Tra catene di fornitura globali esposte agli shock geopolitici, le politiche sui dazi in continua evoluzione, le pressioni su marginalità e le aspettative di consegna stringenti, le imprese si trovano a dover orchestrare in tempo reale una rete di fornitori, vettori, magazzini e canali di vendita che fino a pochi anni fa era invece considerata come un’appendice operativa del business. Per la maggior parte delle aziende che non sono nate per fare logistica, costruire e mantenere internamente una macchina di questa portata è un’operazione fuori scala. È in questo scenario che si inserisce l’annuncio di Amazon Supply Chain Services (Ascs) come nuova divisione che apre a qualunque impresa l’accesso all’infrastruttura logistica costruita in quasi trent’anni per servire i propri clienti e i propri venditori indipendenti.

Il riferimento ad Aws è esplicito e voluto. Anche il cloud Amazon è nato come infrastruttura interna pensata per far funzionare meglio il business; solo in un secondo momento divenne un’offerta commerciale, ridisegnando un intero settore.

Peter Larsen
Peter Larsen, vice president di Amazon Supply Chain Services

“Amazon sta portando l’infrastruttura, l’intelligenza e la scala dei propri servizi di supply chain — collaudati nell’arco di decenni — alle imprese di tutto il mondo, esattamente come Amazon Web Services ha fatto per il cloud computing”, spiega infatti Peter Larsen, vice president di Amazon Supply Chain Services, per inquadrare il posizionamento del nuovo servizio: non una semplice estensione del programma Fulfillment by Amazon, ma una piattaforma logistica orizzontale destinata a settori finora estranei al perimetro Amazon, dall’healthcare all’automotive, dal manifatturiero al retail tradizionale.

La logica del riposizionamento è simmetrica a quella che ha guidato la nascita del cloud: prendere un asset di scala costruito per uso interno, dimostrarne l’affidabilità sul proprio core business e poi monetizzarlo trasformandolo in servizio per terzi. “La supply chain non è mai stata semplicemente una funzione, in Amazon”, sottolinea Larsen, definendola anzi “l’elemento di differenziazione, la ragione per cui siamo riusciti a offrire consegne rapide e affidabili che nessun altro era in grado di garantire”.

Tre pilastri: trasporto, distribuzione e fullfillment, consegna

Sotto Ascs, Amazon riunisce in un’unica console l’accesso a tre famiglie di servizi logistici, costruite negli anni come tasselli separati e ora integrate in una piattaforma coerente. La prima è Freight: una rete di trasporto via mare, aria, terra e ferro, con sdoganamento e visibilità end-to-end della spedizione. È il segmento per cui hanno già firmato due partner noti: Procter & Gamble lo utilizza per movimentare materie prime verso gli impianti produttivi e prodotti finiti attraverso la rete distributiva, mentre 3M se ne serve per spostare merce tra siti manifatturieri e centri di distribuzione mondiali.

La seconda è Distribution and Fulfillment: importazione, stoccaggio, posizionamento dell’inventario in prossimità della domanda e gestione degli ordini su tutti i canali di vendita all’interno di un’unica rete. Il vero asset è il pool di inventario unificato — lo stesso stock allocato dinamicamente verso sito proprietario, marketplace, social commerce e punti vendita fisici — abbinato a capacità di forecasting che accelerano e rendono più accurate le consegne. La terza componente è il Parcel Shipping: la rete di consegna pacchi viene messa a disposizione per ordini provenienti da qualunque canale, con tempi tra due e cinque giorni e operatività sette giorni su sette.

Tra i vantaggi strategici per i clienti due variabili chiave per chi opera in settori a forte stagionalità: la prossimità fisica della merce al mercato finale e la capacità di scalare la macchina logistica nei picchi senza dover dimensionare strutture interne sull’onda massima. Una conferma che arriva anche dal mondo delle piccole e medie imprese già attive sulla rete Amazon e che vede come vantaggio competitivo per molte imprese non possedere del tutto infrastrutture logistiche proprietarie, ma poterle orchestrare attraverso piattaforme di terzi.

Tre anni di test e i progetti di crescita

Il salto a piattaforma generalista non è un esperimento improvvisato. Dal 2006, anno di lancio di Fulfillment by Amazon, i venditori indipendenti hanno spedito attraverso la rete Amazon più di 80 miliardi di unità. Negli ultimi tre anni Amazon ha gradualmente reso disponibili singoli servizi logistici a chi opera anche al di fuori del proprio store, e secondo l’azienda centinaia di migliaia di seller hanno già utilizzato la rete per spostare, conservare e consegnare centinaia di milioni di pacchi attraverso strutture, magazzini e canali di vendita esterni al marketplace di riferimento. È questa platea estesa che ha fornito il banco di prova per il lancio di una piattaforma orizzontale che nella prima fase è accessibile però soltanto alle imprese con sede operativa in Stati Uniti, Cina e Hong Kong, secondo i requisiti di registrazione pubblicati sulla console Ascs. C’è anche un dato di performance che Amazon mette in vetrina: i seller che adottano le soluzioni end-to-end della rete logistica registrano vendite mediamente superiori del 20% circa rispetto a chi si affida ad approcci frammentati. Numero da prendere con la cautela che si riserva a qualunque benchmark pubblicato da chi produce il servizio, ma coerente con la logica industriale di fondo: ridurre la frammentazione dei fornitori logistici accorcia la distanza tra prodotto e cliente, e la disponibilità e i tempi di consegna sono variabili che pesano sulle conversioni in modo diretto.

Cosa cambia per il mercato della logistica

L’ingresso di un operatore di questa scala in un settore strutturalmente affollato — dove convivono giganti del trasporto integrato, espressi globali, operatori 3PL e una galassia di specialisti regionali — ha implicazioni che vanno oltre il singolo lancio commerciale. La prima è di pricing: Amazon entra con una struttura di costi costruita per servire prima di tutto se stessa, e questa caratteristica pone una pressione strutturale sui margini dei competitor. La seconda è di standardizzazione: portando la stessa logica di servizio (visibilità end-to-end, console unica, predictability di delivery) su clienti di settori storicamente verticali come il farmaceutico o l’automotive, Ascs può contribuire a ridefinire le aspettative del cliente b2b finale. La terza implicazione, forse la più strategica, riguarda il rapporto tra dati e logistica. Una rete che serve in parallelo retail, e-commerce di terzi e ora anche manifatturiero genera un flusso informativo sulla movimentazione fisica delle merci che pochi altri operatori al mondo possono comporre in modo organico. È un asset che, declinato attraverso forecasting e ottimizzazione algoritmica, ha il potenziale di rendere progressivamente più efficiente non solo la singola spedizione ma l’intero comportamento di approvvigionamento dei clienti. Nei prossimi mesi sarà il mercato a misurare quanto la promessa regga al confronto con casi d’uso lontani dalle origini retail della piattaforma.

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