Sono stati firmati ieri i primi due decreti di concessione dei finanziamenti ai competence center, indirizzati a Start 4.0 di Genova (promosso dal Cnr) e al Made di Milano (promosso dal Politecnico) che saranno seguiti nelle prossime settimane dagli altri sei decreti di concessione firmati dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Un primo passo importante per avviare i lavori, come ci aveva anticipato in una chiacchierata Paolo Girdinio, presidente del centro genovese, che vede la firma del decreto come il via effettivo ai progetti e valuta l’incontro dell’11 aprile un primo momento in cui attorno al tavolo si è cercato di fare squadra tra  8 competence center dai profili diversi ma tutti con i medesimi obiettivi in area Industria 4.0. 

Obiettivi ben precisi e condivisi definiti dal Mise: il compito di erogare servizi di orientamento (in particolare per le pmi con strumenti per valutare il livello di maturità digitale e tecnologica), di formazione (per promuovere le competenze in ambito Industria 4.0 e ottenere benefici concreti in termini di aumento della competitività), di attuazione di progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale (con azioni di stimolo alla domanda di innovazione da parte delle pmi). Ma ognuno degli 8 con una propria chiara declinazione.

Se Made di Milano ha il proprio focus su Made in Italy e Manufacturing nell’ambito di Impresa 4.0 e avvierà i primi progetti in questa area a seguito del decreto di concessione del finanziamento firmato ieri, Start 4.0 trova la sua anima nel mondo della sicurezza e qui attiverà i primi piani. “Nello specifico il competence center genovese è dedicato alla sicurezza e all’ottimizzazione delle infrastrutture strategiche digitali – precisa Paola Girdinio, professore ordinario di Elettrotecnica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Genova, di cui è stata anche Preside nella Facoltà di Ingegneria per 4 anni -. Il nostro focus e su cinque infrastrutture individuate come critiche: energia, trasporti, approvvigionamento idrico, porto e aziende digitali. Il tema della sicurezza è un tema molto ampio, che va visto tutto tondo, che riguarda assestement di persone e cose, con attenzione al mondo digitale, dal momento che tutte le infrastrutture sono connesse nel cyberspazio”.

Paola Girdinio, presidente del Centro di Competenza sulla Sicurezza e Ottimizzazione delle Infrastrutture Strategiche 4.0 (STAR 4.0)
Paola Girdinio, presidente del Centro di Competenza sulla Sicurezza e Ottimizzazione delle Infrastrutture Strategiche 4.0 (STAR 4.0)

L’ampiezza dei temi vede nel Porto gestire la sicurezza delle merci, delle persone, e dei dati legati al loro flusso, nell’Energia la cybersecurity delle reti elettriche, nei Trasporti l’Information security management in ambito ferroviario e navale, nel Settore Idrico le soluzioni di recovery e monitoraggio degli invasi e della rete di distribuzione, infine nella Produzione la digitalizzazione dei processi industriali del tessuto produttivo ligure mediante l’impiego di tecnologie abilitanti.

Punto di partenza

“Start 4.0 è istituito come associazione tra imprese, nello specifico 33 aziende di cui 20 pmi, enti pubblici coordinati dal Crn e 4 entità portuali (Livorno, Spezia, Genova e Savona) con un percorso che avrà come progetto iniziale la realizzazione di un digital twin di un porto, nello specifico si partirà da Genova e Savona, al fine di testate tecnologie di sicurezza su una copia digitale del contesto portuale per poter valutare tutti gli aspetti legati alla sicurezza, e per dar vita successivamente al progetto reale in loco” continua Girdinio.  Il progetto partirà ora, a finanziamenti stanziati: si aspettava l’atto di concessione del Mise firmato ieri per l’avvio.

I competence center per i primi tre anni avranno un finanziamento del ministero poi dovranno esser in grado di fare utile e produrre, trovando la strada corretta da percorre come società, con anima pubblica e privata. Il Mise  finanzia per il 50% il Centro di Genova, la cui richiesta di contribuzione era pari a 9,7 milioni di euro sui tre anni, di cui 4,64 milioni per progetti di ricerca e innovazione e il restante per l’avvio e il funzionamento del centro, con attività di orientamento e formazione.

“Dobbiamo prepararci per camminare con le nostre gambe alla fine del triennio ma serve collaborazione fin da subito – continua Girdinio-. Noi ci focalizziamo sulle tecniche di monitoraggio avanzato sul territorio, ci poniamo a fianco del sindaco Marco Bucci come braccio operativo per il monitoraggio delle infrastrutture e dei ponti, per definire anche le linee guida concrete sulla gestione delle questioni di sicurezza. Per rispondere alla criticità delle infrastrutture, auspico una sfida forte per il territorio di Genova, che ha molto imparato dalla vicenda del ponte Morandi e al nuovo progetto è legata la rinascita della città”. E continua:  “Il competence è stato molto voluto dal territorio, prova ne è che nel consiglio di amministrazione siedono figure di spicco delle aziende, che ci credono. Il centro di competenze deve contribuire alla rinascita, se non ce la facciamo con questo sindaco non ce la faremo più”.

Dal punto di vista della cybersecurity nel competence center collaborano partner tecnologici quali Leonardo, Abb, Ansaldo Energia, Atek. “Il loro contributo è fondamentale anche per fare un’opera di sensibilizzazione su queste tematiche”. A partire dalla scuola, spingendo perché si formino profili adeguati “e si motivino le ragazze verso gli studi scientifici, un tema molto sentito anche dall’Ocse. Dobbiamo fare orientamento e sensibilizzazione”.  

Criticità da sanare

Secondo Girdinio, il tema di Start 4.0 è complesso e allargato. “Prima di tutto l’Italia è un paese che deve ancora stilare l’elenco delle infrastrutture strategiche, mai fatto ad oggi. Inoltre, le nostre infrastrutture sono vecchie e spesso esiste un freno culturale, da parte di comitati o istituzioni, che hanno il timore di investire. Ma si deve tenere presente che anche le infrastrutture hanno dei tempi di vita”.

Inoltre, “per lavorare coesi sarebbe auspicabile che tutti i competence center si sedessero periodicamente attorno a un tavolo per mettere insieme le loro complementarietà  – incalza Girdinio -. L’evento dell’11 aprile è stato il primo di questo percorso, ha avviato la collaborazione, ma credo che l’Italia sia un paese difficile. Non tutti hanno una mentalità inclusiva e capiscono che si debba fare sistema. Unico modo per vincere una sfida, senza farsi concorrenza su cose di basso cablaggio”.

La roadmap genovese

Oltre al digital twin dei porti e al lavoro di semina per orientare formazione e competenze, Girdinio propone la cultura delle resilienza. “Dobbiamo diffondere la cultura della resilienza, cioè delle realizzazione di infrastrutture progettate già per resistere, in grado di affrontare le criticità, pur tenendo conto che non tutti gli eventi sono prevedibili. La cultura della resilienza non è così diffusa in Italia, ma è importante che si faccia formazione sul concetto che le infrastrutture critiche debbano essere già progettate per resistere”.

Ci si concentra di più sulla cultura della Business Continuity, secondo la professoressa, che spesso viene confusa con il Disaster Recovery. La continuità di servizio ha una vista più ampia, dal processo di creazione delle infrastrutture fino alla gestione della crisi, dell’intero disastro, mentre il Disaster Recovery interviene a danno subìto – conclude -. Serve collaborazione tra regioni, enti, società privati, società di servizi, di utilty per spingere il giusto approccio”.

La riunione al Mise di ieri ha visto anche il confronto fra i 18 Digital Innovation hub promossi da Confindustria e gli 8 Competence center promossi e finanziati dal Ministero dello Sviluppo Economico. Un’occasione in cui il network italiano è stato presentato alla Commissione Europea, rappresentata da Lucilla Sioli, direttore per l’Intelligenza Artificiale e l’industria digitale presso la DG Connect. Un invito a una collaborazione ancora più inclusiva, oltralpe.

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