E’ un ripercorrere le tappe della visione imprenditoriale legata allo sviluppo della tecnologia la giornata che Dedagroup ha organizzato a Milano per fare il punto su strategia di gruppo e nuove direzioni. Un gruppo che ha cambiato nel corso degli anni la propria postura, a valle di acquisizioni e nuove competenze.

Ripercorre la storia Marco Podini, presidente esecutivo e Ceo di Dedagroup sul palco di Dedapulse 2026, davanti a 800 partecipanti tra imprenditori e innovatori, per stimolare nuove idee di trasformazione aziendale verso modelli AI-driven nei settori chiave, dalle grandi aziende alla pubblica amministrazione. Centrale l’essere umano (come ribadisce il titolo dell’evento Shape Your Future. Stay Human) che vede l’AI a supporto di produttività e decisioni.

“La nostra visione imprenditoriale, legata a un business famigliare, verso la fine degli anni ’90 ci porta a sperimentare la trasformazione IT nella grande distribuzione per rispondere meglio alle esigenze dei consumatori – racconta Podini -. Una trasformazione che creava un impatto sociale positivo, guidando il retail dalla fase analogica a quella digitale. Dieci anni fa la svolta strategica: diventare un business process accelerator, un’azienda di informatica capace di accompagnare i clienti nella loro trasformazione. Oggi una nuova svolta: siamo una realtà con 54 uffici in Italia e 14 all’estero, radicata territorialmente ma con l’ambizione di portare la creatività italiana nel mondo”. 

Un cambiamento che trova un boost nella fase guidata dall’intelligenza artificiale ma che nello stesso tempo rimette in discussione l’assetto esistente. Puntualizza Podini: “Abbiamo solo iniziato a capire la portata della sfida dell’AI ma è una rivoluzione che ci impone di rivedere a fondo tutta l’organizzazione. Siamo abituati a gestire organizzazioni complesse ma il lavoro è tanto e richiede di essere portato avanti giorno per giorno”.

Una AI intesa come strumento a supporto di nuove progettualità che mette Dedagroup nella posizione di presidiare l’intera catena del valore: dalle infrastrutture ai modelli, fino alle piattaforme applicative integrate nei settori in cui opera. “Solo così l’intelligenza artificiale può diventare un motore di conoscenza e decisione per le organizzazioni, con il massimo controllo, sicurezza e aderenza ai contesti regolati in cui operano le imprese europee” precisa.

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Dedapulse 2026 – Marco Podini, presidente esecutivo e Ceo di Dedagroup

Il contesto secondo Forrester 

I dati di Forrester parlano di un mercato AI in evoluzione partendo dalle evidenze della ricerca AI Survey 2025 che analizza le decisioni degli imprenditori in ambito AI, come spiega Enza Iannopollo, vice president e principal analyst di Forrester.  

Il 78% dei decision maker dichiara che la propria organizzazione ha già implementato soluzioni di intelligenza artificiale generativa o predittiva, mentre il 67% dei collaboratori utilizza almeno uno strumento di AI generativa o una soluzione interna basata su queste tecnologie. Dove? Nelle operation (53%), nel data management, nell’ingegneria dei dati. “Questo indica che la GenAI è utilizza prevalentemente in use case di natura tecnica, nell’ottica anche di una sperimentazione continua” precisa.

Un’adozione che riguarda anche Dedagroup che ha costruito due anni fa un team multidisciplinare con diverse funzioni aziendali per governare il patrimonio di dati presenti in azienda, che toccano ambiti quali il project management, la collaboration, lo sviluppo di codice. “La vera sfida interna non riguarda più l’adozione della tecnologia ma la capacità di governarla su larga scala” precisa Roberto Loro, Cto di Dedagroup, commentato il dato che le aziende prevedono di estendere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa fino al 46% dei dipendenti non tecnici, ma solo il 23% delle organizzazioni dispone oggi di linee guida chiare su come utilizzare questi strumenti, richiedendo una mano a partner esterni. 

Dedapulse - Roberto Loro, Chief Technology Officer di Dedagroup e Enza Iannopollo, Vp e principal analyst di Forrester
Dedapulse 2026 – Roberto Loro, Chief Technology Officer di Dedagroup e Enza Iannopollo, Vp e principal analyst di Forrester

Il valore dell’AI non si può misurare solo nel ritorno dell’investimento (“il 47% del Cto considera valido l’investimento in AI se raggiunge un Roi positivo nell’arco di un anno” dettaglia Iannopollo) dal momento che lavorare sui dati e sulla governance richiede tempi molto lunghi e spesso questo confina l’AI a puro strumento dipartimentale, non esteso all’intera azienda. “Serve un cambio di prospettiva – continua Iannopollo perché non è una sorpresa che oggi solo il 15% delle aziende riesca ad associare il valore dell’AI al valore dell’Ebitda”.

“Usare l’AI per accelerare il passato e sperare che acceleri il futuro è un approccio sbagliato perché va ridisegnato l’esistente, non accelerato” puntualizza Loro. Ma solo la qualità dei dati può essere garanzia di un output di qualità, dove elemento critico rimane la governance complessiva. Ma purtroppo la AI Survey 2025 non è rassicurante: “Il divario tra diffusione tecnologica e modelli di governance è ancora più evidente se si osservano le policy aziendali: circa il 26% delle organizzazioni (1 azienda su 4) non dispone di alcuna policy documentata sull’utilizzo dell’AI e se ci concentriamo su uno degli use case più comuni, cioè lo sviluppo software, il 31% delle realtà (1 su 3) non ha nessuna policy documentate, un rischio anche per la sicurezza” precisa Iannopollo.

Il percorso di Dedagroup

Una lezione appresa in questi anni è che più usiamo gli strumenti di AI anche al nostro interno maggiori sono i risultati  ottenuti – precisa Loro -. L’AI non è un nuovo strumento che portiamo in azienda ma un cambio di sistema operativo che richiede un approccio olistico ma soprattutto una grande responsabilità”. 

Dedagroup ha avviato tre anni fa un laboratorio di co-innovazione con la fondazione Bruno Kessler per accompagnare lo sviluppo del codice AI in tutte le fasi mantenendo coerenza, trasparenza, sicurezza. Un approccio che replica poi verso l’esterno, tenendo conto dell’impatto crescente degli Agenti AI (“il 75% delle aziende sta estendendo l’uso di Agentic AI in ambiti molto diversi” riporta il report).
Ma un conto è mettere in sicurezza i comportamenti degli Agenti AI, un conto è mettere in sicurezza l’intenzionalità e l’imprevedibilità, un aspetto nuovo che richiede capacità decisionale, controllo dei permessi degli agenti rispetto alla decisioni, gestione continua del rischio, alta osservabilità su dati e modelli. “C’è molto da fare. Per le aziende che riescono ad adottare l’intelligenza artificiale con successo le implicazioni sono enormi. Non solo in termini di maggiore produttività, ma anche nella capacità di innovare più velocemente, rendere più efficienti le decisioni e valorizzare i dati a supporto del business – precisa Iannopollo -. Per questa ragione le organizzazioni devono andare oltre la semplice sperimentazione di singoli use case, in favore della costruzione delle condizioni necessarie per rendere l’AI scalabile, affidabile e sostenibile nel tempo. È necessario spostare l’attenzione dalla sperimentazione alla definizione di un modello strutturato che includa governance, gestione dei rischi e principi di AI responsabile”.

Dedapulse - Roberto Loro, Chief Technology Officer di Dedagroup
Dedapulse 2026 – Roberto Loro, Chief Technology Officer di Dedagroup

Cosi accanto ad AI potentissime le aziende devono creare il proprio sistema immunitario e affrontare il tema della sovranità. “La scelta di ridurre la dipendenza dai vendor stranieri supera il concetto di conformità normativa e di compliance – precisa Loro -. Le aziende hanno il timore che, un giorno, una parte del loro stack potrebbe non essere disponibile fermando la continuità operativa. Un approccio al risk management che non è protezionismo o nazionalismo ma che sposta il tema dalla compliance pura alla gestione del rischio“. La strada da intraprendere potrebbe essere quella di diversificare il livello di controllo degli applicativi, separando quelli più strategici da quelli che possono vivere in un mondo meno governato.
Un mix di regole, di competenze, che si incastrano in un modello battezzato da Forrester Minimum Viable Sovereign. “Non tutto il patrimonio dati richiede il massimo della sovranità” precisa Iannopollo. Questo spinge le aziende a un’analisi profonda del diversi ambiti aziendali e dei livelli di rischio accettabili lungo l’intera filiera.

Fondamentale scegliere cosa deve stare in un ambito sovrano e cosa può stare nel resto del panorama – puntualizza Loro -. Per governare questi tema Dedagroup mette in campo diversi asset, tra cui l’investimento nel primo data center sotto la montagna in Trentino e la consociata Deda AI con 200 persone dedicate”. 

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Dedapulse 2026 – Lo schemda del concetto di Minimum Viable Sovereign 

Ma dove andremo in Europa?

Interessante la riflessione portata al pubblico da Marco Landi, ex chief operating officer di Apple e oggi investitore AI, che parte dall’eredità di Steve Jobs per evidenziare la difficoltà riscontrate oggi.
“Cosa mi ha insegnato Steve Jobs? Tre cose: bisogna avere una visione dentro di sé (1), bisogna capire come portarla sul mercato prendendosi le responsabilità in prima persona (2), bisogna mantenere la curiosità come leva di innovazione (3). Ma ora con l’AI il tema si complica: in Italia la creatività non manca ma il sistema attorno non la aiuta a crescere”.

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Dedapulse 2026 – Marco Landi, imprenditore ed ex Coo di Apple

Il paragone va alla Francia che conta 41 unicorni in AI e il primo modello europeo MistralAI, ma anche alla scarsa visione globale europea. “Ci aspettiamo molto dall’Europa ma parliamoci chiaro: l’Europa non esiste sul tema AI, dobbiamo chiamare a raccolta le grandi aziende. Sulle piattaforme commerciali abbiamo perso la battaglia, dobbiamo quindi puntare sulle piattaforme industriali: la nostra Europa si deve basare sull’industria. Se cerchiamo di copiare quello che fanno gli Usa perdiamo perché il nostro ritardo è enorme”.

Il suggerimento è di fare leva sulla grande quantità di dati dell’industria europea, senza utilizzare gli Llm delle grandi big tech ma Slm in grado di proteggere il know-how e le competenze. “Nei dati risiede la grande risorsa europea” puntualizza.

Ma mettere l’AI nei processi dell’azienda non è semplice, richiede una trasformazione culturale completa che parta dalla scuola e che arrivi in aziende. “Il ruolo che vogliamo assumere è proprio quello di accompagnare i clienti in questa presa di coscienza – precisa Podini, tornando sulla strategia di Dedagroup -. Sentiamo forte la responsabilità di creare un sistema nazionale con human al centro ed è una sfida soprattutto educativa. L’AI va indirizzata, ci prendiamo l’onere di portare nelle aziende non solo la tecnologia ma anche la formazione”.

Gi investimenti in AI di Dedagroup hanno superato i 50 milioni di euro solo nell’ultimo anno, guidati da Deda AI che oltre a fare scouting di nuove tecnologie potenzia via via con l’AI i software proprietari di Dedagroup destinati agli ambiti finance, fashion & luxury, settore quest’ultimo che ha visto nel corso di Dedapulse il lancio della nuova piattaforma AI Stealth Cosmica.

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