Tra le tecnologie di traino, funzionali ad accelerare non solo la progettazione ma anche la realizzazione di nuovi prodotti, le aziende manifatturiere oggi guardano alla stampa 3D con attenzione e ne riconoscono i vantaggi anche nell’ottica di rafforzare le proprie supply chain. E’ documentato dagli investimenti crescenti nel 3D printing e nel digital manufacturing, riconosciuti da tempo soluzioni ideali per la prototipazione iniziale, valide alternative ai sistemi di produzione tradizionale, ma anche opportunità per accelerare il processo di innovazione, anche per le elevate possibilità di “personalizzazione di massa dei nuovi prodotti”, riducendo gli sprechi.

Se ne parla in occasione della presentazione del report Digital Manufacturing, commissionato a Sme Media/Research da HP e presentato in occasione dell’evento HP Innovation Summit 2020, che ha fornito una serie di approfondimenti proprio sulle tecnologie e trend del digital manufacturing, come la stampa 3D industriale.

Lo studio è stato condotto nel corso dell’estate su un campione di 2.175 decision maker dei settori printing e digital manufacturing appartenenti a nove aree geograficheEuropa compresa – e conferma l’impegno delle aziende con gli investimenti in questo settore per garantirsi agilità, velocità e flessibilità e soprattutto la capacità di adattare in velocità la produzione alle richieste del mercato ed in questo modo accelerare la crescita, puntando allo stesso tempo sulla sostenibilità. Un ecosistema vivo, come documentano i numeri.

Stampa 3D e supply chain

Nei prossimi 12 mesi, il 71% dei decision maker prevede di investire in tecnologie di digital manufacturing e l’85% indica che l’azienda di appartenenza vorrebbe incrementare gli investimenti nel comparto. A nostro avviso è soprattutto interessante lo spunto volto all’utilizzo delle tecnologie di 3D printing anche a vantaggio della supply chain, a questo proposito lo studio evidenzia come oltre nove intervistati su dieci dichiarino essere in fase di analisi alla ricerca di nuovi modelli di produzione/supply chain, con il 59% che valuta i modelli ibridi e il 52% che considera la produzione localizzata.

Anche in relazione a due fattori: il primo in considerazione dell’evoluzione dei modelli di business in risposta all’attuale situazione e contesto economico mondiale (per l’89% del campione) ed il secondo perché additive manufacturing/3D printing sono ritenuti valida alternativa o comunque supporto irrinunciabile alla produzione tradizionale (75%).

Ramon Pastor - Vice President e General Manager 3D Printing HP
Ramon Pastor – Vice President e General Manager 3D Printing HP

Ramon Pastor, General Manager di HP 3D Printing & Digital Manufacturing: “La stampa 3D industriale è vista non solo come un modo per abbassare i costi e arrivare sul mercato più velocemente, ma anche come un vantaggio competitivo unico che accelera l’innovazione per i clienti, in un contesto in cui il settore manufacturing a livello globale sta chiaramente mostrando l’esigenza di una maggiore resilienza della supply chain, di una incrementata flessibilità produttiva, di una più alta velocità di innovazione e di una sostenibilità ambientale più elevata”.

Per quanto riguarda la sostenibilità si riconosce all’additive manufacturing la possibilità di ridurre gli sprechi e di promuovere strategie per l’economia circolare attraverso la riduzione delle quantità di materiali utilizzati, la migliore corrispondenza tra domanda ed offerta e, appunto, una supply chain accorciata.
L’88% degli intervistati comunque ritiene importante che i governi creino un ecosistema sostenibile incentivando gli investimenti e lo sviluppo di tecnologie di digital manufacturing vantaggiose dal punto di vista sociale e ambientale, con il 90% dei decision maker a sottolineare l’importanza e l’attenzione da riservare alla riciclabilità delle polveri.

Infografica - HP Digital Manufacturing Trends Report
Infografica – HP Digital Manufacturing Trends Report

Il digital manufacturing per la crescita

Il report evidenzia invece l’unanimità dei consensi per quanto riguarda la convinzione che il digital manufacturing contribuisca alla crescita economica. Si tratta però di dare significato ad una considerazione che potrebbe apparire altrimenti scontata. Si parla, in questo caso, di crescita non solo di fatturato, quanto e più legata alla capacità di introdurre innovazione nei prodotti. Le stesse possibilità di personalizzazione di massa dirette al consumatore, come la produzione on demand e l’evoluzione del magazzino digitale e dellinventario virtuale sono tra gli aspetti maggiormente considerati.

Il 91% degli intervistati è intenzionato a percorrere proprio la via della mass customization, ritenendolo applicabile alla propria produzione solo in relazione all’utilizzo di tecnologie di additive manufacturing e stampa 3D. Mentre tra i settori più maturi nell’utilizzo di queste tecnologie si confermano quello medico, industriale e automobilistico e sarà così anche nei prossimi cinque anni.

Bisogna tuttavia continuare a lavorare, anche in questo comparto sul problema delle competenze e cercare di fare sistema. Per esempio l’85% degli intervistati indica nella collaborazione tra settori diversi come elemento importante per la crescita del comparto, con 8 aziende su 10 che già oggi stanno pianificando future collaborazioni con enti governativi sui prodotti di digital manufacturing. Per crescere però serve trovare forza lavoro qualificata che al momento manca. Ci lavora direttamente il 64% delle aziende che offre servizi di formazione professionale, mentre più di un’azienda su due vorrebbe che aziende, governi, istituzioni e cittadini lavorassero insieme per investire in programmi di formazione e di job-skilling.

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