Silicon Valley troppo cara, tanto da far pensare alle grandi big tech del settore di andare altrove, ma anche alle 50 startup (da oltre un miliardo di dollari di valutazione) che la popolano. Gli affitti alle stelle nella valle alle porte di San Francisco (due milioni di dollari per un appartamento modesto, secondo l’Economist) sono i primi responsabili della voglia di abbondonare la zona, per il 46% di chi la abita oggi, un dato che sale al 59% se si considerano i millennial.

Già in primavera HP aveva deciso di spostare il mitico garage, e ora anche Apple costruirà il nuovo campus in Texas, a Austin, per 20.000 dipendenti.

Da questa fuga ne beneficerà da una parte New York particolarmente glamour per le grandi aziende molto ricche, spostando il baricentro dell’innovazione tecnologica sulla East Coast, che vanta quel MIT di Boston da tutti invidiato. Ci sta pensando Google, che da quando ha aperto la sede di New York nel Greenwich Village e due passi dal Whitney Museum, progetta di creare un nuovo campus. Così come Amazon costruirà il quartier generale nel Queens, nel pieno del suo rilancio cittadino.

Ma ne beneficerà anche il MidWest, quella striscia che conta città meno attrattive, centri con aree dismesse dove i Venture Capital stanno investendo per portare nuove startup, incubatori e aziende. Un’area che si allunga dalla regione dei grandi laghi al Nebraska, deindustrializzata nel corso dei decenni, che vede nelle aree abbondonate di Detroit un esempio calzante. Città, stabili dismessi, capannoni industriali abbandonati, zone che possono essere recuperate dal punto di vista urbanistico e sociale con campus, quartieri, aziende per dare vita a nuove Silicon Valley con prezzi più accessibili. Con l’indotto al seguito.

Ma il sogno americano, nonostante la fuga dalla Silicon Valley, contagia anche le startup italiane che in questi giorni sono al Consumer Electronics Show di Las Vegas: circa 50 startup presenti con progetti nel settore del Food, Health & Wellness, Smart Transportation, Smart City, Smart Home, Digital Service e Robotics, di cui 14 dalla Lombardia, la regione ancora più fertile per nuove iniziative. “In Italia ci sono circa 15.000 startup innovative, un numero significativo, ma non sufficiente se comparato con quello di altri paesi che credono e investono di più nelle giovani imprese – afferma Stefano Casaleggi, direttore generale del centro di eccellenza italiano Area Science Park di Trieste, a Las Vegas con le startup -. Siamo un paese noto per ingegno e creatività, abbiamo buone prassi e numerosi casi di successo da raccontare, quello che ci manca è una visione condivisa e un sistema stabile che crei le condizioni affinché una buona idea o una nuova impresa possa trovare investimenti, clienti e mercati”.

A inizio anno, il Ministero dello Sviluppo Economico ha confermato le misure per creare un Fondo Nazionale Innovazione per il sostegno e lo sviluppo delle startup e scale-up italiane, con incentivi agli investimenti in startup innovative che prevedono detrazioni fiscali per finanziamenti parziali o acquisizioni, che rendono più conveniente l’investimento anche da parte di fondi di Venture Capital. E ha previsto un piano di governo con 9 milioni di euro per la realizzazione del Tecnopolo del Mediterraneo, per dare vita a un centro di eccellenza di ricerca e sperimentazione sulle tecnologie pulite a Taranto, in una Puglia che già richiama talenti.

Andiamo al CES di Las Vegas, benissimo!, ma creiamo anche in Italia una Silicon Valley, ovunque sia.

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