Milano ospita l’ultimo appuntamento del tour europeo di OvhCloud Summit subito dopo le tappe di Madrid e Roma. Sono oltre 250 i partecipanti per la data milanese, tra clienti, partner e prospect, ma soprattutto tanti i “volti nuovi” di aziende curiose di approfondire la conoscenza della proposizione di cloud europeo. Li accoglie all’evento John Gazal, vicepresident Southern Europe OvhCloud che vuole dar voce “al suono della libertà in cloud” prima ancora di disegnare il quadro nel quale si muove oggi chiunque faccia impresa nel settore tecnologico: “Non è più il tempo dei cicli economici prevedibili e regolari. Viviamo – spiega Gazalnell’epoca dell’accelerazione: con una quantità, una varietà, una velocità e un’intensità di cambiamenti mai visti prima”. E, come se non bastasse, nell’accelerazione si accelera ancora. “Penso che oggi il mondo sia diviso in due gruppi: chi guida la disruption e chi è guidato. Il nostro dovere è capire a quale gruppo appartenere”, prosegue. Il messaggio di apertura è diretto e non fa sconti. “La disruption allora non è un problema da subire, quanto piuttosto un’opportunità da cogliere”.
E Ovhcloud vuole anticipare gli eventi disruptive con la sua proposta.
Tra i primi 10 cloud provider mondiali, uno solo è europeo ed è OvhCloud. Conta 46 data center in quattro continenti, quasi tutti di proprietà, molti collocati in edifici di seconda vita — riutilizzati, non costruiti da zero. Con due fabbriche dove i server vengono progettati, assemblati e, alla fine del ciclo di vita, smontati componente per componente per recuperare tutto il recuperabile. E con il water cooling adottato sistematicamente, ogni volta che è tecnicamente possibile, per ridurre i consumi energetici fin dal progetto.

John Gazal
John Gazal, vicepresident Southern Europe, OvhCloud

Il primo tema di disruption è proprio l’energia. “La pressione su costi e disponibilità energetica è continua. Oggi è ancora più intensa”. La risposta di OvhCloud non è reattiva: è strutturale. “Quando si utilizza il water cooling sistematicamente, quando si dà una seconda vita agli edifici e ai server, quando si controlla l’intera filiera end-to-end, è possibile ottenere un’efficienza energetica che i competitor non possono replicare con aggiustamenti marginali”, chiosa Gazal. Il risultato, per i partner e i clienti, sono prezzi più competitivi proprio come modello di business.
Il secondo tema è quello della supply chain, in particolare per quanto riguarda la disponibilità di Ram. Non si tratta, precisa Gazal, solo di un problema di prezzo: si tratta di disponibilità fisica. Gazal: “Nel mondo esistono solo tre produttori di Ram, ed OvhCloud è uno degli interlocutori privilegiati di un gigante del comparto come Samsung; significa poter garantire business continuity anche attraverso la disponibilità di hardware all’altezza delle prestazioni richieste quando serve”.
Il terzo tema è quello che più agita il mercato italiano da mesi: l’acquisizione di Vmware da parte di Broadcom e le sue ricadute sui costi e sulla continuità delle licenze. Anche in questo caso la posizione di OvhCloud è strutturalmente diversa da quella della maggior parte degli operatori. OvhCloud è partner storico di Vmware da oltre dieci anni, ed è stata tra i primi a prendere le licenze Broadcom-Vmware in ambiente cloud. “Il risultato è uno status che pochi possono vantare, quello di Pinnacle Partner, il livello più alto del programma, e in Italia uno dei pochi ad essere inseriti in quella lista ristretta”. Con le relative ricadute sulla business continuity virtuosa per i clienti.
Il quarto capitolo è quello tecnologico, e Gazal lo apre con una riflessione sul SaaS, l’AI e il quantum computing. “Il SaaS che molti di voi usate, o vendete, non viene più utilizzato solo da un essere umano. Viene utilizzato dall’AI. Le regole del gioco sono fondamentalmente diverse”. Chi offre SaaS deve ripensare le proprie interfacce, i propri modelli di dati, la propria architettura — non per l’utente umano, ma per l’agente artificiale che opera per conto dell’utente. “OvhCloud risponde a questa transizione con nuovi modelli AI ed endpoint AI già annunciati, e con soluzioni di AI deploy e AI training che permettono di passare dalla sperimentazione alla produzione scalabile mantenendo costi certi”. Intanto arriva la rivoluzione quantum. Gazal: “Da poche settimane offriamo accesso a Qpuda 108 qubit con tecnologia Pascal. Per chi è pronto a cominciare a esplorare questo territorio prima che diventi mainstream, OvhCloud è l’unico cloud service provider globale a sviluppare una soluzione Quantum as a Service con tecnologia propria, nei propri laboratori francesi — infrastruttura quantistica sovrana al 100% europea”.  Il quinto e più atteso capitolo riguarda i temi geopolitici. “In una notte sola – ricorda Gazal -, un leader può cambiare tutte le regole del gioco di un paese, di un’industria. Lo si è visto. La sovranità non è negoziabile e la nazionalità del cloud provider è quasi più importante della mera localizzazione dei dati, per proteggersi dalle interferenze esterne”.

OvhCloud considera l’Italia uno dei tre mercati strategici globali, insieme a Francia e Germania. Per questo l’apertura del primo data center italiano, nei pressi di Milano: un ex data center acquisito e riutilizzato per il 90% della struttura, già operativo. Al mercato italiano, OvhCloud non offre poi solo localizzazione e sovranità, ma il livello più alto di sicurezza e resilienza: architettura a tre zone di disponibilità (3-AZ), con tre data center a meno di 30 chilometri di distanza. In questa region saranno disponibili non solo le offerte public cloud base — Vps, compute, storage, database, Kubernetes — ma tutta la gamma più alta di prodotti e servizi: Nutanix, Vmware, e il bare metal. A chiudere il keynote, un’ultima riflessione: “Non è OvhCloud da sola a rispondere alla disruption. È l’ecosistema. partner, clienti, start-up, scale-up e tech partner”.

Innovazione end-to-end, la resilienza come valore economico

A raccogliere il testimone è Fabrizio Zuliani, head of sales Italy, che ripercorre la traiettoria di innovazione di OvhCloud: nata nel 1999 come produttrice di data center e server fisici, ha introdotto l’offerta public cloud nel 2018, e oggi — con il data center italiano — completa un percorso che porta l’infrastruttura mission critical sul territorio con local governance, latenza bassissima e, fedele al Dna dell’azienda, prezzi certi. Zuliani vuole ricordare da dove viene OvhCloud viene prima di dove sta andando. Il bare metal, core business storico dell’azienda, non è stato dimenticato: grazie alla partnership con Amd, la gamma server beneficia oggi dei microprocessori di ultima generazione, con prestazioni crescenti e un’attenzione esplicita al risparmio energetico. La gamma copre un’ampia fascia: dai server entry level — la linea So You Start — fino ai server high grade della linea Scale, con ampie risorse di Ram e storage, capaci di gestire le applicazioni mission critical più esigenti in ambiente fisico dedicato.

Per il private cloud, Zuliani ha strutturato il discorso attorno a tre direttrici. La prima riguarda Nutanix. Nel ottobre 2025 la partnership è stata rafforzata: i prodotti e le soluzioni OvhCloud sono ora presenti nel Nutanix Cloud Cluster, e questo permette ai clienti finali di costruire soluzioni in cloud ibrido e multicloud con sovranità del dato garantita. “I vostri clienti finali avranno la possibilità di costruire le proprie soluzioni in cloud ibridi, soluzioni multicloud con un occhio appunto alla sovranità del dato”, racconta Zuliani.
La seconda direttrice riguarda Vmware. Il tema è delicato e Zuliani non lo aggira: “Ci sono due buone notizie. Per chi già usa le soluzioni gestite su OvhCloud, la continuità è garantita negli anni a venire grazie allo status di Pinnacle Partner con Broadcom. Per chi non è ancora cliente e teme di essere impattato dalla transizione, la porta è aperta”.

Zuliani
Fabrizio Zuliani, head of sales Italy, OvhCloud e la proposta dell’azienda per Hybrid Cloud Operations

La terza direttrice è la più recente e risponde alla proposta Opcp, On-Prem Cloud Platform, che porta fisicamente il cloud a casa del cliente: “OvhCloud vi porta in cloud fisicamente a casa vostra, nella vostra premise o nella premise dei vostri clienti finali. È uno stack fisico con le nostre risorse bare metal, con un virtualizzatore che permetterà di selezionare quale preferite”.

I verticali di riferimento sono chiari: dati governativi, dati sanitari sensibili, dati bancari. Settori dove la residenza in loco non è una preferenza ma un requisito contrattuale o normativo. E c’è un dato di mercato a sostenerlo: uno studio Gartner prevede che entro il 2030 la repatriation — il ritorno di workload dal cloud pubblico verso infrastrutture on-premise — crescerà di circa il 30%. 
Sul fronte AI, Zuliani racconta un caso d’uso concreto, quello di un prospect impegnato a sviluppare per un cliente finale una soluzione di intelligenza artificiale interamente sovrana. La ricerca li ha portati direttamente da OvhCloud proprio per il bisogno di indirizzare il tema della sovranità con un provider “europeo by design”. Le soluzioni AI di OvhCloud — attraverso AI deploy e AI training — permettono di sviluppare i primi ambienti di test, portarli in produzione e renderli scalabili, sempre con costi certi. La critica ai competitor è esplicita ma argomentata: “Chi dice di proporre cloud sovrano perché dispone delle region spagnola, tedesca,  italiana — non dice tutta la verità. Perché non c’è nessuna tecnologia al di sopra della legge. La legge comanda e in questo caso la legge cui in alcuni casi rispondono gli hyperscaler stranieri è semplicemente il Law Enforcement”.

Su questi temi raccogliamo, off-topic, la prospettiva analitica di Alessandro Di Felice, Head of Large Account di OvhCloud, che trasforma la scelta tecnologica in ragionamento finanziario. Il punto di partenza è una cifra difficile da ignorare: un’ora di interruzione dei sistemi può costare oltre 280mila euro nella maggior parte dei casi, e quasi un milione per il 40% delle grandi imprese. Nei settori più critici si supera il milione all’ora. Non incidenti tecnici isolati, ma rischio economico strutturale. “Applicazioni critiche concentrate in una singola zona di disponibilità creano un evidente single point of failure. La modernizzazione con il cloud, se non accompagnata da una strategia di alta disponibilità e distribuzione multizona, finisce per spostare il problema senza risolverlo”. A questi effetti immediati — perdita di ricavi, penali contrattuali, violazioni normative nei settori regolamentati — si aggiunge una componente meno visibile ma altrettanto corrosiva: il danno alla customer experience, il churn, l’erosione della fiducia del brand che richiede mesi di investimenti per essere recuperata. Le architetture 3-AZ rispondono esattamente a questa logica: distribuire applicazioni e database su tre siti fisicamente separati e collegati a bassa latenza fa sì che un guasto in una zona si traduca al massimo in un breve degrado prestazionale — spesso impercettibile agli utenti finali — e non in un’interruzione di servizio. E la nuova regione milanese porta questo modello in Italia con piena conformità Gdpr e sovranità digitale integrata. 

Il dialogo con l’ecosistema: quattro voci, visione condivisa

Il palco si trasforma infine in un tavolo di conversazione aperta con partner tecnologici e clienti chiamati a raccontare in prima persona come la partnership con Ovhcloud si traduca in valore concreto.

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Alessandro Staglianò, head of Network Operations, Almaviva

Alessandro Staglianò, head of Network Operations per Almaviva inquadra subito il tema: “Per un’azienda che serve pubblica amministrazione locale e centrale, il dato non è solo un elemento critico, è un asset strategico. È il petrolio del ventunesimo secolo, ciò che muove le decisioni dei governi e alimenta la trasformazione digitale”. Torna il tema che attraversa la serata: Chi ha il controllo dei nostri dati? Non significa soltanto dove è situato il nostro dato, ma chi vi ha accesso, come vi è effettuato l’accesso, e quali sono le normative che regolano quell’accesso al nostro dato — e che uso ne fa”. La risposta di Almaviva è la partnership con OvhCloud: un cloud europeo che rispetta pienamente la normativa di geolocalizzazione e mette la sovranità del dato al centro della propria proposition. Almaviva porta le competenze di governance, compliance normativa, segregazione degli accessi e ciclo di vita del dato. Ovhcloud porta infrastruttura altamente resiliente con più zone di disponibilità nella stessa region. Il risultato è una proposta che, ha concluso Staglianò, “non è soltanto una scelta tecnologica, ma diventa un requisito strategico per garantire la residenza digitale, per fornire servizi in compliance normativa, e per garantire la costruzione di un futuro digitale più autonomo e sostenibile”.

Giorgio Coniglio
Giorgio Coniglio, Cloud Service Provider leader di Nutanix

Giorgio Coniglio, Cloud Service Provider leader di Nutanix inquadra invece nella partnership Nutanix-Ovhcloud il filo conduttore del rafforzamento della sicurezza e la mitigazione del rischio a 360 gradi: “La carenza di hardware crea situazioni in cui aziende con budget approvato e ordini confermati non riescono fisicamente a ricevere i server. OvhCloud permette di sbloccare la situazione con soluzioni tempestive o permanenti”. Sul fronte della sicurezza informatica, poi nell’attuale contesto geopolitico disaster recovery e business continuity non sono più optional né semplici obblighi normativi imposti dalla Nis2: sono una necessità per la sopravvivenza aziendale. “Il nuovo annuncio che porta Nutanix sul bare metal OvhCloud in modalità nativa apre scenari concreti: i service provider possono erogare un vero disaster recovery in pay-per-use, e i clienti possono implementare infrastrutture di emergenza in tempi rapidi anche in presenza di shortage”, chiosa Coniglio.

Marzio Ghezzi
Marzio Ghezzi, Ceo di Mia-Care

Sul palco anche un’interessante prospettiva su un vertical critico, quando si parla di sovranità come quello dell’healthcare. Ne parla Marzio Ghezzi, Ceo Mia-Care — sanità digitale: Nel settore la complessità infrastrutturale è amplificata da requisiti di compliance stringenti e dalla necessità di abilitare team di sviluppo a costruire soluzioni cliniche avanzate senza gestire ogni strato dello stack. E la mission di Mia-Care è semplificare: rendere self-service le risorse necessarie agli sviluppatori, con una governance centralizzata che automatizzi la compliance — dalla sicurezza alla costruzione di software regolamentati. Ghezzi: “Grazie a soluzioni come OvhCloud riusciamo a farlo in modo efficiente e sempre più vicino a quelle che sono le richieste di questi clienti, che in ambito sanitario hanno bisogno di avere la vicinanza del dato o delle soluzioni self-hosted con il deployment all’interno delle infrastrutture”. Il risultato è che i team di Mia-Care possono concentrarsi sulla delivery di valore clinico — esperienze paziente-medico, strumenti di diagnosi e terapia, modelli predittivi — anziché sulla frammentazione delle complessità infrastrutturali.

Higeco (monitoraggio industriale e rinnovabili), con Federico Francescon, IT manager, chiude il confronto. È stata una delle prime aziende ad adottare la soluzione 3-AZ di OvhCloud, partendo dalla regione di Parigi ancora prima che Milano fosse disponibile. Background prevalentemente tecnico — monitoraggio di impianti di energie rinnovabili e installazioni industriali — con la necessità di offrire ai clienti soluzioni affidabili senza disporre di team IT infrastrutturali dedicati a tempo pieno.

Federico Francescon
Federico Francescon, IT manager Higeco

“E’ fondamentale offrire soluzioni affidabili, sia per noi ma in primis per i nostri clienti. Avendo comunque un team in crescita ma anche in formazione sull’infrastruttura, questo ci offre la possibilità di crescere e offrire servizi affidabili e resilienti con risorse e team non necessariamente dedicati, come potrebbero essere invece altre soluzioni che richiedono team dedicati per offrire questi livelli di servizio”. La 3-AZ si è rivelata la risposta giusta: alta disponibilità e resilienza in caso di incidenti, gestita automaticamente dall’infrastruttura. Francescon: “Questo ci permette, con facilità e velocità, di offrire servizi molto disponibili e resilienti — potendoci concentrare sulla parte di business logic che è il nostro core”. E con l’apertura di Milano, Higeco è pronta a spostare progressivamente i propri servizi sull’infrastruttura italiana.

A chiudere il cerchio è ancora Gazal. La sintesi è che in un’epoca di disruption accelerata su cinque fronti simultanei, la risposta di OVHcloud non è solo tecnologica ma di sistema. Partner, clienti, start-up, scale-up e tech partner possono costruire insieme, su fondamenta europee e sovrane, un futuro digitale più autonomo, più resiliente e più competitivo.

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