Il momento attuale pone alle aziende una serie di sfide (non solo legate alla business continuity) per indirizzare le quali sarà indispensabile accelerare sui progetti di trasformazione digitale. In tutte, il cloud e in modo specifico il cloud iperconvergente giocano un ruolo di primo piano. I dati presentati di recente da NetConsulting cube, nel rapporto Digitale in Italia 2020 (Anitec-Assinform), da una parte fotografano un mercato IT in calo – con una decrescita della spesa IT entro la fine dell’anno del 3,1% – ma prevedono anche una significativa ripresa per il 2021 (+3,7%). E’ una dinamica positiva, sostenuta dalle aziende enterprise propense ad investire per garantire la continuità operativa delle attività, ma anche per ripensare i processi e utilizzare meglio le risorse riducendo i costi, sfruttando il cloud computing.

Ne parliamo con Massimo Bandinelli, Marketing Manager Aruba Enterprise e Alberto Bullani Senior Director HCI SEMEA VMware. Da una parte quindi attraverso la prospettiva e l’esperienza di un cloud provider italiano, Aruba Enterprise, presente sul territorio e a stretto contatto con le reali esigenze dei clienti del nostro Paese; dall’altra attraverso la proposizione tecnologica di un vendor internazionale (VMware) che ha sviluppato le tecnologie cloud a partire da quelle di virtualizzazione dalle origini, portando questa tecnologia dai sistemi mainframe sulle architetture open (x86), e che ora propone anche con Aruba Enterprise i vantaggi dell’Hyper Converged Cloud.

Massimo Bandinelli Marketing Manager Cloud & Data Center di Aruba
Massimo Bandinelli Marketing Manager Aruba Enterprise

Bandinelli: “Negli anni abbiamo messo a frutto tutta l’esperienza maturata nella gestione dei servizi su larga scala (domini, hosting, email, Pec, etc.), un’esperienza che ha attirato l’attenzione delle aziende che oggi ci scelgono per sviluppare con noi i loro progetti e servizi cloud – infrastruttura e data center in cloud, trust services, etc-. La proposizione cloud, riconosciuta dalla maggior parte delle persone per i servizi utilizzati tutti i giorni (Pec, firma digitale, etc.), è molto più ricca e declinata anche attraverso il marchio internazionale Arubacloud.com; dal punto di vista infrastrutturale oggi conta oltre 400mila server installati, per 200mila clienti serviti in 120 Paesi con data center per oltre 220mila metri quadrati. Aruba per questo si può considerare a tutti gli effetti un grande cloud provider”.

VMware e Aruba, il cloud senza lock-in

Da qui anche la partnership naturale con VMware che rappresenta per l’azienda “l’elemento abilitante per la piattaforma cloud”. Da subito, appena deciso di entrare nel mercato del cloud computing Aruba si è rivolta a VMware valutandone un elemento fondamentale e irrinunciabile che è la possibilità di offrire agli utenti la gestione delle risorse in cloud su una piattaforma senza lock-in di alcun tipo. Un valore riconosciuto dai clienti stessi”.
“Un connubio ben riuscito per entrambe le realtà – fa eco BullaniAruba per VMware in Italia è stato uno dei primi clienti, ne abbiamo apprezzato l’attenzione nella selezione dei fornitori che a noi ha richiesto un impegno costante per trovare la perfetta alchimia che ancora oggi funziona particolarmente bene ed aiuta ad accelerare i progetti cloud, proprio sulla base di soluzioni non chiuse”, fondamento della proposta di cloud iperconvergente.

Il cloud iperconvergente

L’idea nasce dal responsabile della ricerca e sviluppo, Raghu Raghuram, che da sempre ha definito la roadmap tecnologia di VMware e ha coniato il termine Software Defined Data Center sei anni fa, “teorizzando l’idea di un mondo di data center composti solo da Cpu e Ram con tutte le altre funzioni definite dal software. Ecco, con l’acquisizione di Nicira siamo cresciuti nella parte di virtualizzazione delle funzioni di rete (VMware Nsx), e abbiamo poi sviluppato internamente la piattaforma di iperconvergenza vSAN (Virtual Storage Area Network). Oggi, come stack applicativo completo che risponde alle esigenze del moderno Sofware Defined Data Center, VMware Cloud Foundation va oltre l’iperconvergenza della parte di computing e storage e permette di gestire effettivamente l’intero data center, compresa la parte di networking e automation (sicurezza compresa)”.

Alberto Bullani Senior Director vSAN Semea VMware
Alberto Bullani Senior Director vSAN Semea VMware

Questo ha consentito un approccio al DC non più a silos e ha sbloccato l’idea di un approccio infrastrutturale hybrid cloud ready. “vSAN è nato interamente in casa VMware – prosegue Bullanicome estensione del kernel vSphere, l’hypervisor, di cui è parte integrante. La parte software defined storage di VMware, rispetto allo storage tradizionale, quindi, si differenzia per la sua natura non monolitica. Di fatto il principio costitutivo è lo stesso di quando si pensa ad una costruzione fatta di tanti piccoli mattoncini: sono i server comprensivi dello storage a garantire flessibilità e scalabilità”.

Da una struttura semplice è quindi possibile scalare a strutture complesse in modo agile e questo è importante tanto più in uno scenario, come quello attuale, in cui l’edge (per lo sviluppo dei progetti 5G e IoT, che hanno bisogno di DC piccoli anche non presidiati) è destinato a crescere e ha bisogno di tecnologie che “fungano da collante tra i diversi mondi”. Ecco che in questo contesto “una piattaforma iperconvergente trasversale tra edge, core e cloud che sfrutta le medesime tecnologie indirizza correttamente i progetti di trasformazione”. 

I dati IDC confermano la bontà dell’approccio. VMware cresce del 10,8% nel mercato dell’iperconvergenza e va ad occupare uno spazio vicino alla metà dell’intero segmento. Con vSAN che rappresenta circa il 42% del mercato complessivo. Il trend dell’iperconvergenza è molto positivo, le stime entro il 2021 ne segnalano infatti l’adozione nel 48% degli ambienti infrastrutturali aziendali.

In Italia, “Aruba è entrata nel mondo dell’ipercovergenza cloud di recente, ma sviluppa da moltissimi anni soluzioni di cloud dedicato all’interno dei propri datacenter”, spiega Bandinelli. Per quanto riguarda i clienti, ad una scelta private cloud fa capo circa il 20% sul totale (percentuale che comprende i progetti di cloud iperconvergente e cloud dedicato). A livello di installato (hardware) le proporzioni si ribaltano: la parte di installato fisico nei DC vede la parte di private cloud (che comprende il cloud iperconvergente) decisamente preponderante, ed all’interno di questa parte ancora una prevalenza del private cloud non iperconvergente” comunque in crescita.

“I vantaggi dell’infrastruttura cloud iperconvergente – insiste Bullanisi legano a scalabilità, flessibilità modulare, semplicità, alla possibilità proprio di far crescere il DC giorno dopo giorno in modo modulare, con un costo inferiore più basso per Cpu e Ram rispetto ai costi delle grandi SAN, ma anche costi inferiori di manutenzione, con meno rischi per la business continuity. Il vantaggio di avere l’intelligenza nel software, anziché nel firmware, è un altro aspetto importante”      

Cloud su misura a seconda delle esigenze

Bandinelli sottolinea: Per noi è importante indirizzare correttamente le esigenze dei clienti, senza imporre soluzioni dall’alto, ma cercando di ascoltare i bisogni. E per questo è fondamentale non imporre “una” volontà, ma adattarsi a seconda di quanto viene chiesto. Ogni declinazione di private cloud offre specifici vantaggi. Aruba Enterprise propone Virtual Private Cloud, con VMware vCloud Director utilizzabile dal cliente su una piattaforma hardware condivisa, la proposta iperconvergente, e la proposta di Private Cloud Dedicato che il cliente può personalizzare di cesello.

Ognuna delle offerte ovviamente presenta specifici vantaggi. Bandinelli: “La proposta di cloud iperconvergente, con hardware standard a magazzino, permette di offrire un’infrastruttura dedicata con la flessibilità del Virtual Private Cloud – proprio anche per le sue caratteristiche di standardizzazione – con una velocità di setup relativamente alta e comunque ridotta rispetto a quella necessaria per un’infrastruttura Dedicated Private Cloud, che permette però un livello di personalizzazione estremo”. La scalabilità è possibile con una rapidità non identica a quella offerta nella proposta Virtual Private Cloud ma comunque molto veloce e, per quanto riguarda le possibilità di upgrade, su Virtual Private Cloud è possibile intervenire in modo granulare, mentre nelle infrastrutture dedicate si agisce per blocchi di risorse. “Per quanto riguarda il controllo sull’infrastruttura è chiaro che iperconvergenza e Dedicated Private Cloud consentono il massimo grazie a vCenter per la gestione completa di VMware.   

L'offerta di Private Cloud di Aruba
L’offerta Virtual Private, Hyper-Converged e Dedicated Private cloud di Aruba Enterprise

“Una scelta di cloud iperconvergente – riprende Bullani – ben indirizza l’utilizzo di un’ampia gamma di applicazioni, se non tutte. Certo le applicazioni mission critical, la VDI, ed è difficile obiettivamente cogliere un limite di utilizzo. Per esempio l’iperconvergenza è stata già scelta per applicazioni core da importanti player: per esempio nel settore radiotelevisivo per il broadcasting, o ancora nell’ambito dei servizi postali per rafforzare automazione e resilienza nei centri di smistamento. Non mancano anche le referenze all’estero, con il tratto comune della soddisfazione dei clienti, che ne hanno apprezzato le qualità in termini di flessibilità e scalabilità.

Ambiti di utilizzo di vSAN
Il cloud iperconvergente di VMware con vSAN può indirizzare workload e app in ogni ambito di utilizzo

Lo conferma Bandinelli che sottolinea: “Il momento di emergenza che abbiamo vissuto ha fornito l’occasione per far apprezzare l’iperconvergenza anche per il vantaggio di poter scegliere un’infrastruttura dedicata, in breve tempo (sfruttando l’hardware a magazzino). Alta la richiesta di implementazione di VDI su infrastruttura iperconvergente, così come non sono poche le aziende che hanno chiesto di migrare la propria infrastruttura in cloud grazie anche alla semplicità e alla possibilità, con l’accesso a VMware, di gestire completamente l’infrastruttura via software. Quindi utilizzando l’iperconvergenza anche per il consolidamento delle risorse on-premise. Non solo, tante aziende hanno scelto di fare setup di e-commerce su cloud iperconvergente per il suo livello di scalabilità, per la possibilità di gestire i picchi in modo agile”.

Aruba in questo contesto, come per lo sviluppo di qualsiasi progetto, punta tanto sulle tecnologie, e ancora di più sulle persone. “La differenza di poter lavorare insieme a solution architect, ad un project manager dedicato, che affiancano il cliente, fa davvero la differenza. Per questo l’approccio consulenziale è un punto cardine che ci contraddistingue”.
L’offerta di un’infrastruttura fisica e dedicata, anche per la connettività, oltre al public cloud, e all’offerta di servizi possibili solo grazie alla disponibilità dei data center – insieme alla totale all’assenza di lock-in – sono fattori differenzianti “così come la possibilità effettiva di rinegoziare il contratto a seconda dell’evoluzione del business e di personalizzare gli SLA. A questo si aggiunge la possibilità di agganciare servizi, come backup, disaster recovery, fino alla delega completa di gestione dell’infrastruttura ad Aruba Enterprise.

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