Le imprese italiane, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, stanno affrontando una fase di ridefinizione delle proprie strategie operative e tecnologiche. L’incertezza macroeconomica, la pressione sui margini e la crescente complessità normativa si intrecciano e spingono la risoluzione dei problemi attraverso l’adozione del paradigma digitale. Cloud computing e intelligenza artificiale in particolare non rappresentano più semplici opzioni tecnologiche, ma elementi strutturali che incidono direttamente sulla capacità delle aziende di governare i processi, migliorare l’efficienza e sostenere la crescita in contesti instabili e competitivi come quelli attuali.
Come si muovono le aziende, le scelte tecnologiche
I piani delle imprese risultano tuttavia eterogenei e molto articolati, proprio quando si parla di scelte tecnologiche. Le aziende non concentrano gli investimenti su un’unica direttrice, ma distribuiscono le iniziative su più ambiti, con una forte attenzione al patrimonio informativo. La quasi totalità delle imprese coinvolte nelle analisi più recenti di NetConsulting cube indica l’intelligenza artificiale come area prioritaria di investimento, a conferma di come l’AI sia ormai percepita come leva essenziale per l’analisi e la valorizzazione dei dati. Accanto a questo dato, quello che vede quasi sei aziende su dieci investire in soluzioni di business intelligence e analytics, strumenti ormai consolidati ma ancora centrali per supportare le decisioni in ambito amministrativo, finanziario, commerciale e operativo. E quasi nove realtà su dieci segnalano iniziative orientate alla gestione strutturata dei dati, attraverso piattaforme di data infrastructure e data management, a dimostrazione di come la qualità e la governabilità delle informazioni rappresentino un prerequisito imprescindibile per qualsiasi progetto evolutivo.
A queste priorità si affiancano investimenti trasversali in cybersecurity e cloud computing, entrambi citati dal 71,1% delle imprese. In questo caso, la tecnologia risponde a un duplice obiettivo: proteggere gli asset informativi e, al tempo stesso, semplificare la raccolta e la condivisione dei dati all’interno dell’organizzazione. Non meno rilevanti risultano gli investimenti in ambito applicativo, indicati dal 57,8% delle aziende, che includono progetti di sviluppo, integrazione e ammodernamento del parco software. Completano il quadro iniziative più verticali, come l’adozione di piattaforme IoT e di soluzioni commerciali, particolarmente diffuse nei settori industriali, nei servizi regolati e nei contesti b2c.

La centralità del software
È però sul software che si concentra oggi la parte più significativa della trasformazione digitale. Le applicazioni rappresentano il punto di contatto diretto tra tecnologia e processi di business e, non a caso, la maggioranza degli investimenti riguarda soluzioni corporate e orizzontali, adottate da sette imprese su dieci. Si tratta di applicazioni che presidiano funzioni trasversali come amministrazione, finanza e controllo, vendite, marketing e risorse umane, e che costituiscono l’ossatura dei processi aziendali. Accanto a queste, emergono iniziative su soluzioni verticali, citate dal 55,6% delle aziende, e su applicazioni tecniche, presenti nel 13,3% dei casi, soprattutto nei settori industriali, finanziari e dei trasporti.
Il dato più rilevante riguarda però la natura degli interventi sul parco applicativo. Solo il 35,6% delle imprese si limita a operazioni di manutenzione o aggiornamento ordinario, mentre la maggior parte orienta le iniziative verso la sostituzione di soluzioni esistenti con applicazioni performanti o dotate di funzionalità evolute, indicata dal 55,6% delle aziende. Un ulteriore 44,4% estende l’ambiente applicativo introducendo nuove soluzioni, mentre il 37,8% intraprende percorsi di modernizzazione strutturale. Questo andamento evidenzia come il software legacy sia sempre meno in grado di sostenere le esigenze di automazione, integrazione e velocità richieste dal contesto attuale.
Alla base di queste scelte vi è una ricerca esplicita di nuove funzionalità, in particolare di quelle abilitate dall’intelligenza artificiale. In ambito amministrativo e di back office, l’AI consente di automatizzare attività come la classificazione e la registrazione dei documenti, migliorando al contempo il controllo dei parametri economico-finanziari e la tempestività delle decisioni. Nelle operations e nella produzione, l’adozione di algoritmi intelligenti supporta la pianificazione della domanda, la logistica, la manutenzione e il controllo qualità, riducendo inefficienze e tempi di risposta. Nelle funzioni commerciali, infine, l’AI permette di rendere più efficaci le interazioni con clienti e prospect, potenziando comunicazione, assistenza e attività di supporto.
L’importanza della scelta ERP, tra AI e cloud
L’ERP assume un ruolo centrale come piattaforma di convergenza dei processi. La spinta verso la sostituzione e l’estensione delle applicazioni evidenzia come i sistemi gestionali non possano più limitarsi a funzioni amministrative di base, ma debbano evolvere in ambienti integrati, capaci di supportare decisioni in tempo reale e di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del business. I dati mostrano chiaramente che la modernizzazione del software non è più un esercizio tecnologico fine a sé stesso, ma una leva per ridisegnare il modo in cui le aziende operano, pianificano e misurano le proprie performance. Il cloud rappresenta l’altro pilastro di questa trasformazione. L’adozione di nuove soluzioni avviene prevalentemente secondo modelli cloud-first, indicati dal 50% delle imprese, o cloud-by-opportunity, citati dal 45%, mentre solo una quota residuale, pari al 5%, si dichiara contraria al cloud. Le applicazioni SaaS offrono vantaggi evidenti in termini di rapidità di implementazione, scalabilità e gestione degli aggiornamenti, riducendo il carico operativo sui team IT. Il cloud gioca inoltre un ruolo chiave nella modernizzazione architetturale, con strategie di refactoring e rearchitecting adottate dal 64,7% delle aziende e di replatforming dal 52,9%, a conferma di una volontà diffusa di ripensare il software in chiave nativa cloud. Questa evoluzione tecnologica pone però le imprese di fronte a una criticità strutturale: la carenza di competenze. Intelligenza Artificiale, cloud computing, cybersecurity e modernizzazione applicativa richiedono skill avanzate che risultano spesso difficili da reperire internamente, soprattutto nelle realtà di dimensioni medio-piccole. Il gap non riguarda solo le competenze tecniche, ma anche la capacità di tradurre le potenzialità delle soluzioni digitali in benefici concreti per il business.
Il ruolo del partner e del system integrator
È in questo contesto che il ruolo dei system integrator diventa determinante. Le aziende richiedono un supporto che si articoli su due livelli complementari. Da un lato, emerge l’esigenza di essere accompagnate nell’adozione delle fondamenta tecnologiche, come infrastrutture cloud e servizi di cybersecurity, indispensabili per garantire affidabilità, sicurezza e continuità operativa. Dall’altro, cresce la domanda di competenze consulenziali orientate alla trasformazione dei processi, alla progettazione e implementazione di applicazioni moderne e all’integrazione di funzionalità AI in modo coerente con gli obiettivi strategici. Per rispondere a queste esigenze, i system integrator sono chiamati a evolvere il proprio modello di intervento, investendo in competenze tecnologiche avanzate e rafforzandole con una profonda conoscenza dei processi e dei settori verticali. Diventa inoltre fondamentale ampliare il dialogo all’interno delle organizzazioni clienti, coinvolgendo non solo Cio e responsabili IT, ma anche Cfo, responsabili operations e manager delle funzioni di business, sempre più interessati a soluzioni software capaci di supportare direttamente le loro priorità operative.
Il valore di Var Group, la partnership con Microsoft
In questo scenario si colloca Var Group, che ha costruito nel tempo una proposizione di valore orientata proprio a questa integrazione tra tecnologia, processi e strategia. Il portafoglio di offerta del gruppo copre in modo coerente le principali direttrici di investimento delle imprese, dagli aspetti infrastrutturali e di sicurezza alla gestione dei dati, fino all’evoluzione del software in chiave cloud e AI. Questo approccio consente di accompagnare le aziende lungo percorsi di trasformazione strutturati, evitando interventi frammentari e massimizzando il valore delle piattaforme adottate. Il modello di Var Group si fonda inoltre su partnership tecnologiche strategiche, che consentono di integrare competenze specialistiche e soluzioni di vendor internazionali all’interno di un disegno complessivo. In questo modo, il system integrator assume il ruolo di regista della trasformazione digitale, coordinando tecnologia, processi e persone.
È in questa prospettiva che l’evoluzione degli ERP cloud di nuova generazione, come Microsoft Dynamics 365 Business Central, trova il proprio significato: non come semplice sostituzione di un sistema gestionale, ma come elemento di un percorso più ampio, guidato da un partner in grado di governare complessità, competenze e cambiamento. In un contesto in cui software, cloud e intelligenza artificiale ridefiniscono i modelli operativi, il valore non risiede più nella singola tecnologia, ma nella capacità di integrarla in modo coerente all’interno dell’organizzazione. È su questo terreno che il ruolo dei system integrator, e in particolare di realtà come Var Group, diventa un fattore chiave per trasformare l’innovazione tecnologica in un reale vantaggio competitivo. Ne parliamo in un contributo dedicato.
Per saperne di più scarica il position paper: Come AI e cloud potenziano il software. Il valore della partnership Var Group Microsoft
Leggi tutti gli approfondimenti della Room: ERP e CRM intelligenti con l’AI by Var Group e Microsoft
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