The Perfect Storm è il nome dell’operazione da poco conclusa dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, in contrasto al fenomeno della pirateria audiovisiva, attività condotta in sinergia con personale specializzato appartenente al Servizio di Polizia Postale e delle Telecomunicazioni della Polizia di Stato.

L’operazione arriva in un momento di alta attenzione in cui l’industria audiovisiva è segnata dalle difficoltà relative all’emergenza sanitaria, con i dati Fapav (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) che stimano una perdita, solo nel 2019, di oltre 6.000 posti di lavoro per effetto del crimine informatico.

Allo stesso tempo The Perfect Storm rappresenta un’operazione importante anche per evidenziare al pubblico il problema dello streaming illegale, molto diffuso e fiorente – dati parziali relativi all’operazione parlano di circa 5 milioni di utenti solo in Italiaanche per le evidenti responsabilità dei clienti che decidono di sottoscrivere l’accesso ai servizi non legali che danneggiano l’economia del Paese.

Attraverso l’utilizzo della rete Internet, venivano veicolati e trasmessi contenuti protetti, sfruttando il protocollo Iptv, con i pagamenti degli abbonamenti effettuati in alcuni casi attraverso l’utilizzo delle criptovalute e sfruttando account Paypal per la raccolta dei profitti dell’attività illecita. Sono stati oscurati quindi oltre 5.500 siti illegali di live streaming e diversi canali Telegram utilizzati per trasmettere in modo illegale i contenuti. E la GdF ha proceduto a diversi sequestri rivolti alla confisca di risorse per l’equivalente di oltre 10 milioni di euro.

Articolato e a carattere piramidale il sistema escogitato dai pirati audiovisivi ma soprattutto basato su piattaforme informatiche di ultima generazione, alimentate simultaneamente da diverse “sorgenti di contenuti” ubicate in Europa per la trasformazione dei segnali audiovideo protetti da diritto d’autore, riconducibili ai principali servizi pay per view come Netflix, Dazn, Disney+, da decriptare per poi essere redistribuiti attraverso server dislocati in tutto il mondo.

Giovanni Melillo
Giovanni Melillo – Procuratore della Repubblica che ha coordinato l’indagine

Una vera struttura “alternativa” a quella legale, che ha permesso – come spiega in dettaglio la Gdf – a fronte di transazioni economiche “disposte anche attraverso criptovalute, di alimentare migliaia di servizi illegali di Iptv, nonché servizi Web di live streaming, applicazioni mobili e canali Telegram”. Gli utenti che hanno sottoscritto contratti di abbonamento per l’offerta Iptv pirata, in modo da poter guardare “a basso prezzo” gli eventi on demand a pagamento (tra cui le partite di calcio dei principali campionati europei), si sono trovati a visualizzare quindi sui propri dispositivi gli avvertimenti relativi al sequestro del sito, tramite il quale era possibile visualizzare i programmi. 

La GdF ha proceduto, in primis, con attività tecniche preliminari di monitoraggio “consistenti nel progressivo spegnimento da remoto delle piattaforme, dei server e delle smart card utilizzate dai pirati, nonché nell’oscuramento dei siti Web e dei canali Telegram dediti alla vendita e riproduzione dei contenuti dell’Iptv illegale“. A seguito di esse, ed in esecuzione dei provvedimenti emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, ha proceduto al sequestro e all’oscuramento di oltre 5.500 risorse IT tra cui server, piattaforme di gestione, siti per il live streaming e siti vetrina per l’acquisizione di nuovi incauti clienti e, appunto, oltre 350 canali Telegram.

Per garantire l’erogazione dei “servizi” i pirati audiovisivi hanno quindi dovuto ricorrere alle risorse di backup predisposte proprio per l’attivazione in questi casi, esponendole. In seguito alla prima azione di oscuramento e quindi alla prosecuzione delle attività di monitoraggio gli esperti sono riusciti ad individuare altri 370 canali Telegram e 350 siti vetrina. Si è quindi proceduto ad un nuovo sequestro disposto dalla Procura per azzerare le possibilità residue di riprodurre contenuti video in violazione delle norme poste a tutela del diritto d’autore.

Interessante, come spiega la Guardia di Finanza, è l’analisi degli strumenti tecnologici utilizzati per le indagini che comprendono software sofisticati di AI per l’analisi dei big data che si sono rivelati in grado di individuare in modo puntuale ogni membro dell’associazione indagata, ma anche di identificare la rete dei “rivenditori” sul territorio, e l’elenco dei dati identificativi degli utilizzatori a livello globale.
Le operazioni infatti sono state compiute sul territorio nazionale ma hanno anche riguardato altri 12 Paesi membri con il coordinamento dell’Agenzia Europea Eurojust (l’unità di cooperazione giudiziaria dell’Unione Europea costituita come agenzia e composta da un procuratore o un ufficiale di polizia per ogni Stato membro) ed ulteriori 5 Paesi (Usa , Regno Unito, Russia, Ucraina e Svizzera) mediante l’attività di raccordo info-operativo svolta dal II Reparto del Comando Generale del Corpo .

L’operazione nel complesso ben evidenzia, allo stato attuale, le potenzialità intrinseche delle tecnologie, sia al servizio della sicurezza, ma anche a disposizione dei pirati e del cybercrime, ed è da evidenziare anche in questo caso come il successo dell’attività della pirateria audiovisiva sia in primis sostenuto dai comportamenti scorretti degli utenti consapevoli di accedere ai contenuti in modo non legale.   

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