La ricerca sul quantum richiede alleanze e cooperazione anche quella italiana lavora in questa prospettiva, ed in questi giorni ha appena esteso la partnership già in essere con il Canada. Il primo settembre, all’Istituto Italiano di Cultura di Toronto, i tre principali enti pubblici di ricerca italiani, l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e l’Enea, hanno firmato due memorandum d’intesa con alcuni fra i centri quantistici più noti del Canada: l’Università di Toronto, l’Università di Waterloo e il Perimeter Institute. In concreto i nuovi accordi impegnano le parti allo scambio di ricercatori e studenti, nella prospettiva di avviare progetti comuni e a condividere competenze e infrastrutture, nella fisica teorica e nelle tecnologie quantistiche. Sul fronte italiano è significativo che si muovano insieme tre enti dai profili diversi: la fisica nucleare caratterizza infatti la ricerca dell’Infn, che invece è per costituzione multidisciplinare nel caso del Cnr e riguarda le tecnologie per l’energia e lo sviluppo sostenibile in Enea. Una  conferma degli impatti trasversali della materia.

I memorandum of understanding

I memorandum siglati delimitano perimetri distinti. Il primo lega Infn, Cnr ed Enea al Centre for Quantum Information and Quantum Control (Cqiqc) dell’Università di Toronto. Definisce la cornice generale della cooperazione nella ricerca teorica e nelle tecnologie quantistiche, con un’attenzione particolare allo scambio di personale e alle simulazioni quantistiche di sistemi complessi. Il secondo, affianca gli stessi enti italiani all’Institute for Quantum Computing (Iqc) dell’Università di Waterloo e al Perimeter Institute, e spinge sul versante applicativo: ricerca e sviluppo nelle tecnologie quantistiche e nei nanodispositivi, oltre alla fisica teorica. In pratica il primo accordo guarda soprattutto alla teoria e alla simulazione, il secondo a ciò che dalla teoria arriva ai dispositivi.

Waterloo, con il suo Institute for Quantum Computing, e il vicino Perimeter Institute sono da anni tra i poli di riferimento mondiali per il calcolo e la fisica quantistica, in un Paese che sul quantum ha investito con fondi pubblici prima di molti altri. Durante l’incontro di firma le delegazioni hanno passato in rassegna i rispettivi ambiti di lavoro (dal calcolo all’ottica quantistica, dalla metrologia ai rivelatori per la fisica fondamentale) un ventaglio che spiega perché a muoversi non sia un singolo laboratorio, ma tre enti insieme. Per l’Italia l’intesa vale soprattutto come accesso a piattaforme e competenze difficili da concentrare in un solo Paese; per il Canada, come aggancio a una tradizione italiana solida nella fisica teorica e nella strumentazione.

Una partnership costruita dal 2025

L’accordo è il punto d’arrivo di un percorso avviato nel marzo 2025, quando una delegazione scientifica italiana guidata dall’Infn si è recata in Canada per una serie di incontri con i principali centri di ricerca locali. Dalla missione era già uscito un risultato concreto: l’accordo quadro tra l’Infn e la Canada Foundation for Innovation (Cfi), firmato a Roma nel settembre dello stesso anno.

Antonio Zoccoli, presidente Infn
Antonio Zoccoli, presidente Infn

Ora i memorandum di Toronto ne rappresentano la naturale prosecuzione e si inseriscono nella più ampia roadmap di cooperazione rafforzata tracciata dai due governi. A facilitare la missione del 2025 è riconosciuto il contributo delle rispettive ambasciate, segno di come, anche su questi temi, ricerca e diplomazia procedano ormai insieme.“Questi accordi nascono grazie a una serie di interessanti e proficui incontri avvenuti l’anno scorso nell’ambito della nostra visita in Canada”, ricostruisce infatti Antonio Zoccoli, presidente dell’Infn, che indica nel sistema della ricerca canadese un partner strategico per la fisica teorica e le tecnologie quantistiche.

Quantum computing, la partita geopolitica

Dietro il linguaggio tecnico degli accordi si gioca la posta più importante. Le tecnologie quantistiche, dal calcolo alla sensoristica, dalle comunicazioni alla metrologia (è la scienza che si occupa della misurazione e delle sue applicazioni), sono considerate alcune delle frontiere su cui si misurerà la competitività dei prossimi anni, e attorno a esse si è aperta una corsa che intreccia ricerca, industria e sicurezza. Non a caso l’evento organizzato per le firme, Building quantum bridges, è stato costruito come un confronto tra ecosistemi nazionali, con la partecipazione della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura Alberta Lai e, tra gli altri, del console generale d’Italia a Toronto, Andrea Bertozzi con la direttrice regionale per l’Ontario del ministero degli Esteri canadese, Janice Vogtle. Sul tavolo, più che accordi commerciali, ci sono le voci su cui la ricerca pubblica fatica di più: i talenti e la strumentazione condivisa.
La cornice diplomatica è esplicita: “Le tecnologie quantistiche rappresentano una delle frontiere scientifiche e tecnologiche più promettenti del XXI secolo”, ha spiegato Alessandro Cattaneo, ambasciatore d’Italia in Canada, collocando l’intesa in un contesto internazionale definito sempre più competitivo e in un rapporto tra Paesi amici e alleati. Mentre sul fronte canadese l’ambasciatrice in Italia, Elissa Golberg ha rilanciato: “Investire nella scienza e nell’innovazione significa investire nel futuro”.

Restano sul tavolo gli obiettivi in gioco: un memorandum d’intesa fissa un indirizzo, non un obbligo. Il suo valore si misurerà dai progetti congiunti che ne nasceranno e dal numero di ricercatori che davvero attraverseranno l’Atlantico, in un campo dove la risorsa più contesa, lo abbiamo sottolineato, non sono i fondi ma le persone con le competenze giuste. La direzione, però, è leggibile: l’Italia sceglie di posizionare la propria ricerca pubblica sul quantum attraverso alleanze internazionali, invece di procedere in ordine sparso; il Canada apre a nuovi partner una leadership costruita in anni di investimenti. L’auspicio, espresso dallo stesso ambasciatore Cattaneo, è che la collaborazione non resti confinata ai laboratori ma arrivi fino al terreno industriale. È lì, più che nelle firme di Toronto, che si capirà quanto è solido il ponte.

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