Il tema della sovranità digitale plasma la strategia di OVHcloud che in Europa non solo affonda le proprie radici ma anche la strategia di crescita per gli anni a venire. In un momento molto interessante in cui gli analisti osservano le aziende (Gartner in primis) e le istituzioni europee stanno capendo che la sovranità si fa necessaria. Non più rimandabile.

E’ Denis Nalon, Southern Europe Field Marketing & Communication Director Sud Europa di OVHcloud, che commenta i segnali incoraggianti di una Europa che sa di dover smarcare un debito tecnologico verso gli Usa ma che non può più nascondersi dietro a un dito. “Finalmente il tema della sovranità digitale ha spinto le aziende a capire che non possono rimanere vincolate strategicamente alle tecnologie di player non europei e in questa evoluzione OVHcloud vuole ritagliarsi un ruolo guida”.

In che modo?

“Il mercato è in accelerazione”. Secondo Gartner, la spesa globale per l’infrastruttura Sovereign Cloud IaaS raggiungerà gli 80 miliardi di dollari nel 2026, con l’Europa che traina la crescita con un impressionante +35,6% anno su anno. “In questo scenario, il ruolo che vogliamo ritagliarci è quello di garantire la sovranità attraverso il nostro sistema industriale, le nostre tecnologie, facendo leva due elementi. Siamo europei e consideriamo la sicurezza un tema non negoziabile nell’ambito della sovranità.
Le nostre scelte industriali non creano lock-in, si basano su soluzioni open source, aperte a tutte le community. Un approccio che ci aiuta da un lato ad accelerare l’innovazione del portafoglio, dall’altro a garantire la sicurezza ai nostri clienti in ambito europeo”.

Tenendo conto che l’80% delle infrastrutture cloud utilizzate dalle aziende europee è in mano ad hyperscaler internazionali, è troppo tardi per smarcarsi dal lock-in imposto dai cloud provider americani o siamo ancora in tempo?

“Noi europei siamo nella fase in cui ci stiamo rendendo conto che dobbiamo ripensare al nostro modello di utilizzo della tecnologia cloud e lo possiamo fare proprio perché il mercato evolve a un ritmo impressionante. C’è spazio, ma dobbiamo rivedere il modo in cui vengono gestite le infrastrutture. Siamo ancora in tempo per creare una valida alternativa Usa e credo che dovremmo insistere su alcuni punti. Oltre alla sovranità, dobbiamo prendere in considerazione la reversibilità delle nostre scelte. Un tema strettamente legato al controllo dei costi delle infrastrutture, che lievitano in modo esponenziale con il crescere dei workload. L’Europa deve riprendere posizione sia sul fronte tecnologico sia sulla sensibilizzazione dei costi”.

Quindi, portafoglio tecnologico, sicurezza intrinseca, gestione costi sono i tre grimaldelli per garantire la sovranità di un cloud europeo?

“Direi di sì. Capire come governare i costi e come rendere il cloud sicuro non sono questioni negoziabili. Soprattutto ora che i fondi del Pnrr, che aveva creato una forte inflazione sul cloud, sono stati allocati, le aziende devono chiedersi se sono in grado di mantenere gli stessi investimenti degli ultimi anni oppure se ci sono alternative più economiche per ottimizzare il loro operato. Noi ci impegnamo a dare una risposta a questo bisogno. La ragione per cui OVHcloud è stata scelta per il cloud sovrano dalle istituzioni europee, per l’euro digitale della Bce e per progetti in ambito difesa a livello europeo risiede proprio in queste tre peculiarità: ampiezza di portfolio, sicurezza, controllo costi, tre elementi che ci caratterizzano”.

Ma come conciliare il tratto distintivo di OVHcloud che opera secondo un modello integrato per garantire un controllo end-to-end della catena del valore, con la modalità di operare del Consorzio per le istituzioni UE che guarda a un modello multi-provider per evitare dipendenze da una singola realtà?

Denis Nalon, Southern Europe Field Marketing & Communication di OVHcloud
Denis Nalon, Southern Europe Field Marketing & Communication Director Sud Europa di OVHcloud

“La parola corretta per spiegare il nostro approccio è coopetition. Ovviamente controllare l’intera catena del valore è il nostro modello da 25 anni, che ci permette da un lato di governare l’evoluzione del portfolio (a partire dalla costruzione dei singoli server nelle nostre fabbriche), dall’altro di mantenere un approccio aperto basato sugli standard di mercato, sull’interoperabilità delle piattaforme, sulla trasparenza dei costi. E ci permette di costruire strategie più resilienti. Reversibilità e interoperabilità sono le due parole alla base del nostro approccio, condiviso anche da altri player europei, con i quali stiamo rispondendo al mercato in modo coordinato. Il tema non è spingere un unico provider o multi provider, ma garantire la libertà di scelta ai clienti. Questo approccio ci permette di fare un salto a livello europeo e di recuperare i ritardi accumulati negli anni”. Un approccio cloud agnostico – come quello di Mia-Platform – che ha scelto di lavorare con OVHcloud in un’ottica di partnership con player europei di cloud per operare in ambienti regolamentati e sensibili.

Guardiamo all’AI. Con l’acquisizione di Dragon Llm, OVHcloud inaugura il primo AI Lab per Llm sovrani, mentre con OVHai Workspace fa debuttare una AI agentica con crittografia E2EE. Quale la strategia in ottica di una AI europea e responsabile rispetto ai grandi player extra-UE?

“Oggi l’AI è l’arena competitiva più interessante, frizzante, dinamica e anche in questo caso il rischio di pagare l’ennesimo debito tecnologico nei confronti deli Usa alza l’attenzione sulla sovranità dell’AI. E’ evidente l’ennesima dipendenza tecnologica da aziende non europee. In questo scenario il ruolo di OVHcloud – definito dal nostro fondatore – è chiaro: rendere più aperta possibile l’AI e democratizzare il suo utilizza. Non è un claim pubblicitario ma una modalità di operare, permettendo alle aziende di fare progetti AI su nostre infrastrutture, già da un paio di anni”.

E continua: “Con l’acquisizione di Dragon Llm abbiamo dato vita agli AI Lab e a una piattaforma agentica che può aiutare i nostri clienti a impostare progettualità AI. Oggi il 53% delle popolazione globale adotta l’AI, l’88% delle aziende la impiega dal punto di vista organizzativo, ma il mercato pur crescendo è tutt’altro che maturo, mancano ancora ritorni significativi sugli investimenti. Le aziende si chiedono ancora che cosa fare con l’AI, per questo il tema è rendere l’AI più semplice da adottare, più accessibile, aperta. Abbiamo 1.700.000 clienti in tutto il mondo ai quali dobbiamo facilitare l’utilizzo dell’AI a costi più bassi possibili. Questo approccio offre il vantaggio di scalare più velocemente rispetto a soluzioni più complesse dal punto di vista del licensing e dell’adozione”.

Gli AI Labs sono al lavoro sulla prossima fase di sviluppo, una suite in modalità software-as-a-service, che integra tutti gli strumenti AI per accelerare il time to market dei progetti aziendali. “La suite verrà presentata al prossimo OVHcloud Summit di novembre a Parigi ma, annunciata due settimane fa, è oggi in fase di beta tester, anche da parte dei dipendenti OVHcloud. Dal 2 agosto, l’entrata in vigore dell’AI Act, ci pone l’obbligo di prendere confidenza con questa tecnologia, attraverso formazione e consapevolezza”.

La Quantum Platform di OVHcloud sta crescendo tra annunci e partnership, pur essendo un mercato ancora agli inizi. Come costruite domanda e cultura sul quantum computing e quali casi d’uso ritenete più maturi per le imprese?

Il tema del quantum è molto coerente con quanto raccontato finora e anche in questo caso il nostro approccio è il più aperto possibile. OVHcloud è stata il primo operatore europeo ad aver messo a disposizione sul mercato una piattaforma di quantum-as-a-service, investendo su diverse tipologie di computer quantistici, ognuno con la propria capacità di creare modelli e algoritmi differenti. Il nostro approccio permette a chi vuole cominciare a cimentarsi con progetti di quantum computing di comprendere il funzionamento dei diversi modelli, in attesa che si affermi uno standard condiviso. L’idea di integrarli in una piattaforma as-a-service, offre ai clienti una modalità interessante per testare”.

La Quantum Platform offre l’accesso ad almeno 8 diversi computer quantistici (QPU) e numerosi emulatori. L’hardware è fornito da partner leader europei del settore, tra cui Pasqal (con Orion Beta), Quandela (con i sistemi fotonici MosaiQ e Belenos), Quobly (con Alloy Pioneer) e Welinq. Le applicazioni principali possono essere le più disparate, con sviluppi interessanti nel mondo logistica, trasporti, farmaceutica, bioingegneria, industria chimica, produzione dei materiali, aerospaziale.

“I progetti quantum hanno due nature: una tecnologica e una organizzativa, inizialmente non così palese. Perché il team che lavora sul quantum computing è decisamente un team multidisciplinare, comprende fisici, sviluppatori, uomini di business. con competenze profonde in diversi ambiti. Lo testimoniano i nostri partner che stanno utilizzando questa piattaforma per creare ambienti di sperimentazione e valutare il potenziale del quantum in ambito ricerca, accademia, industria. Nonostante l’approccio quantum-as-a-service, non sarà un accesso molto libero, perché l’accesso al quantum computing è estremamente costoso, con una fatturazione a ore. La punta di diamante delle nostre applicazioni quantum è il progetto spaziale con Serco che potenzia la piattaforma DestinE, la piattaforma di servizi di Destination Earth, flagship initiative della Commissione Europea. DestinE Platform è realizzata da Serco Italia per l’Agenzia Spaziale Europea, è aperta a tutti e attualmente serve una community di più di 8.000 utenti tra cui ricercatori, sviluppatori e team applicativi, mettendo loro a disposizione una galleria di servizi basati su dati di gemelli digitali della terra DestinE Platform – Your gateway to a sustainable future. I digital twin attualmente disponibili sono focalizzati su cambiamento climatico ed eventi metereologici estremi”.

Gli investimenti di OVHcloud in Italia sono stati importanti quest’anno, sia per il doppio Summit 2026 a Milano e Roma, sia per l’apertura di un nuovo data center a Milano (Regione 3-AZ). Quali obiettivi di crescita per il mercato italiano nei prossimi mesi e quali leve per il go-to-market?

La regione 3AZ a Milano è la seconda dopo quella di Parigi, ed è fondamentale per indirizzare le esigenze delle aziende italiane, con multi availability zone che replicano gli ambienti dati e gli ambienti applicativi su più data center e che garantiscono un business always on. Noi offriamo sia monozona sia multizona, la decisione su cosa scegliere spetta al cliente. La nuova zona sta andando molto bene, 400 clienti stanno lavorando in public cloud sui data center milanesi, mentre 5000 clienti hanno workload sui virtual privacy server.
Siamo impegnati anche su progetti di economia circolare per restituire energia ai territori in cui sorgono i nostri data center, nati per principio recuperando edifici esistenti e non consumando nuovo suolo. Un approccio parte del nostro Dna: da sempre offriamo una seconda vita ai nostri server rigenerandoli  nelle due fabbriche in Canada e Francia, per essere utilizzati in workload meno impegnativi”.

Quali sono i driver di crescita sul mercato italiano?

“I driver della strategia sono pochi ma chiari. Andiamo a lavorare sulla modernizzazione dell’IT, sulla AI in produzione, sulla business continuity o resilienza (storage, backup e recovery) e infine sulla sovranità digitale. Non “vendiamo” sovranità digitale ma tutto ciò che la abilita con una forte attenzione al controllo dei costi, anche relativi al traffico interno fra le varie zone, che non ricadono sulle spalle dei clienti. Questo porta a un risparmio significativo rispetto ad offerte multi zona rese disponibili dagli hyperscaler”.

E conclude: “La strategia di go to market mira a interessare clienti di dimensioni corpose, grazie anche all’arrivo di un nuovo Vice President Sales in Italia (Marco Giletta), all’ampliamento del team di prevendita, alla firma di nuove partnership, tra cui quella recente con Almaviva. Molti system integrator guardano con interesse la collaborazione con noi e per noi rimangono un asset fondamentale per accedere al mercato enterprise. La formazione di questi partner è strategica per reciproca conoscenza”.

L’azienda estremamente dinamica nel 2026 è entrata tra i challenger nel Magic Quadrant di Gartner nell’ambito Cloud AI Infrastructure per la sua capacità di execution sul mercato. 

Quadrante Gartner
Gartner magic quadrant Cloud AI Infrastructure

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