Nel panorama europeo, il perfezionamento dell’accordo di acquisizione di Intesa da parte di Havant – sostenuta da Argos Fund – conferma la strategia di rafforzare il modello di go-to-market di un gruppo che aggrega oggi 110 milioni di euro di fatturato, impiega più di 700 professionisti, conta 5mila clienti in sei paesi. Impegnata a diventare un partner europeo per le aziende che vogliono affrontare la trasformazione digitale, attente a temi dell’identità digitale, dell’automazione di processi e documenti, di fatturazione e compliance alle normative. Sovranità europea.

Massimo Missaglia, Ceo di Havant
Massimo Missaglia, Ceo di Havant

Intesa (azienda sul mercato da 40 anni, 100% di Kyndryl) è solo l’ultima delle acquisizioni in ordine di tempo da parte di Havant (in precedenza SB Italia, attiva da 20 anni) cresciuta in competenze grazie all’integrazione di aziende complementari nel proprio asset societario. “Vogliamo posizionarci come un player europeo nella trust economy, grazie a un ecosistema capace di affiancare le aziende nei percorsi di trasformazione digitale” precisa Massimo Missaglia, founder & Ceo di Havant, incontrato di recente a Milano.

Se guardiamo all’ultimo accordo, Havant completa i propri asset proprietari nell’ambito dell’intelligent document processing (Idp) e nelle soluzioni avanzate di data governance con i qualified trusted services di Intesa per identità digitale, onboarding, scambio elettronico di dati, fatturazione elettronica, conservazione a norma, nel rispetto del quadro normativo europeo che dal Gdpr atterra oggi AI Act, Dora, Nis2, eIdas 2.0

La logica di Havant è garantire alle aziende processi certificati e sicuri anche nell’ambito dell’AI (grazie alla certificazione Iso/Iec 42001 conforme all’AI Act), con attenzione al tema della sovranità del dato. La logica di Intesa garantire le competenze specializzate nell’ambito di mercati regolamentati e il presidio continuo sulle evoluzioni normative. 

Massimo Missaglia, Ceo di Havant - Pietro Lanza, Managing Director di Havant e Presidente di Intesa - Carlo Alberto Carnevale Maffè, Professor of Strategy di Sda Bocconi School of Management - Giuseppe Mariani, Ceo di Intesa
Massimo Missaglia, Ceo di Havant; Pietro Lanza, managing director di Havant e presidente di Intesa; Carlo Alberto Carnevale Maffè, professor of Strategy di Sda Bocconi School of Management; Giuseppe Mariani, Ceo di Intesa

Lo scenario europeo, sfide sovrane

Inquadra lo scenario Carlo Alberto Carnevale Maffè, professor of Strategy, Sda Bocconi School of Management: “L’Europa deve cercare la propria strada – incalza . Speravamo che gli Usa fossero pilastro di sicurezza, invece abbiamo compreso che sono il primo generatore di volatilità. Oggi l’Europa si rende finalmente conto che il software è strumento di geopolitica, e che il rischio che l’America spenga dei servizi ci fa sentire nudi alla meta”.

Ma il tema della sovranità si alimenta di dati reali: l’80% delle infrastrutture europee dipende da infrastrutture straniere, il nostro ritardo in capacità computazionale è evidente (“Oggi le portaerei Usa sono i data center che, entro il 2030, consumeranno come il quarto stato al mondo”), i paesi europei faticano a muoversi in modo coeso “unica strada da intraprendere” precisa Maffè. Ricordando la validità della nostra struttura regolamentatoria che costringe a prendere strade diverse rispetto agli Usa, a partire dall”avvento dell’Euro digitale il prossimo anno e dal Digital Omnibus che, grazie a una maggiore semplificazione, cambierà il modo di regolamentare. “Le sfide non mancheranno – precisa il professore -: le aziende dovranno agire in un perimetro di compliance perché la conformità alle regole sarà la condizione di esistenza per le aziende stesse, presente nelle agende del board e degli imprenditori, così come il tema della sovranità digitale diventerà più urgente. La coincidenza astrale di una serie di normative e regolamenti che andranno a regine nei prossimi mesi – Dora, Nis2, AI Act, attivazione del wallet digitale il 28 novembre – impone una seria pianificazione della propria attività e della sicurezza lungo l’intera filiera. La catena non può essere debole e la sicurezza è tema da board, di responsabilità, non solo da Ciso” .

In questo scenario l‘ingresso di Intesa, player del mondo del trust (certification e autority), è un rafforzamento della strategia di Havant, non un cambio di direzione, ma impatta sul modello operativo dell’azienda. “Integrare l’eccellenza di Intesa nel digital trust con le nostre competenze in Idp, AI e digitalizzazione dei processi ci permette di presentarci al mercato come un unico partner end-to-end. È un’operazione che anticipa ciò che il mercato ci chiederà nei prossimi anni” aggiunge Pietro Lanza, managing director di Havant e presidente di Intesa, spiegando l’allargamento del perimetro dal 2022 con le acquisizioni di ItAgile e Doxinet (2024), Seta e Archive (2025), Intesa (2026, aprile completata il 30 giugno). “La valutazione delle aziende in fase di M&A guarda alla loro capacità di innovazione per allargare il portfolio, seguendo una logica selettiva. Di 100 opportunità selezionate, solo 4 o 5 vengono analizzate fino all’identificazione della più idonea per un percorso insieme”.

Pietro Lanza, Managing Director di Havant e Presidente di Intesa
Pietro Lanza, Managing Director di Havant e Presidente di Intesa

Un cammino che non si ferma con quest’ultima acquisizione, pur confermandosi una tappa significativa di un percorso di crescita europea, in una logica di complementarietà di offerta e di supporto ai clienti. La copertura di mercato è ampia sia per settori – financial services, energy, automotive, manufacturing, retail, healthcare – sia per tipologie di aziende, dalle grandi alle Pmi, pubblica amministrazione inclusa.  

Automazione e fiducia

Digitale, fiducia, resilienza, sostenibilità sono i quattro elementi che si incrociano nelle agende delle aziende europee perché la conformità richiede una architettura unificata – conferma Maffé -. Il management deve lavorare su questi quattro aspetti. Siamo un po’ più burocratici, legalistici nello stile europeo, ma teniamoci questo approccio: i cinesi non hanno rispetto della privacy e dei diretti, gli Usa sono soggetti a volte di abusi da parte dell’amministrazione. La strada europea è quella di un business rispettoso”.

Dal punto di vista della tecnologia la prossima ondata non guarderà agli Llm generalisti, troppo complessi da governare, e spingerà la nascita di Slm, modelli pià piccoli che richiedono bassa latenza, minore capacità computazionale, meno energia, “e in una Europa che paga l’energia il doppio del resto del mondo non è un dettaglio”.

In questo scenario l’Iperammortamento arriva a fagiolo secondo Maffè, così come è corretto non includere il finanziamento del modello SaaS, a vantaggio degli hyperscaler americani. “Temi come trust o identità digitale devono entrare nel lessico familiare. La sovranità digitale è un tema che l’Europa deve abbracciare con urgenza, perché è una questione di libertà non semplicemente di sovranità. La sfida è ripensare le imprese e adottare certificazioni AI per eliminare l’adozione dal basso, unificare il digital trust in un momento in cui arrivano a convergenza tutte le sfide di compliance europee, mettere in agenda scelte di risparmio energetico per massimizzare la Transizione 5.0. In gioco c’è la libertà, l’autonomia di fare business e la dignità dell’Europa che deve giocare un ruolo ma alla sua maniera”.

Il ruolo europeo che vuole rivestire Havant con Intesa nel supportare le trasformazinoe delle aziende combina soluzioni e servizi di intelligent automation e digital trust, sposando una visione comune sul fronte della sostenibilità: Havant è prima nella classifica Top 100 Ict Sostenibile 2025 con certificazioni Esg di livello A, Intesa è società benefit con rating Open ES. La riduzione dell’impatto ambientale e l’adozione di pratiche di lavoro inclusive saranno obiettivi strategici condivisi e rafforzati nel percorso di crescita del gruppo.

Complementarietà tra Havant e Intesa
Complementarietà tra Havant e Intesa

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