La telemedicina è l’asset su cui si giocherà l’evoluzione del sistema sanitario nei prossimi anni. Biogen lavora in questa direzione per realizzare una serie di progetti strategici che  supportino i clinici e i pazienti nel prepararsi ad affrontare un nuovo assetto del percorso di cura, un nuovo modello organizzativo che sia più vicino in particolare ai pazienti cronici e fragili. Intervistato nel contesto del Digital Health Summit 2020, entra nel dettaglio delle iniziative Giuseppe Banfi, managing director di Biogen Italia, offrendo al contempo la sua visione di scenario.

La sanità è stata al centro della pandemia dovuta a Covid 19 scoprendosi da una
parte vulnerabile dall’altra pronta a mettersi in discussione. Cosa avete imparato da questa emergenza e come avete risposto, in particolare nel supporto ai vostri clienti?

Giuseppe Banfi, Managing Director Biogen Italia
Giuseppe Banfi, managing director Biogen Italia

“Il 2020 è a tutti gli effetti considerato l’annus horribilis del nostro sistema sanitario che è stato messo sotto pressione dalla pandemia di Covid-19
La necessità di far fronte ad una situazione molto critica ha portato alla luce alcune carenze strutturali più o meno note e ha mostrato con chiarezza quali sono i temi sensibili e gli elementi su cui è necessario lavorare per continuare ad avere un servizio sanitario nazionale sostenibile e in grado di rispondere alla domanda di salute dei cittadini, soprattutto quelli fragili.
L’uso delle tecnologie, la necessità di potenziare la medicina di territorio e di ripensare i servizi alla persona e i setting di cura, ad esempio, sono alcune delle indicazioni che ci vengono fornite con grande chiarezza dalla gestione degli ultimi mesi.

Oggi dobbiamo ancora mantenere alta l’attenzione e fare i conti con il distanziamento sociale che impone a tutti di provare a sviluppare nuove modalità di interazione tra pazienti e professionisti sanitari, nonché nuovi strumenti di raccolta, analisi e monitoraggio dei dati sullo stato di salute. In questo la tecnologia offre soluzioni sempre più avanzate.
Grazie alle tecnologie, infatti, è possibile far evolvere il rapporto tra medico e paziente, ridisegnando il percorso di cura e assistenza in modo da mettere al centro i suoi bisogni. Da azienda che opera nel mondo delle neuroscienze da oltre 40 anni possiamo dire che la sfida più grande – sulla quale siamo già al lavoro – sarà quella che riguarda i pazienti cronici, come ad esempio coloro che convivono con patologie neurologiche importanti e hanno necessità di assistenza complesse.

In questi mesi ci siamo messi in ascolto, abbiamo mantenuto relazioni solide con i nostri stakeholders – i clinici, le associazioni pazienti su tutti – attraverso vari canali di comunicazione, con l’obiettivo di comprendere al meglio le loro esigenze, le difficoltà che stavano incontrando così da supportarli nella definizione di quella che sarà la nuova normalità del mondo sanitario.
Ad esempio, abbiamo lanciato il Neuro Management Lab, un laboratorio di management in partnership con la Società Italiana di Neurologia (Sin) e Sda Bocconi, che ha avuto l’obiettivo di aprire il confronto tra i professionisti del mondo sanitario in neurologia su una serie di questioni manageriali nell’epoca post Covid all’interno di uno scenario di innovazioni all’orizzonte. Un mese di incontri che hanno permesso di mettere davvero a fuoco i punti chiave su cui è indispensabile lavorare fin da subito”.

Forti dell’esperienza di questi mesi, quali sono le strategie che metterete in campo nella Fase3 della ripresa, quali i servizi innovativi e quali le modalità per coordinare l’intera filiera con la quale lavorate?

“Come azienda vogliamo essere pionieri – è nel nostro Dna – nel promuovere una evoluzione del sistema che sia pensata su una maggiore e nuova centralità del paziente. 
Data la ben identificata necessità di maggiore integrazione con il territorio, Biogen sta lavorando alla costruzione di un nuovo modello organizzativo del percorso di cura che sia più vicino ai pazienti soprattutto cronici e fragili. Dobbiamo superare la visione odierna che vede ancora l’ospedale al centro, privilegiando luoghi di cura e assistenza più prossimi ai pazienti. Il nuovo percorso dovrà includere ad esempio il domicilio quale setting di cura e/o identificare quei luoghi più vicini al domicilio del paziente dove prevedere esami o monitoraggi oggi svolti solo in ambito ospedaliero.
Seguendo questa visione, Biogen sta realizzando una serie di progetti strategici che, su vari fronti supporteranno i clinici e i pazienti nel prepararsi ad affrontare un nuovo assetto di cura.
Oltre al NeuroMLab che ha lavorato sulla parte più manageriale, a supporto dei clinici abbiamo lanciato una vera e propria academy – Digital Health Campus – che ha come obiettivo di “fare cultura digitale”, di approfondire la conoscenza delle logiche che si applicano al mondo della salute. Un percorso teorico e pratico progettato in collaborazione con SIN per fornire competenze digitali di alto livello che consentiranno loro di affrontate le sfide poste da una sempre maggiore utilizzo delle tecnologie nella pratica clinica.

Sul fronte del supporto al paziente e di una maggior centralità delle sue esigenze in questo nuovo percorso di cura, Biogen ha avviato un progetto pilota di consegna di alcuni farmaci a domicilio (progetto B@home), e reso disponibile un’avanzata soluzione di telemedicina in neurologia, reumatologia e dermatologia con l’obiettivo di ridurre la pressione dei molteplici accessi agli ambulatori ospedalieri, svincolando pazienti e caregiver da spostamenti evitabili. Grazie all’iniziativa #TiVideoVisito di Paginemediche, Biogen ha adottato questa piattaforma tecnologica con cui il centro/reparto potrà gestire da remoto tutto il processo di prenotazione, erogazione della video-visita e monitoraggio dei pazienti.
Biogen ha inoltre avviato una ricerca in Sicilia con Aisdet (Associazione italiana Sanità digitale e Telemedicina) e Sin con l’obiettivo di progettare un ecosistema digitale di continuità che integrerà i diversi attori del processo di cura di un paziente con Sclerosi Multipla attraverso l’utilizzo di strumenti integrati come wearable per il monitoraggio da remoto, telemedicina, cartella clinica di continuità e interoperabile attraverso il collegamento con il Fse del paziente”.

Quanto pesa la tecnologia digitale sulla vostra strategia? Quali i progetti e gli obiettivi per il 2021, non solo legati alla situazione Covid che ancora allarma?

“La tecnologia come abbiamo visto, ha un ruolo determinante nella definizione della nostra strategia. Consideriamo quanto i mesi di emergenza sanitaria abbiano contribuito ad accelerare la propensione e l’utilizzo delle tecnologie da parte dei clinici compiendo una piccola rivoluzione anche dal punto di vista culturale.

Oggi davvero il ricorso alla tecnologia sembra l’unica soluzione possibile per riuscire a far fronte alle richieste di un sistema che per mesi è stato bloccato e per consentire ai pazienti fragili come quelli che convivono con patologie croniche di essere adeguatamente assistiti, in sicurezza, senza recarsi in ospedale. La telemedicina deve però passare dall’essere una soluzione estemporanea di emergenza a diventare uno strumento riconosciuto e integrato nella pratica clinico-assistenziale per specifici bisogni del malato, nel rispetto delle diverse indicazioni regionali (alcune regioni hanno già fatto questo passaggio e sono già pienamente operative).

La telemedicina è quindi destinata ad essere l’asset su cui si giocherà l’evoluzione del sistema nei prossimi anni.
L’integrazione delle tecnologie è un elemento essenziale per il nuovo modello organizzativo del percorso di cura a cui Biogen sta lavorando per ripensare al setting di cura in modo che sia più vicino ai pazienti cronici e fragili.
La dimensione territoriale è cruciale, lo abbiamo visto: le regioni che avevano negli anni scorsi lavorato al potenziamento della loro rete di assistenza locale sono state quelle che hanno resistito meglio all’impatto della pandemia.
Questo sarà il nostro quadro di riferimento, il progetto più ambizioso che porteremo avanti nei prossimi anni e che accompagneremo con iniziative strategiche che supporteranno sia clinici sia pazienti nel prepararsi ad affrontare un nuovo assetto di cura“.

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