La Settimana del Lavoro Agile 2019 si è appena conclusa a Milano (20-24 maggio) e apre oggi in Veneto (27-31 maggio). Perché è un tam tam quello delle pubbliche amministrazioni e delle aziende che vedono nel modello di lavoro agile (non semplicemente smart working) una formula win-win-win dove a beneficiarne sono business, dipendenti e ambiente, a vantaggio della competitività aziendale, della qualità della vita e della salvaguardia del territorio riducendo traffico e spostamenti dei lavoratori.

Se ne parla, fino a noia a volte, ma il cambio culturale che spinge a trasformare il lavoro agile da una idea a un processo non è innato nelle aziende anche se i numeri di Top Employers Institute – ente mondiale certificatore in ambito Risorse Umane che analizza 1500 aziende in 118 paesi – mostrano come in pochi anni molte aziende lo hanno recepito.

Aziende partecipanti alla settimana Lavoro Agile 2019 di Milano
Partecipanti alla Settimana del Lavoro Agile 2019 di Milano

Secondo l’ente, da quando lo smart working è diventato legge in Italia (n.81 del 22 maggio 2017, in vigore dal 14 giugno 2017), il lavoro agile è considerato dall’81% delle aziende una nuova forma di cultura aziendale che favorisce la collaborazione e stimola il confronto continuo tra i dipendenti. Cambiano gli uffici (più smart, meno strutturati), si ampliano le modalità di interazione più social e dirette (il 70% utilizza strumenti di collaboration, dal 32% del 2015) e di formazione a distanza, ma soprattutto ne beneficia la produttività. Flessibili, smart anche i campi della retribuzione: nel 57% delle aziende i dipendenti possono scegliere elementi specifici all’interno del loro piano di retribuzione e di benefit (contro il 12% del 2015). 

“Ma i numeri non bastano a definire una vera e propria trasformazione del modo di lavorare, che richiede un cambio di mentalità e di approccio – precisa Federica Marucci, Research project manager di Top Employers Institute Italia -. Da una parte, il lavoro agile offre adattabilità, flessibilità, agilità e libertà, dall’altra richiede l’aprirsi a nuove categorie concettuali che ribaltano certezze fino a ieri inamovibili. Ecco allora la necessità di saper passare dal concetto top-down di profitto a quello di obiettivo condiviso, dalla gerarchia al networking, dal controllo al coinvolgimento”.

Emerge dai dibattiti a Milano che il lavoro da remoto è l’ultimo step di un processo complesso: non è una questione di fiducia ma di processi, di valutazioni formali basate sulle performance e non sul tempo, assegnati a ruoli e risorse specifiche, dove gli strumenti digitali sono alleati dei nuovi processi. Perché la tecnologia è uno strumento potente dello smart working ma soprattutto è una leva per rendere più efficienti le aziende nei loro processi di trasformazione digitale, facendo networking e motivando vecchi e nuovi talenti.  
Per Davide Banterla, senior HR account manager di Top Employers Italia, rimane davvero “una sfida che vede coinvolti in primo piano i responsabili HR, che devono riuscire ad essere contemporaneamente un punto di riferimento, attivarsi per saper gestire il cambiamento imparando velocemente per poter garantire il raggiungimento degli obiettivi: il tutto, coordinando tecnologia e partecipazione, sponsorizzazione e comunicazione diretta”.

La milanese Settimana del Lavoro Agile 2019 ha chiamato a raccolta aziende, enti pubblici, università, istituti di ricerca, imprese grandi e piccole, associazioni, studi professionali (nell’immagine i nomi degli aderenti). La veneta vedrà coinvolte questa settimana altrettante realtà e sarà occasione di una tappa di Innovation Stories (il ciclo di incontri di Veneto Economia con storie di imprese innovative) dove si confronteranno sul tema attori diversi, da una banca (Unicredit), a un’industria (Fitt di Sandrigo) fino a una digital company (Noonic). Senza differenze di sorta.
A due anni dall’entrata in vigore della normativa se ne è fatta di strada.

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