Per anni la sicurezza informatica delle piccole e medie imprese si è sviluppata su “successive stratificazioni”: un antivirus per i pc, un filtro per la posta elettronica, un firewall per la rete, magari un servizio di protezione per le applicazioni cloud, ciascuno acquistato da un fornitore diverso, con la propria console, le proprie logiche di configurazione, i propri report.
È un modello che presuppone competenze specialistiche e risorse dedicate che la maggior parte delle PMI non possiede e che genera un limite strutturale: strumenti che non dialogano tra loro rendono più difficile individuare rapidamente le minacce più complesse, proprio quelle che si muovono su più vettori in sequenza. Intanto, il perimetro da difendere oggi è di fatto dissolto, il quadro normativo è cambiato con l’introduzione della NIS2, lo scenario internazionale della cybersecurity si è aggravato a causa dei conflitti in corso. I dati aziendali, patrimonio strategico dell’impresa, vivono ormai sulle piattaforme di collaborazione, nelle caselle di posta, sui dispositivi mobili e con essi si è ampliata la superficie esposta agli attacchi.
La crescita delle minacce è documentata anche dalle principali società di analisi e da osservatori specializzati, che monitorano quotidianamente l’evoluzione degli attacchi ransomware e delle attività cybercriminali a livello globale.
Cybersecurity, le esigenze e le criticità per le Pmi
Il Rapporto Clusit 2026 fotografa nel 2025 l’anno peggiore per la cybersecurity: 5.265 attacchi gravi a livello globale, in crescita del 49% sull’anno precedente. L’Italia ne intercetta una quota sproporzionata rispetto al proprio peso economico e demografico e quasi un attacco su dieci nel mondo colpisce un’organizzazione italiana.
Ancora più significativo, per chi osserva il tessuto produttivo nazionale, è il dato settoriale: il 16% degli attacchi globali al manifatturiero riguarda realtà italiane, ed è proprio lì che batte il cuore delle Pmi. Gli analisti segnalano inoltre il ruolo dell’AI come moltiplicatore delle capacità offensive, automatizza le fasi critiche degli attacchi, genera phishing sempre più credibili, consente di scalare le campagne a ritmi prima impossibili. Il risultato è un’asimmetria crescente: da una parte un’industria del cybercrime che opera ormai su scala industriale, dall’altra imprese che si difendono con strumenti frammentati e risorse artigianali.
Per le Pmi la conseguenza è duplice: sono bersagli sempre più frequenti, anche come anello d’ingresso nelle supply chain delle organizzazioni maggiori, e al tempo stesso non possono replicare i modelli di difesa enterprise, per costi e per complessità. È esattamente in questo spazio che si colloca la proposta di Retelit, uno dei leader in Italia nel settore delle telecomunicazioni, focalizzato sul mercato B2B: rendere la cybersecurity di livello avanzato accessibile, semplice da implementare e sostenibile nei costi anche per le Pmi italiane. Entriamo nei dettagli.

I punti di forza di una soluzione cloud unificata come la Retelit Security Suite basata su tecnologia Coro
Coro è una piattaforma di cybersecurity nata specificamente per le piccole e medie imprese, semplice da utilizzare e da gestire, offre un livello di difesa tipico delle grandi organizzazioni, con l’obiettivo di difendere l’azienda da ogni tipo di minaccia.
Coro è tra le realtà di cybersecurity in più rapida crescita al mondo, come attestano gli analisti nelle classifiche 2025 Technology Fast 500 di Deloitte e Fortune Cyber60.
Come funziona la piattaforma?
La piattaforma, offerta in modalità SaaS, è la prima a integrare in un solo ambiente tutti i principali strumenti di protezione aziendale, con automazioni basate sull’intelligenza artificiale.
Attraverso una sola interfaccia di gestione è possibile attivare e governare i 14 moduli che la compongono, ciascuno dedicato alla protezione di uno specifico ambito: endpoint, dispositivi mobili, posta elettronica, applicazioni cloud, rete e dati.
La piattaforma offre una copertura completa, proteggendo dati e utenti ovunque si trovino, garantendo visibilità centralizzata su tutte le principali superfici di attacco. A supporto di questo approccio interviente l’Intelligenza Artificiale, in grado di rilevare e risolvere il 95% degli attacchi basati su virus e malware senza intervento umano e accelerando la risposta alle minacce.
L’idea di fondo alla base della proposta è ridurre la frammentazione di strumenti e console che spesso rendono complessa la gestione della sicurezza e dare la possibilità alle PMI di accedere a livelli di protezione tipici delle grandi organizzazioni.
E’ disponibile in Italia?
La piattaforma è disponibile attraverso la Retelit Security Suite, una soluzione che nasce da un accordo di partnership con Coro.
Cinque sono le aree di attenzione che vale la pena approfondire, perché è nella loro integrazione che si misura la differenza nella prevenzione rispetto all’approccio a strumenti separati.

Per gli endpoint, la suite combina la difesa tradizionale con il monitoraggio avanzato dei processi. Il modulo per il controllo delle reti Wifi segnala eventuali connessioni non sicure o che possono rappresentare un pericolo. Nella gestione dei dispositivi mobili è possibile definire da un’unica consolle una configurazione sicura dei dispositivi e le app che possono essere attivate ed utilizzate.
La prevenzione degli incident è fondamentale e la posta elettronica è la principale porta d’ingresso degli attacchi. Per questo viene analizzata prima ancora di arrivare sul sistema del cliente. L’impiego di AI consente inoltre di riconoscere con maggiore facilità i tentativi di phishing più sofisticati.
In cloud, la suite rafforza la sicurezza su dati e configurazioni degli ambienti Microsoft 365, Google Workspace, Box, Dropbox, Salesforce e Slack: segnala i tentativi di violazione degli accessi, rileva e mette in quarantena il malware e genera gli alert necessari. Centrale la visibilità completa su chi condivide cosa.
Sulla rete aziendale, la piattaforma governa l’accesso alle risorse on-premise e in cloud anche agli utenti in mobilità. Centrale il paradigma Zero Trust alla base delle possibilità di prevenire gli incident, per un’operatività più sicura in sede, in mobilità o in smart working. Infine, i moduli di data governance riconoscono e catalogano le informazioni per una migliore protezione preventiva dei dati sensibili.
Quali sono i vantaggi per le Piccole Medie Imprese?
Uno dei principali vantaggi della soluzione è il modello di erogazione in modalità servizio gestito cloud: le imprese non devono installare o mantenere apparati in sede, né occuparsi direttamente degli aggiornamenti. Patch, evoluzione tecnologica e continuità del servizio restano infatti in capo al fornitore, mentre l’impresa sostiene un canone che rende certi e prevedibili i costi di manutenzione ed evita gli investimenti iniziali che spesso frenano le realtà più piccole. La sicurezza diventa così una spesa operativa pianificabile, anziché un costo straordinario da affrontare solo in caso di emergenza.
L’accessibilità riguarda anche le modalità d’acquisto. La suite parte da un costo d’ingresso contenuto e può essere attivata come servizio a valore aggiunto sulle offerte di connettività business di Retelit, permettendo di gestire rete, voce e sicurezza, attraverso un unico interlocutore e una sola relazione contrattuale. Inoltre, le imprese possono accedere agli incentivi previsti dal voucher Cloud & Cybersecurity del Mimit che copre il 50% delle spese ammissibili e che può essere richiesto esclusivamente tramite fornitori certificati, tra cui Retelit.
La proposta è inoltre progettata per crescere insieme all’azienda. Oltre ai modelli di protezione, è possibile integrare nel tempo, sempre con lo stesso partner, servizi di assessment e consulenza, costruendo nel tempo un percorso di adeguamento verso livelli di protezione sempre più articolati, in linea con le esigenze di conformità agli standard di riferimento.
Con la disponibilità di soluzioni sempre più accessibili, la questione non è più se una PMI possa permettersi di investire in cybersecurity, ma se possa permettersi di subirne l’assenza. Nessun settore e nessuna dimensione d’impresa può considerarsi al riparo dalle minacce informatiche; la vera domanda è quanto tempo servirebbe a rimettere in funzione produzione e servizi dopo un blocco operativo e quale sarebbe il costo complessivo dell’incidente. Si pensi alla perdita di produttività nelle ore o nei giorni di fermo, ai costi di ripristino dei sistemi, alle spese legali e di gestione dell’emergenza, fino al danno reputazionale nei confronti di clienti e partner. Voci che, sommate, possono trasformare un singolo episodio in un impatto economico di centinaia di migliaia di euro.
In un contesto in cui la digitalizzazione amplia continuamente la superficie di attacco, investire nella prevenzione significa ridurre il rischio di interruzioni operative, perdita di dati e conseguenze economiche difficili da recuperare. Per questo la cybersecurity non rappresenta più una scelta opzionale, ma una componente essenziale della continuità operativa e della competitività aziendale.
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