutture di prossimità, ma componenti di una rete distribuita che sostiene ecosistemi digitali su scala regionale e intercontinentale.

La localizzazione del nuovo campus conferma questa impostazione. I due lotti acquisiti si trovano ad Abbiategrasso, a sud-ovest di Milano, a circa un chilometro di distanza l’uno dall’altro, in una posizione che Digital Realty considera strategica perché collocata lungo il corridoio dei collegamenti sottomarini che unisce Milano a Genova e Savona. Il riferimento non è marginale. In un mercato in cui la resilienza della rete e la diversificazione dei percorsi di trasmissione sono elementi strutturali per garantire continuità operativa e latenza adeguata, l’accesso a infrastrutture in fibra ottica terrestre diversificate rappresenta un fattore competitivo di primo piano. Non si tratta quindi solo di costruire un nuovo campus, ma di inserirlo in un contesto dove la qualità della connettività è parte integrante del valore industriale dell’investimento.

I progetti sul campus

Il campus milanese viene pensato come un nuovo polo di contenuti e interconnessione, destinato a rafforzare la diversificazione dell’ecosistema digitale locale. Anche questo aspetto è rilevante. Milano è già oggi il mercato italiano più esposto alla domanda di capacità da parte di operatori cloud, imprese digitalizzate, servizi finanziari, media company e realtà industriali sempre più orientate a modelli data-driven. Ma la crescita dei carichi, l’evoluzione delle architetture applicative e la necessità di supportare nuovi scenari di elaborazione impongono infrastrutture capaci di espandersi in modo progressivo.

Alessandro Talotta
Alessandro Talotta, managing director di Digital Realty in Italia

In questo senso, la vicinanza del sito a due aree hyperscale già attive viene indicata come uno dei fattori che dovrebbero consentire al campus di seguire nel tempo l’aumento della domanda di servizi digitali avanzati, garantendo capacità e continuità operativa sul lungo periodo.

A chiarire il significato dell’operazione sul piano nazionale è Alessandro Talotta, managing director di Digital Realty in Italia, che descrive il Paese come attraversato da una fase di “profonda e rapida evoluzione digitale”, con Milano nel ruolo di “baricentro strategico”. La dichiarazione è significativa perché individua nella città lombarda non solo un mercato forte, ma un punto di equilibrio fra domanda locale, reti internazionali e capacità di attrarre nuovi investimenti. Talotta sottolinea inoltre che l’acquisizione consente di “integrare la piattaforma globale del gruppo con una competenza locale consolidata, rafforzando l’asse operativo tra Milano e Roma”. È un passaggio importante: il valore dell’investimento non risiede solo nel nuovo campus, ma nella possibilità di creare una sinergia tra i due principali poli italiani della connettività. Secondo Talotta, questa sinergia costituisce “un asset unico per il mercato italiano”, perché permette alle aziende di accelerare il time-to-market, connettersi in modo più efficiente e sviluppare il business su scala globale.

Paula Cogan
Paula Cogan, managing director Emea di Digital Realty

Si aggancia Paula Cogan, managing director Emea di Digital Realty, che definisce Milano “il vero motore economico del Paese e polo tecnologico in fortissima crescita”. Il punto non è celebrativo. La città viene letta come una piazza matura e strategica da giustificare un’infrastruttura pensata per sostenere l’evoluzione futura del mercato, compresi i grandi progetti hyperscale. Quando Cogan afferma che l’obiettivo è “mettere a disposizione l’infrastruttura strategica per consolidare Milano come hub digitale di riferimento”, evidenzia una dinamica che riguarda sempre più da vicino l’Italia: la sana competizione tra territori non si gioca unicamente sulla presenza di imprese o talenti, ma sulla capacità di offrire piattaforme infrastrutturali in grado di abilitare ecosistemi, interconnessione e sviluppo tecnologico di lungo periodo.

La roadmap operativa

Dal punto di vista operativo, il progetto partirà con una prima fase per raggiungere 8 megawatt di disponibilità, dedicata soprattutto ai servizi di co-location, retail, e interconnessione, con operatività prevista nel 2028. La configurazione iniziale suggerisce una logica di ingresso progressiva, pensata per intercettare sin da subito la domanda del mercato milanese con soluzioni scalabili e connettività avanzata. Ma è il piano di crescita del sito a dare la misura dell’ambizione complessiva dell’intervento. Per il lotto principale è infatti già prevista un’espansione che dovrebbe portare la capacità totale fino a 84 megawatt, livello che colloca il progetto in una dimensione strutturale per il mercato italiano. Non si tratta dunque di una presenza tattica o di un semplice presidio commerciale: l’obiettivo sembra essere quello di costruire un’infrastruttura destinata ad avere un ruolo stabile nel sistema nazionale dei data center, capace di accompagnare sia la crescita enterprise sia quella dei carichi più intensivi.

L’ingresso a Milano acquista ancora più significato se letto insieme al progetto ROM1, il primo data center del gruppo a Roma, attualmente in costruzione e previsto in apertura all’inizio del 2027. La scelta di presidiare contemporaneamente Roma e Milano mostra con chiarezza la strategia italiana di Digital Realty. Da una parte la Capitale, snodo istituzionale e infrastrutturale di crescente rilievo; dall’altra Milano, cuore economico e digitale del Paese. La combinazione di questi due poli permette all’azienda di presentarsi come operatore globale presente nei due principali punti di accesso della connettività italiana. Per le imprese, questo si traduce nella possibilità di contare su una piattaforma più estesa e su opzioni di sviluppo che tengono insieme prossimità, interconnessione e accesso a ecosistemi digitali più ampi.

Più in generale, l’operazione conferma che il tema dei data center in Italia sta entrando in una fase diversa rispetto al passato. Non è più sufficiente misurare il mercato in termini di metri quadrati disponibili o di potenza installata. Ciò che conta sempre di più è la funzione sistemica di queste infrastrutture: la loro capacità di sostenere la trasformazione digitale delle imprese, di alimentare reti di interconnessione efficienti, di dialogare con le grandi direttrici della connettività internazionale e di offrire continuità operativa a carichi sempre più critici. In questo quadro Milano emerge non solo come una città attrattiva per gli investimenti, ma come un nodo di relazione tra mercato domestico e flussi digitali transnazionali. Per Digital Realty, che a livello globale conta oltre 300 strutture operative in più di 55 aree metropolitane e 30 Paesi, l’investimento milanese rafforza una proposta fondata su data center carrier-neutral, colocation e interconnessione. Ma sul mercato italiano il significato dell’annuncio è ancora più ampio. La scelta di puntare su Milano, in continuità con Roma, indica che l’Italia viene ormai considerata una piattaforma infrastrutturale con un ruolo sempre più chiaro nello scenario europeo e mediterraneo. È su questo piano che l’operazione assume il suo valore più rilevante.

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