La pandemia ha rappresentato per la nostra società la più grande sfida globale, modificando totalmente le abitudini di vita e creando isolamento sociale. Prima vittima di questo nuovo contesto è stato il mondo del lavoro, sconvolto dal cambiamento e alle prese con nuove modalità operative per garantire business continuity. Una nuova realtà dove i lavoratori essenziali continuano a essere in prima linea mentre molti altri si stanno adattando a lavorare da remoto o in modalità più “itineranti”.

Virtuale e lavoro trasformato

“In questo scenario inatteso, stiamo cercando di sviluppare modi alternativi per restare in contatto, collaborare e rimanere produttivi in un mondo di lavoro trasformato, una nuova normalità con la quale dobbiamo imparare a convivere”. E’ con queste parole che Phil Saunders, Ceo di Cornerstone on Demand, apre il keynote di Cornerstone Convergence, l’incontro annuale dell’azienda, uno degli eventi di punta del settore quale momento per condividere le nuove dinamiche del mondo HR e dettarne le linee guida.

Phil Saunders, Ceo di Cornerstone on Demand
Phil Saunders, Ceo di Cornerstone on Demand

Anche l’evento evolve in linea con il mutato scenario e Cornerstone Convergence 2020 – da consueto appuntamento fisico (a Londra la scorsa edizione Emea) diventa una due giorni virtuale con circa 50 sessioni live e interattive per connettere la community delle HR. Un evento dedicato agli operatori del settore, per fornire a chi si occupa di risorse umane e people development gli strumenti necessari per adattarsi, crescere e diventare una guida nello scenario lavorativo attuale. 

In passato abbiamo utilizzato tante volte il termine disruption ma questa esperienza ci dimostra in concreto di cosa parlavamo – prosegue Saunders -. Siamo orgogliosi di portare innovazione e prospettive nuove in uno spazio virtuale. Senza alcun vincolo di location, città o programmazione, l’evento di quest’anno permette ai responsabili del business di scoprire le migliori strategie per competere in questo nuovo scenario lavorativo e creare un’esperienza diversa per le proprie persone”.

Cornerstone conferma così il proprio approccio customer-centric e sottolinea la necessità di abbracciare una nuova cultura della formazione, fondata sull’apprendimento continuo, per anticipare e prevenire la carenza di competenze e fare leva sull’innovazione per affrontare il cambiamento. Lo spiega nel suo intervento Vincent Belliveau, chief executive Emea di Cornerstone: “Desideriamo aiutare le imprese a farsi strada in questa nuova normalità e Convergence vuole essere un tramite per condividere e riflettere sulle esperienze, imparare gli uni dagli altri e contribuire a creare la strada per il futuro del lavoro”.

Vincent Belliveau, chief executive Emea di Cornerstone
Vincent Belliveau, chief executive Emea di Cornerstone

“La nuova realtà ha dato vita a molti nuovi ruoli che intersecano vita professionale e personale – prosegue – Belliveau -. Oggi serve un cambio di marcia e un nuovo business model che dia accelerazione ai processi; le aziende sono costrette ad adattarsi e trasformarsi in un mercato che richiede innovazioni dirompenti sia nella tecnologia che nelle persone; con la tecnologia giusta al momento giusto si possono fornire idee rivoluzionarie che possono guidare il livello successivo di trasformazione di cui le imprese hanno bisogno”.  

Cornerstone, skilling strategico

Cornerstone risponde a queste esigenze affidandosi a tecnologie evolute. Come il motore Cornerstone Skills Graph lanciato nel corso dell’evento, uno strumento attraverso il quale i responsabili HR e e dipendenti possono implementare il cosiddetto skilling strategico, ovvero incrociare le competenze con le persone, i contenuti di apprendimento e le funzioni aziendali per reagire prontamente all’evoluzione dinamica del business. 

Una soluzione di people development che si aggiunge ai molti strumenti di formazione personalizzata, gestione delle performance e gestione olistica dei dati dei dipendenti in uso oggi presso 6.300 aziende di ogni dimensione e 75 milioni di utenti in 180 paesi.

Leva tecnologica per superare i gap

“Stiamo assistendo a un cambiamento nelle modalità con le quali le aziende aiutano le persone alla formazione, in un mondo in cui fisico e virtuale si sovrappongono. In questa nuova era, le aziende devono possedere una conoscenza vera e autentica delle persone e di tutte le loro peculiarità, e saper sfruttare queste competenze e abilità uniche per innescare un cambiamento concreto e proiettarsi nel futuro”. Questo è il commento di Heidi Spirgi, chief strategy and marketing officer di  Cornerstone, a valle della presentazione del report “A License to Skill: Embracing the Reskilling Revolution”, una recente analisi condotta dall’azienda in piena pandemia di Covid-19 su 1.000 dipendenti e 500 business leader (responsabili HR e C-level) a livello globale.

L’indagine conferma un clima di estrema incertezza lavorativa creato dalla pandemia e legato alla profonda trasformazione nel mondo dell’occupazione. Il 76% dei dipendenti, l’88% dei responsabili HR e il 91% di tutti gli altri manager sono infatti convinti che le difficoltà cui le aziende devono far fronte a causa della crisi modificheranno considerevolmente l’esperienza lavorativa quotidiana in futuro. Ciò può trasformarsi in  un’opportunità unica per le imprese per lo sviluppo di nuove competenze, ma solo attraverso la messa in campo di piani concreti.

Dipendenti e dirigenti non nutrono però la stessa fiducia nella capacità dell’azienda di sviluppare le competenze del proprio personale. Mentre sia i datori di lavoro sia i collaboratori sono consapevoli del fatto che sviluppare i talenti, le conoscenze e le capacità individuali sia una priorità per puntare al successo, sulle modalità si apre un netto contrasto fra i due gruppi.

Il 90% dei leader ha fiducia nella propria capacità di sviluppare le competenze dei dipendenti e l’87% ritiene che l’azienda disponga di risorse di apprendimento idonee per raggiungere lo scopo. Solo il 60% dei dipendenti crede però che l’azienda sia in grado di aiutare il team a sviluppare nuove competenze per il futuro, e il 40% circa giudica inefficaci gli strumenti forniti. Un Gap che evidenzia la necessità di analizzare gli investimenti aziendali nei programmi per lo sviluppo delle competenze se si vuole offrire ai talenti un’esperienza più soddisfacente promuovendo una cultura dell’apprendimento.

Tra gli ostacoli che impediscono ai dipendenti di sviluppare nuove competenze, emerge in primo luogo il fattore tempo (nel 61% dei casi); segue per il 50% dei dipendenti la preoccupazione che il proprio ruolo possa cambiare radicalmente nel corso dei prossimi anni; il 30% teme che la mansione svolta attualmente non sarà più necessaria. Del resto, come indica anche un’analisi di PwC, la maggior parte delle aziende non ha un’agilità ottimale: il 70% dei Ceo afferma che la propria azienda non possiede le competenze indispensabili per adattarsi a un nuovo mondo  del lavoro. 

La risposta, suggerisce Cornerstone, è offrire una formazione personalizzata e l’uso di tecnologie per potenziare i percorsi. Interrogati in merito alle priorità e alle metodologie per la crescita del personale, i leader mettono infatti al primo posto le tecnologie per avviare e potenziare lo sviluppo delle competenze (42%) e la formazione tecnica nelle discipline Stem (42%).

Heidi Spirgi, chief strategy and marketing officer di  Cornerstone,
Heidi Spirgi, chief strategy and marketing officer di  Cornerstone

“Possedere un quadro preciso e approfondito delle competenze che i dipendenti possiedono o dovrebbero possedere è un modo per rimediare a quella mancanza di fiducia nello sviluppo delle competenze che penalizza l’agilità delle aziende quando sopraggiunge un cambiamento come quello che tutti stiamo vivendo”, conclude Spirgi.

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