Scegliere di utilizzare (e produrre) energia da fonti rinnovabili non è una scelta facile per tutti. Per i pannelli solari, per esempio, si presuppone la disponibilità di un tetto, un terrazzo, una superficie ad hoc, e una fetta estesa della popolazione (si pensi a chi abita in appartamento) semplicemente non ne dispone. È dalla distanza tra la spinta verso le rinnovabili e la possibilità materiale di produrle in proprio che nasce ebitts, il servizio con cui Enel e Conio provano a rendere l’energia pulita accessibile senza dover installare nulla a casa propria. Dopo la fase pilota, il progetto approda ora sul mercato e porta su blockchain la capacità produttiva di impianti reali, così che anche chi non ha dove collocare un pannello possa partecipare ai benefici. Entriamo nei dettagli.

Il contesto e il bisogno

Il quadro entro cui si inquadra la proposta è proprio quello della transizione energetica che avanza, ma in modo diseguale. Chi possiede un’abitazione indipendente può dotarsi di un impianto e coprire da sé una parte dei propri consumi; chi vive in condominio, il più delle volte, no. E il divario non è marginale: stando ai dati Eurostat, il 48% della popolazione dell’Unione europea abita in appartamento, con una quota che sale al 73% nelle città, dove installare un impianto solare è complicato quando non impossibile, per non parlare poi dei centri storici, dove specifici vincoli ambientali impediscono l’installazione dei pannelli.
In Italia, dove il tessuto urbano è costituito in larga parte di condomini, la platea potenzialmente interessata al progetto è dunque molto ampia.
E a rendere il tema più pressante concorrono due spinte di segno diverso.
La prima è climatica: l’innalzamento delle temperature fa crescere i consumi legati al raffrescamento, con picchi estivi sempre più accentuati. La seconda è geopolitica ed economica: le tensioni internazionali e l’instabilità dei mercati di gas e petrolio rendono la spesa per l’energia una voce difficile da prevedere. Ritagliarsi un margine di autonomia sui costi di casa diventa una decisione gestionale, prima ancora che un gesto ambientale.

Il metodo

Da una parte c’è la volontà di prendere parte alla transizione di alimentarsi con energia rinnovabile anziché fossile ma una fascia ampia di persone non riesce a soddisfarla per ragioni puramente logistiche. Dall’altra c’è l’esigenza, più immediata, di tenere a bada la bolletta in una fase di prezzi ballerini.
Di norma le due cose imboccano strade separate: la prima chiede un impianto, la seconda un contratto di fornitura conveniente. Il servizio proposta da Enel con Conio prova a farle convergere, mettendo a disposizione di chi non può produrre energia in proprio un canale per accedere comunque ai vantaggi della generazione rinnovabile, senza opere murarie, autorizzazioni o interventi sul tetto. È un modo per spostare la partecipazione alla transizione dal piano della proprietà immobiliare a quello, molto più accessibile, di un acquisto. Per l’utente privato, in sostanza, la domanda non è più se si possa installare un impianto, ma se si voglia partecipare alla produzione rinnovabile e a quali condizioni.

La soluzione

Il meccanismo ruota attorno a un’idea mutuata dalla finanza digitale: la tokenizzazione. Anziché installare un impianto, il cliente acquista quote della capacità produttiva di due centrali che Enel ha reso disponibili in Italia per questo scopo: il parco fotovoltaico di Piani della Marina, nel Viterbese, e l’impianto eolico di Barile-Venosa, nel Potentino.
Ogni quota prende la forma di un token, cioè di una porzione digitale registrata su blockchain e associata a una parte precisa di quella produzione. La differenza rispetto a una comune tariffa “verde” è proprio questa: il cliente non si limita ad acquistare energia certificata come rinnovabile, ma acquisisce una frazione della capacità di generazione, con un legame diretto e dimostrabile negli impianti individuati.
Enel ha concepito e avviato l’iniziativa e conferisce gli impianti ma per realizzare il progetto lavora con Conio, fintech italiana specializzata in asset digitali che cura la tokenizzazione e fornisce il portafoglio in cui i token vengono custoditi, oltre a seguire la commercializzazione delle Token Box, adempimento svolto nel rispetto del regolamento europeo MiCAR sui mercati delle cripto-attività. Nata nel 2015 e con Poste Italiane e Banca Generali tra i soci, Conio è stata la prima in Italia a realizzare un portafoglio Bitcoin a firma multipla e mette a punto tecnologie proprie per custodire e gestire gli asset digitali, con una base di oltre 450mila clienti retail e un’attività che spazia dalla tokenizzazione dei cosiddetti real world asset ai prodotti finanziari. 

Christian Miccoli
Christian Miccoli, co-founder e Ceo di Conio

Il compito più delicato è proprio legato all’implementazione tecnologica: è la blockchain a garantire che dietro ogni token ci sia energia davvero generata dagli impianti fisici, con una corrispondenza tracciabile e verificabile in tempo reale. Senza questa garanzia, la quota digitale resterebbe una promessa; con essa, diventa un titolo su una produzione concreta.

Presentato come uno dei primi utility token energetici al mondo, ebitts prova così a dare forma a un’applicazione della blockchain (la tokenizzazione di beni reali) più spesso evocata che effettivamente realizzata.

Per chi aderisce, il ritorno è tangibile e si legge direttamente in bolletta. Detenere i token dà diritto ai benefici della produzione rinnovabile sotto forma di sconto diretto sulla spesa elettrica; e se gli impianti generano più energia di quella collegata alle quote acquistate, l’eccedenza viene valorizzata e accreditata a chi ha investito. Tutto questo senza pannelli da montare, senza manutenzione e senza gli spazi che un impianto domestico richiede.
È su questo terreno che il presidente e fondatore di Conio, Christian Miccoli, legge il senso dell’operazione: ebitts nasce dalla convinzione che “la tecnologia blockchain possa generare un impatto reale e tangibile nella vita delle persone”, e il rinnovo dell’intesa con Enel conferma che “la tokenizzazione dell’energia è una frontiera su cui vale la pena continuare a investire”.

I vantaggi per gli utenti 

Per l’utente domestico il beneficio si legge su due piani. Su quello dei costi, abbiamo visto, la partecipazione alla produzione rinnovabile smorza l’impatto dei consumi lungo l’intero anno, e soprattutto nei mesi caldi, quando il raffrescamento gonfia le bollette. Su quello ambientale, permette di legare i propri consumi a energia rinnovabile, con un contributo, circoscritto ma effettivo, alla riduzione delle emissioni. È il doppio dividendo, economico e ambientale, su cui il servizio costruisce la propria proposta.

Il punto forse più rilevante è un altro però: l’abbassamento della soglia d’accesso. Finora i vantaggi dell’autoproduzione erano appannaggio di chi disponeva di una superficie adatta; il modello dei token li estende, almeno in linea di principio, anche a chi ne resta fuori per ragioni abitative. È la traiettoria che i due partner dichiarano di voler percorrere: un modello che tenga insieme generazione rinnovabile, innovazione digitale e facilità d’uso, con le persone al centro anziché ai margini della transizione.

Restano, come per ogni servizio al debutto, le domande che solo l’adozione su larga scala potrà sciogliere: quanto peserà davvero il risparmio sulle bollette reali, quanto risulterà semplice l’esperienza per un pubblico poco pratico di portafogli digitali, come si comporterà il modello quando gli impianti coinvolti non saranno più soltanto due? Resta l’intuizione di fondo, legata alla possibilità di trasformare una quota di energia rinnovabile in un bene digitale alla portata di chiunque che segna una direzione lungo cui la transizione, per estendersi oltre “chi possiede un tetto”, deve in qualche modo passare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi l'articolo: