Tra sperimentazioni che non riescono a diventare operative, difficoltà nel misurare il valore reale dei progetti e nuove sfide poste dall’AI agentica, l’adozione dell’intelligenza artificiale entra in una fase in cui contano soprattutto metodo, governance e qualità del dato. Per le aziende il nodo non è più soltanto capire cosa può fare l’AI, ma come integrarla in modo misurabile, scalabile e coerente con gli obiettivi di business. Ne parliamo con Stefano Alpi, Chief Transformation & Marketing Officer e Alfredo Formisano, Partner di Iconsulting.

L’AI generativa ha spinto sempre più aziende a interrogarsi su come sfruttare questa tecnologia per creare valore e accrescere il potenziale inespresso, ma molte aziende non riescono a scalare.  Nella vostra esperienza quali sono le principali motivazioni alla base di questa difficoltà?

Stefano AlpiNonostante l’entusiasmo attorno all’AI generativa, molte aziende stanno incontrando difficoltà nel concretizzare le sperimentazioni avviate. Nella nostra esperienza, le cause principali sono soprattutto strutturali.
La prima causa è la mancanza di dati davvero “AI-ready”; non basta avere dati, devono essere di qualità, governati, accessibili e contestualizzati. L’AI amplifica i limiti del dato: se la base non è solida, anche gli output non lo saranno.
A questo si aggiunge la frammentazione tra proof of concept e produzione. Molti progetti restano confinati alla fase pilota perché portare in produzione richiede competenze specifiche, architetture scalabili e un disegno complessivo che spesso manca.
Un’altra causa limitante è l’assenza di un operating model chiaro; infatti, non è sempre ben definito chi guida l’AI in azienda e questa ambiguità rallenta decisioni su investimenti, priorità e gestione del rischio. C’è poi un tema di competenze, poiché non basta avere specialisti, serve una AI literacy diffusa, che coinvolga business, IT e funzioni di supporto.
Infine, spesso manca un framework di misurazione del valore, si misurano metriche tecniche, ma non l’impatto reale sul business. Senza questo collegamento, i progetti restano esperimenti e non scalano.

Uno dei temi emersi dalla survey è rappresentato dalla difficoltà di misurare in modo concreto i benefici dell’AI; quali sono i passi per farlo?

Alfredo FormisanoLa misurazione del valore dell’AI richiede un cambio di approccio rispetto al passato. Il primo passo è partire dal problema di business, non dalla tecnologia: bisogna chiarire quale obiettivo si vuole raggiungere e collegare esplicitamente l’AI a quel risultato. Subito dopo è fondamentale definire una baseline, cioè lo stato attuale, per poter misurare qualsiasi miglioramento. La misurazione deve avvenire su più livelli: operativo (efficienza e produttività), economico (costi e ricavi) e strategico (scalabilità, retention, posizionamento).
E accanto alle metriche quantitative, è importante considerare anche quelle qualitative. Dal punto di vista metodologico, è utile adottare un approccio comparativo, confrontando gruppi o processi che utilizzano l’AI con altri che non la utilizzano, così da isolarne in modo più oggettivo l’impatto reale. Allo stesso tempo, è fondamentale considerare anche i costi nascosti, come quelli legati alla formazione e alla manutenzione, lavorare su cicli di misurazione brevi per intercettare anche i micro-benefici e includere nella valutazione gli impatti intangibili, come il posizionamento sul mercato e la percezione innovativa dell’azienda.

Nei prossimi anni l’AI agentica è destinata a crescere rapidamente, quali sono i principali punti di attenzione da considerare nell’introduzione di questa tecnologia?

Stefano Alpi – L’AI agentica rappresenta un salto di paradigma; non si limita a generare contenuti, ma esegue azioni e produce risultati. Il valore non è più nelle risposte, ma nei task completati correttamente.

Stefano Alpi
Stefano Alpi, Chief Transformation & Marketing Officer di Iconsulting

Il primo punto di attenzione riguarda i confini di autonomia. È infatti necessario definire chiaramente fino a dove un agente può operare senza intervento umano, stabilendo in modo consapevole diversi livelli di autonomia. Il secondo è la gestione del rischio, perché gli agenti possono compiere azioni irreversibili ed è quindi fondamentale che operino secondo il principio del “minimo privilegio”, ovvero con accessi limitati alle sole attività necessarie. Su questo punto, un corretto “disegno” è fondamentale.
Un altro aspetto riguarda il ruolo delle persone, che non “scompaiono” ma evolvono verso attività di supervisione, definizione degli obiettivi e gestione delle eccezioni. Questo richiede un importante cambiamento organizzativo, culturale e di reskilling.
Fondamentale è anche garantire trasparenza e tracciabilità, affinché ogni azione sia comprensibile, auditabile e ricostruibile… e, ancora una volta, l’aver analizzato e disegnato correttamente il tutto, risulta essere un fattore fondazionale.
In questo contesto, sicurezza e compliance diventano centrali, gli agenti possono interagire con sistemi esterni e possono rappresentare una nuova superficie di rischio in un quadro normativo ancora in evoluzione.

In sintesi, quale è la vostra visione e quali sono gli elementi differenzianti di Iconsulting nell’affiancare le aziende nell’introduzione dell’AI?

Alfredo Formisano – La nostra visione parte da un principio semplice: non esiste AI efficace senza una base dati solida, governata e affidabile. L’AI, infatti, non è un layer da aggiungere, ma un’evoluzione naturale di un ecosistema dati ben progettato. Per questo continuiamo a mettere al centro la qualità, la consistenza e il significato del dato come prerequisito per qualsiasi iniziativa di AI.

Alfredo Formisano
Alfredo Formisano, Partner di Iconsulting

Il nostro elemento distintivo è un approccio end-to-end e realmente olistico. Non ci limitiamo a singoli use case, ma partiamo dalla definizione della strategia (tecnologia, organizzazione e roadmap) e accompagniamo le aziende lungo tutto il percorso: dalla costruzione delle piattaforme dati e della governance, fino allo sviluppo di modelli, agenti e soluzioni applicative.
Il tutto con un approccio fortemente guidato dal risultato: lavoriamo per generare valore concreto, anche in modo incrementale, sempre con in stretto allineamento agli obiettivi di business.
Un ulteriore elemento chiave è il modo in cui sviluppiamo le competenze. Le nostre persone crescono con una visione trasversale, dalla strategia alla tecnologia, che da 25 anni ci permette di essere profondamente competenti e al tempo stesso altamente scalabili anche in un ambito complesso come quello dell’AI.

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