Passi avanti per la politica industriale dell’Unione Europea sia nel digitale sia per la sostenibilità. Da un lato, la Strategic Technologies for Europe Platform — nota con l’acronimo Step — celebra il secondo anniversario dalla sua istituzione dall’altro, la Commissione nell’ambito delle iniziative RePowerEU approva per l’Italia aiuti dal valore di 6 miliardi di euro destinati alla produzione di idrogeno rinnovabile a conferma di una stagione in cui si cerca di tradurre in cantieri concreti le ambizioni di sovranità tecnologica e transizione energetica.
Step, 29 miliardi di euro in campo
La piattaforma Step è stata istituita nel marzo 2024 con un regolamento europeo adottato nell’ambito della revisione intermedia del Quadro Finanziario Pluriennale. L’obiettivo dichiarato fin dall’inizio era quello di rafforzare la capacità dell’Unione di sviluppare e produrre tecnologie critiche, riducendo le dipendenze strategiche da fornitori extraeuropei e accelerando tanto la transizione verde quanto quella digitale.

A due anni dal lancio, parlano i risultati: Step ha mobilitato complessivamente 29 miliardi di euro di finanziamenti europei, distribuiti attraverso undici programmi UE. Di questi, circa 14 miliardi provengono da fondi gestiti direttamente dalla Commissione europea — tra cui il Fondo per l’Innovazione, il programma Europa Digitale, il Fondo Europeo per la Difesa, EU4Health e Horizon Europe — mentre oltre 15 miliardi sono stati investiti da venti Stati membri attraverso i rispettivi fondi della politica di coesione. A queste risorse si aggiungono capitali privati e pubblici aggiuntivi attratti dall’effetto leva della piattaforma. Come sottolinea il Commissario Piotr Serafin, responsabile del Bilancio, “Step dimostra che un’iniziativa di finanziamento mirata su settori prioritari può produrre risultati significativi, confermandosi un progetto pilota fondamentale in materia di semplificazione e focalizzazione strategica dell’accesso ai fondi europei”.
Step, quattro pilastri tecnologici
La piattaforma si concentra su progetti che si trovano nelle fasi di sviluppo e fabbricazione, ovvero a un livello di maturità tecnologica compreso tra 4 e 9 (Trl 4-9), puntando così a colmare il divario tra l’idea innovativa e il prodotto pronto per il mercato. I settori di intervento, inizialmente tre, sono diventati quattro alla fine del 2025.

Il primo pilastro riguarda le tecnologie digitali e il deep tech: semiconduttori avanzati, intelligenza artificiale, calcolo quantistico, robotica, sistemi autonomi, connettività sicura di nuova generazione (5G e 6G) e cybersicurezza. Si tratta del cuore della competitività digitale europea, un ambito in cui l’UE sta cercando di ridurre il distacco accumulato rispetto a Stati Uniti e Asia orientale.
Il secondo pilastro abbraccia le tecnologie pulite e ad alta efficienza nell’uso delle risorse: fotovoltaico, eolico onshore e offshore, batterie e accumulo energetico, pompe di calore, tecnologie per l’idrogeno (inclusi elettrolizzatori e celle a combustibile), cattura e stoccaggio del carbonio, tecnologie per le reti elettriche, combustibili alternativi sostenibili, materiali avanzati e tecnologie per l’economia circolare.
Il terzo pilastro è dedicato alle biotecnologie: dalla genomica all’ingegneria genetica, dalla coltura cellulare e tissutale alle tecniche di bioprocesso avanzate, fino alla nanobiotecnologia e alla bioinformatica. Tecnologie fondamentali per la modernizzazione dei settori della sanità, dell’agricoltura e della bioeconomia. Il quarto pilastro, introdotto solo nel dicembre 2025, in relazione al contesto geopolitico attuale, con il regolamento Defence mini-omnibus, comprende le tecnologie per la difesa: difesa aerea e missilistica, sistemi di artiglieria, droni e sistemi anti-drone, guerra cibernetica ed elettronica, mobilità militare e abilitatori strategici legati allo spazio. L’ampliamento alla difesa riflette il mutato contesto geopolitico e si inquadra nel piano ReArm Europe/Readiness 2030.
Step Steal e accesso ai fondi
Tra gli strumenti innovativi della piattaforma Step Seal, un marchio di qualità assegnato dalla Commissione ai migliori progetti nel campo delle tecnologie critiche. Finora quasi 800 progetti eccellenti hanno ricevuto questo riconoscimento, in tutti gli Stati membri e in ciascuno dei quattro settori Step. I titolari del marchio beneficiano di servizi dedicati e di una vetrina sulla piattaforma Dealroom, pensata per attrarre investitori privati, in particolare verso startup e scaleup con elevato potenziale di crescita. Sul fronte dell’accesso ai fondi, il portale Step ha finora pubblicato oltre 220 bandi ed è in fase di sviluppo un simulatore basato sull’intelligenza artificiale per rendere ancora più semplice l’individuazione delle opportunità di finanziamento. L’esperienza positiva della piattaforma ispira inoltre la proposta della Commissione di creare un unico Fondo Europeo per la Competitività (Ecf), previsto per il Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, che consoliderà quattordici programmi in uno solo e adotterà un portale unico di accesso (Single Gateway) sul modello Step.
Dall’idrogeno verde alla sostenibilità energetica, l’Italia in gioco
In collegamento, almeno di intenti con Step, si inserisce la decisione della Commissione Europea di approvare il regime italiano di aiuti per l’idrogeno rinnovabile. Ricordiamo che il “regime di aiuti” è quadro normativo che definisce regole, obiettivi e beneficiari per la concessione di finanziamenti pubblici da parte degli Stati membri. La misura, notificata dall’Italia a Bruxelles, punta a sostenere la produzione di 200mila tonnellate annue di idrogeno verde, destinato ai settori dell’industria pesante e dei trasporti: comparti ad alte emissioni in cui la decarbonizzazione è tecnicamente più complessa e dove l’idrogeno rappresenta una delle poche alternative credibili ai combustibili fossili. Il regime, del valore complessivo di 6 miliardi di euro, si inserisce nella strategia europea per l’idrogeno lanciata dalla Commissione nel luglio 2020 e negli obiettivi del Patto per l’industria pulita (Clean Industrial Deal). L’Italia diventa così uno dei Paesi che stanno scommettendo di più su questa filiera, in un momento in cui la competizione globale sull’idrogeno verde si fa sempre più serrata, con investimenti massicci annunciati anche da Stati Uniti, Cina, Arabia Saudita e Australia.
Lo strumento scelto dall’Italia per erogare il sostegno è quello dei contratti bidirezionali per differenza (two-way Contracts for Difference), un meccanismo già ampiamente utilizzato nel settore delle energie rinnovabili in diversi Paesi europei. Attraverso una procedura di gara competitiva, viene determinato un prezzo di esercizio (strike price) per l’idrogeno prodotto. Se il prezzo di mercato del combustibile alternativo che i consumatori di idrogeno potrebbero utilizzare scende al di sotto dello strike price, lo Stato versa la differenza ai produttori, garantendo loro la sostenibilità economica dell’investimento. Se, al contrario, il prezzo di mercato del combustibile convenzionale supera lo strike price, sono i produttori a restituire la differenza allo Stato. Questo meccanismo simmetrico presenta un duplice vantaggio: da un lato offre certezza sui ricavi ai produttori, riducendo il rischio di investimento in un mercato ancora nascente; dall’altro protegge le finanze pubbliche, poiché nei periodi di prezzi elevati dei combustibili fossili lo Stato recupera parte delle risorse erogate. Sono ammissibili sia l’idrogeno ottenuto per elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili sia quello prodotto da fonti biogeniche attraverso processi biologici, biotermochimici e termochimici. Il regime sarà in vigore fino al 31 dicembre 2029.
Le valutazioni della Commissione
La Commissione ha valutato la misura sulla base del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea e della disciplina sugli aiuti di Stato a favore del clima, della tutela dell’ambiente e dell’energia del 2022 (Ceeag).

L’analisi di Bruxelles ha accertato quattro condizioni fondamentali: la necessità dell’aiuto per avviare una produzione che senza sostegno pubblico non esisterebbe; l’effetto di incentivazione, dato che i beneficiari non produrrebbero idrogeno rinnovabile in assenza del regime; la proporzionalità, assicurata dalla procedura di gara competitiva basata sul prezzo proposto dagli offerenti; e la prevalenza degli effetti positivi — ambientali e di decarbonizzazione — su quelli potenzialmente negativi per la concorrenza. Come spiega la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera, responsabile per la Transizione pulita, giusta e competitiva, “il regime sosterrà la produzione di idrogeno rinnovabile in Italia nei settori dove può contribuire maggiormente alla riduzione delle emissioni, promuovendo una transizione che sia al tempo stesso pulita, equa e competitiva”.
Strumenti diversi, uguale visione
Pur essendo, Step e il regime italiano sull’idrogeno, strumenti che operano su binari giuridici e finanziari separati – la piattaforma Step coordina fondi europei provenienti da undici programmi dell’UE e assegna marchi di qualità a progetti di tecnologia critica; il regime italiano è invece una misura di aiuto nazionale, finanziata con risorse italiane e approvata dalla Commissione -li accomuna, però, una visione di fondo. L’idrogeno rinnovabile compare tra le tecnologie che Step considera strategiche per l’Europa e l’approccio italiano è riconosciuto dall’Unione rispondere alla stessa esigenza di costruire capacità produttiva in un settore chiave per la decarbonizzazione. La piattaforma Step traccia le priorità a livello europeo; i regimi nazionali come quello italiano le traducono in investimenti sul territorio, con strumenti propri e risorse proprie. Non una sovrapposizione, ma una complementarità di fatto tra livello europeo e livello nazionale. La sfida, ora, è che l’ambizione si traduca in capacità industriale reale: impianti costruiti, elettrolizzatori installati, filiere occupazionali create. I prossimi tre anni — fino alla scadenza del regime italiano nel 2029 e all’avvio del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale nel 2028 — saranno decisivi per capire se l’Europa sta davvero correndo o sta ancora scaldando i motori.
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