L’agentificazione è la prima scelta per gli investimenti futuri in Germania e in Spagna ma anche la seconda priorità in Italia. È questo uno dei dati più significativi e disruptive dell’indagine commissionata da Var Group a Excellera Intelligence condotta su un campione di circa 300 imprese, con fatturato superiore ai 10 milioni di euro, distribuite tra Italia, Spagna, Germania e Svizzera (105 interviste in Italia, 100 in Spagna, 104 in Germania e 9 in Svizzera). Lo studio, che mette a confronto direzioni di sviluppo, barriere percepite e priorità di investimento, restituisce l’immagine di un percorso che ha ormai abbandonato la dimensione progettuale per entrare in quella strutturale: “La trasformazione digitale va interpretata come un percorso strutturale e continuo, non come un’iniziativa circoscritta all’adozione di singole tecnologie”, sintetizza Francesca Moriani, AD di Var Group. Ma entriamo nei dettagli.

L’intelligenza artificiale, e in particolare la sua declinazione agentica, è l’aspetto che ridisegnerà il prossimo ciclo competitivo. La spinta verso questi investimenti è motivata dal ruolo che l’AI è chiamata ad avere sulle capacità di analisi dei dati e sull’automazione dei processi, due leve che impattano direttamente sulla competitività delle imprese. Il fatto che la Germania guidi questa classifica con il 58% non è casuale: nel mercato tedesco emerge un’attenzione maggiore verso l’innovatività dei prodotti (49%) rispetto all’Italia (31%), segno di un sistema produttivo più propenso a sperimentare soluzioni d’avanguardia per sostenere la propria manifattura, mentre quello italiano si muove con maggiore prudenza, privilegiando soluzioni mature e già testate. “L’evoluzione di ambiti come la cybersecurity e l’agentificazione sta ridefinendo profondamente modelli operativi e decisionali delle imprese, rendendo necessario un approccio che integri visione strategica e capacità di execution”, osserva ancora Moriani. La discontinuità generata dall’AI agentica, in altre parole, non è un upgrade tecnologico ma una riconfigurazione dei processi, e in questo riposizionamento il ruolo del partner cambia natura.

La cybersecurity, condizione abilitante

Il fatto che in Italia la cybersecurity preceda ancora l’AI nelle priorità di investimento attuali non sorprende. L’area su cui le aziende italiane stanno lavorando con maggiore intensità è proprio la sicurezza informatica, indicata dal 60% del campione, seguita dal Digital as a Service (42%) e dalla Digital & Customer Experience (41%). La centralità della cybersecurity trova fondamento in due dati di scenario difficili da ignorare: l’aumento del 42% anno su anno degli incidenti registrati nel 2025 secondo Clusit e la crescita del 300% degli attacchi di gravità critica nel 2024 rilevata da Yarix rispetto all’anno precedente.

Numeri che spiegano perché ben l’80% delle imprese italiane prevede di aumentare il budget Ict nei prossimi anni e perché il 54% del campione domestico ritiene di aver investito in soluzioni Ict e digital transformation, negli ultimi due anni, in misura più significativa rispetto alle aziende simili del proprio settore. La motivazione che guida queste scelte è netta: per il 68% degli italiani l’adozione della giusta strategia digitale serve in primo luogo a costruire un vantaggio competitivo. È il motivo per cui il 71% delle imprese del Belpaese considera la propria strategia di trasformazione digitale “cruciale”, un dato che colloca l’Italia sopra la Spagna (62%), ma ancora dietro la Germania dove la quota sale all’82%.

Italia, Germania e Spagna: tre velocità a confronto

L’indagine evidenzia differenze marcate nel modo in cui i tre mercati interpretano gli investimenti digitali e selezionano i partner Ict. Mentre l’Italia punta principalmente all’ottimizzazione dei tempi di risposta (41%) e all’efficienza dei processi (39%), Germania e Spagna sono più orientate verso l’incremento delle vendite come risultato diretto degli investimenti tecnologici. È una differenza che dice molto: in Italia il digitale è ancora prevalentemente strumento di efficientamento operativo, mentre nei due mercati comparabili è già strumento di go-to-market.

Francesca Moriani, CEO di Var Group_DEF
Francesca Moriani, Ceo di Var Group

Diverso anche il modello di sourcing. In Spagna (67%) e Germania (70%) prevale una netta preferenza per fornitori specializzati per singole tecnologie. L’Italia appare invece divisa, con un 51% che continua a preferire il partner unico capace di presidiare l’intero perimetro digitale. Una preferenza coerente con il fatto che, per le imprese italiane e spagnole, la figura del fornitore Ict viene associata principalmente alle aziende di system integration e consulenza IT, mentre in Germania il focus si sposta sui provider di soluzioni cloud e di intelligenza artificiale. Nel complesso, in tutti e tre i mercati i fornitori Ict sono raramente percepiti come responsabili della fornitura di infrastrutture di rete e comunicazione o di software gestionali.

Barriere domestiche e nodi di execution

Il principale ostacolo alla trasformazione digitale per le imprese italiane resta l’integrazione con i sistemi esistenti, citata dal 43% del campione. Un dato che si lega in modo stretto alla vulnerabilità rispetto agli attacchi informatici (37%) e alla mancanza di talenti specializzati (34%), suggerendo come la difficoltà non sia di natura puramente tecnica ma riguardi soprattutto le competenze necessarie per far dialogare architetture eterogenee, vecchie e nuove, on-premise e cloud, gestionali e piattaforme dati. È una sfida che chiama in causa direttamente il modello di partnership: integrare significa orchestrare, e orchestrare richiede una conoscenza del contesto che difficilmente può essere garantita da un fornitore puramente verticale. “Accompagnare questo cambiamento significa consentire alle imprese di affrontare la trasformazione con maggiore sicurezza e consapevolezza”, sottolinea l’AD di Var Group.

Dalla soluzione all’interlocutore, consulenza centrale

Un altro elemento di trasformazione che emerge dallo studio è la centralità della componente consulenziale nella scelta del partner, ritenuta fondamentale dalla quasi totalità delle aziende italiane e tedesche. La tecnologia non è più percepita come un semplice prodotto da acquisire, ma come un percorso strategico che deve essere accompagnato da esperti capaci di leggere il contesto di business e tradurlo in roadmap concrete. “I risultati dell’indagine evidenziano come le aziende ricerchino sempre meno semplici soluzioni e sempre più interlocutori in grado di comprendere il contesto di business e supportarne l’evoluzione nel tempo”, commenta Moriani. È un riposizionamento che ridisegna il valore atteso dal rapporto cliente-fornitore e che spiega perché, secondo l’AD di Var Group, “il ruolo dei partner è affiancare le organizzazioni lungo l’intero percorso, contribuendo a tradurre l’innovazione in valore concreto e sostenibile, superando non solo le complessità tecnologiche, ma anche quelle organizzative e culturali”.

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