Oltre un dirigente su due, a livello globale, ammette di “aver peccato” di greenwashing. Così viene definito l’ecologismo di facciata, ovvero l’insieme delle pratiche e delle politiche  finalizzate a costruire un’immagine della propria azienda positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, di fatto distogliendo l’attenzione dagli effetti negativi legati alle proprie attività o ai propri prodotti. Lo dicono i risultati della ricerca Ceos are Ready to Fund a Sustainable Transformation, commissionata da Google Cloud a Harris Poll e condotta su circa 1.500 dirigenti aziendali in 16 Paesi, tra cui l’Italia, per indagare l’approccio dei Ceo alla sostenibilità ed in particolare obiettivi, azioni e sfide che essi stanno affrontando nella transizione verso un business più sostenibile.

Consola che, a fronte di questo primo dato molto negativo se non preoccupante, le iniziative in ambito Esg rappresentano effettivamente una priorità, per indirizzare la quale però servono strumenti di misura e parametri coerenti in modo da consentire effettivamente il rilevamento dei risultati raggiunti e permettere confronti efficaci tra le aziende. Sono gli ambiti entro cui ancora una volta la tecnologia si può rivelare una valida alleata. La pensa così ben l’89% dei Ceo italiani nel campione della ricerca. Entriamo nei dettagli.
Oggi la spesa per la sostenibilità pesa per circa il 10% sul budget complessivo dell’azienda ed i dirigenti sono disposti a valutare modalità di crescita sostenibili anche a fronte di una possibile perdita dei ricavi. Tutte le aziende, di fatto il 98% in area Emea, rispetto al 96% worldwide, hanno almeno un programma in atto per portare avanti iniziative green rispetto alla media mondiale.

Si parla quindi della scelta di fornitori o partner sostenibili (quasi in un caso su due), dell’implementazione di policy green in ufficio (nel 45% dei casi) e degli sforzi per compensare la propria carbon footprint attraverso la scelta di fonti di energia rinnovabili e metodi di produzione sostenibili, in una percentuale praticamente identica (44%). Evidenti gli impatti anche sull’organizzazione delle supply chain e sull’adeguamento dei modelli di business, comunque prioritari tanto quanto le stesse iniziative Esg.

Proprio per questo è vitale, secondo il management, lavorare sulle possibilità effettive di valutazione dei progressi compiuti. Anche perché se da una parte il 58% dei dirigenti a livello globale ammette di aver peccato di greenwashing, il campione lamenta un’effettiva mancanza di misurazione dei risultati delle proprie iniziative di sostenibilità, per cui si genera un gap tra gli obiettivi prefissati ed i progressi reali, con il 66% che arriva a dubitare di quanto siano genuine ed efficaci le iniziative Esg della propria azienda. Il 64% del campione (a livello globale) non ha di fatto adottato strumenti di misurazione per valutare l’impatto delle proprie pratiche sostenibili e solo il 36% ha introdotto metriche certe, per arrivare ad un misero 17% che è effettivamente in grado di utilizzare i dati raccolti per ottimizzare le prestazioni.

Non manca invece la fiducia, tanto che tre manager su quattro ritengono che la sostenibilità possa portare a una vera trasformazione del business. E proprio su tecnologia e sostenibilità convergono le intenzioni di investimento dei Ceo per il 2022. E’ così per il 60% dei dirigenti dell’area Emea, che prevedono l’aumento degli investimenti per la sostenibilità già nel corso di questo anno, e per due dirigenti su tre in area Latam. 

Sostenibilità e tecnologia, lo scenario in Italia

I numeri che riguardano l’Italia aprono una serie di ulteriori riflessioni. Nel nostro Paese, quasi nove Ceo su dieci percepiscono la crescita di interesse per gli aspetti Esg e se ne occupa in misura maggiore anche solo rispetto all’anno precedente, ma oltre sette dirigenti su dieci vorrebbero fare meglio ma non sanno come procedere. Ed il 60% si domanda se le iniziative siano autentiche e apportino reali vantaggi.

Google Cloud
Alcuni dei risultati italiani dalla ricerca Ceos are Ready to Fund a Sustainable Transformation (fonte: Harris Poll per Google Cloud)

Anche in Italia poi, quasi la totalità del campione (97%) ha avviato almeno un programma in ambito Esg ma il 20% circa non dispone di effettivi sistemi di misurazione per il calcolo dell’impatto ambientale, per capire come migliorare ed oltre la metà non ha introdotto metriche al riguardo.

Fabio Fregi, country manager Italy di Google Cloud
Fabio Fregi, country manager Italy di Google Cloud

Anche in questo caso la fiducia nella tecnologia è alta, ma non altissima. Il 44% quindi crede che gli strumenti tecnologici possano favorire lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi che utilizzano metodi più sostenibili e il 33% circa ritiene la tecnologia uno strumento strategico per la misurazione dell’impatto delle iniziative adottate.

La lettura dei dati da parte di Fabio Fregi, country manager per l’Italia di Google Cloud, arricchisce il quadro: Le aree in cui i dirigenti italiani intendono investire di più in termini di tempo e denaro nel 2022 sono la sostenibilità (79%) e lo sviluppo tecnologico (68%). Considerando che per l’89% degli intervistati la tecnologia permetterà alla loro organizzazione di essere più sostenibile, entrambe queste aree di investimento mostrano l’impegno delle aziende italiane per migliorare il loro impatto ambientale”.

Sostenibilità e tecnologia, le prime aree di investimento per i Ceo nel 2022 (fonte: Harris Poll per Google Cloud)

Come misurare la sostenibilità del cloud

Il cloud rappresenta una leva per i progetti di sostenibilità ma serve anche disporre di una serie di metriche e di strumenti che effettivamente consentano di misurare gli impatti e di calibrare gli sforzi. A questo proposito Google Cloud propone la suite Carbon Sense  con le funzionalità in grado di segnalare le emissioni di carbonio e l’eventuale riduzione; il tool Active Assist supporta i clienti nell’identificazione, rimozione e ottimizzazione dei progetti inattivi sul cloud per ridurne in modo proattivo l’impronta e con Google Cloud Carbon Footprint è possibile misurare le emissioni lorde di carbonio legate all’utilizzo di Google Cloud.
Per riuscire a decarbonizzare l’elettricità consumata dalle applicazioni in cloud, è invece possibile utilizzare Google Cloud region picker: misura la percentuale media oraria di energia senza carbonio (Carbon Free Energy, Cfe) utilizzata nelle diverse region. In questo modo le aziende possono valutare prezzo, latenza e impronta di carbonio per scegliere consapevolmente su quale cloud region collocare i workload per ridurre l’impatto ambientale.

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