E’ l’ospedale pediatrico di Genova, l’Istituto Gaslini, oggi un policlinico (20 padiglioni su 73 mila metri quadri di estensione) con una vocazione ospedaliera e scientifica di livello internazionale, con massime competenze e pratiche cliniche e scientifiche in tutte le specialità pediatriche e chirurgiche. Un moderno Children’s Hospital, che coniuga ricovero, cura, ricerca scientifica e insegnamento: 30mila ricoveri annui, 550mila prestazioni ambulatoriali, il 42% delle quali provenienti da fuori Liguria e circa 200 pazienti annui da oltre 70 Paesi al mondo. Una macchina, che impiega 1800 addetti e ha un fatturato di 166 milioni di euro (nel 2018), che ne fa una delle imprese più grandi ed importanti della regione.

Con Paolo Petralia, direttore generale dell’Istituto Gaslini, incontrato durante il Digital Health Summit per il CxO Café di Inno3, la fotografia di una sanità che sta cambiando.

Quali i valori in gioco? “Dal punto di vista degli ospedali pediatrici il primo valore sono i bambini e le loro famiglie. Ma ogni specificità familiare richiede un asset completo di misure e risposte di prestazioni specifiche. In questo percorso, il valore si deve tradurre nel coniugare ogni specificità nel modo corretto”.

“Noi crediamo che oggettivare valore in pediatria voglia dire per esempio curare le malattie rare che colpiscono pochi gruppi di persone o addirittura pochi pazienti, coinvolgendo ricerca e risorse – puntualizza -. Così come pensiamo che i farmaci innovativi piuttosto che i dispositivi di avanguardia debbano essere prima studiati e poi gestiti in maniera specifica proprio per i nostri piccoli pazienti. Dare evidenza al valore in pediatria vuol dire, ancora una volta, tutelare i nostri bambini”.

Focus sul digitale

In questo contesto le tecnologie digitali giocano un ruolo fondamentale per innovare i processi per i piccoli pazienti del Gaslini. “Prima ancora dell’attenzione all’utilizzo del digitale c’è un’attenzione a declinare il digitale stesso a misura di bambino. Non possiamo pensare di usare lo stesso strumento del mondo degli adulti nel mondo dei bambini. Lo dobbiamo declinare in termini di specificità, dagli indicatori di performance a quelli di misura, dalla definizione dei percorsi di cura ai processi di esito. E’ necessaria questa attenzione. Il digitale è preziosissimo proprio perché ci permette di conformare a misura di bambino tutti questi strumenti e i loro utilizzi”.

L’investimento passa per la scelta delle persone. “Abbiamo deciso di acquisire un innovation manager non solo per le competenze digitali ma anche per l’innovazione di processo, attraverso il mondo digitale”. Un investimento forte non solo in termini di denaro ma anche di allocazione delle risorse e di governance. “Inoltre abbiamo investito sulla cartella clinica elettronica, che ormai per noi è giunta a termine in quanto siamo alla fase dei fogli di terapia – continua -. Complessivamente, un grande investimento in denaro ma anche di risorse umane specialmente nel gruppo dei clinici che si sentono sempre più ingaggiati”. Oggi il fascicolo sanitario elettronico si allarga sempre più a tematiche specifiche pediatriche, così come il servizio scuola in ospedale. “In sintesi, crediamo nel digitale e pensiamo sia una forte leva di sviluppo per un ospedale”.

Non manca l’interesse verso l’utilizzo di Robotica e AI per mettere a punto strumenti, anche in via sperimentale, che aiutino la clinica e l’ospedale a mettere a punto nuovi servizi. Noi stiamo lavorando intensamente su queste tecnologie anche grazie ad una collaborazione significativa con l’Istituto Italiano di Tecnologia, per avere la robotica al letto del paziente, sia nella fase di ricerca che in quella di traslazionale nell’attività.  Abbiamo robot che, nell’ambito dell’autismo, si occupano di individuare azioni con i piccoli pazienti piuttosto che sperimentazioni con robot sui neonati”. Robot in neurochirurgia piuttosto che umanoidi utilizzati nell’attività assistenziale: “La frontiera che stiamo esplorando è quella dell’AI applicata all’assistenza, all’AI al capezzale del bambino, utile nel suo percorso di cura. Siamo ai primordi ma stiamo lavorando al fine di lanciare questa suggestione”.

Nella videointervista a Paolo Petralia, i progetti digitali  in cantiere, tra cui attività a distanza, telemedicina, scambio di dati e conoscenze per costruire risposte nella ricerca di malattie rare, di malattie oncologiche, di nuove terapie cellulari. “In tutti questi settori l’utilizzo del digitale sarà una leva fortissima di sviluppo”.

Leggi tutti gli approfondimenti dello Speciale Digital Health Summit 2019

© RIPRODUZIONE RISERVATA