La volatilità e le incertezze sui mercati internazionali, anche quelle relative alle supply chain delle componenti IT, hanno smesso di essere una parentesi e sono diventate oramai il contesto operativo ordinario. Per chi governa l’IT significa budget che cambiano senza preavviso, fornitori che ridefiniscono le condizioni in corso d’opera e progetti di AI che si arenano non per i limiti dei modelli, ma per le fondamenta dati inadeguate.
La domanda generata dall’AI ha innescato un cambiamento strutturale nell’economia delle infrastrutture: memoria e storage non sono più variabili prevedibili, i tempi di consegna si allungano e in alcuni segmenti i prezzi arrivano a salire del 300%, con una carenza di offerta che secondo le previsioni degli analisti caratterizzeranno anche il 2027. L’efficienza degli ambienti IT, però, richiede certezze. Gestire il dato in modo efficiente, per i carichi tradizionali come per i nuovi progetti con l’AI, non rappresenta solo una leva di risparmio, ma il principio base su cui basare l’affidabilità necessaria a supportare il business che richiede una governance del dato, a tutto tondo, a partire dalle stesse infrastrutture storage cui il dato è affidato.

Dal costo al controllo, l’efficienza come principio

Contro la volatilità non si vince solo e sempre “aumentando” gli investimenti; si può agire invece invece anche su altre leve. E fondamentale, ancora prima che reagire al cambiamento, è operare attraverso di esso. Il percorso proposto da Everpure non fa leva quindi solo sulla spesa, ma proprio sull’efficienza dell’ambiente: i dati vengono trattati come risorse condivise in modo sicuro, anziché legate ai singoli sistemi; il controllo è definito una volta sola e applicato in modo uniforme, la capacità segue la domanda effettiva invece delle previsioni. In questo schema le variabili che generano incertezza nei workload non scompaiono, ma vengono considerate e assorbite, grazie a costi che dipendono dall’utilizzo effettivo e non dal ciclo di approvvigionamento.

Sul piano operativo la logica si traduce in poche mosse coerenti. Si parte dal recuperare la capacità già installata ma frammentata tra i sistemi, spesso gonfiata da copie duplicate: quando dati e workload non sono più vincolati a un singolo ambiente, le risorse tornano utilizzabili e i nuovi acquisti si diradano. Si allinea poi la spesa al consumo reale, così che il budget non resti immobilizzato in capacità inutilizzata. Si riduce la proliferazione dei dati alla fonte, perché ogni copia si paga più volte in archiviazione, protezione e governance. Si standardizza l’orchestrazione dei workload attraverso un piano di controllo unico, al posto del coordinamento manuale. E si abbandona la logica dei cicli di aggiornamento a favore di un’infrastruttura che evolve di continuo. Applicazioni tradizionali e moderne, in questo modello, poggiano sullo stesso impianto di gestione del dato, senza che l’ambiente debba essere riadattato a ogni nuovo deployment.

Le leve che consentono di crescere, nonostante l’incertezza

Lo stesso principio si scompone in cinque direttrici concrete, quelle con cui le organizzazioni più avanzate riescono a crescere mentre altre arrancano. La prima è fare dell’efficienza il criterio di funzionamento del sistema, superando i silos che tengono intrappolata capacità inutilizzata dentro confini gestionali.

Infografica Everpure
Cinque leve su cui agire nelle scelte storage nei momenti di incertezza 

La seconda è riprendere in mano il controllo della spesa cloud: quando i workload restano vincolati alla posizione in cui risiedono i dati, spostarli diventa impraticabile e si perde il controllo sui costi; gestire i dati allo stesso modo su cloud e on-premise restituisce la libertà di collocare i carichi dove conviene.
La terza leva riguarda le modern application, che dovrebbero accelerare i team ma spesso finiscono per rappresentare un secondo modello operativo alternativo a quello tradizionale: standardizzare la gestione del dato per entrambi i modelli evita che ogni nuovo rilascio introduca varianti da governare. La quarta richiede di non restare in ostaggio di una piattaforma quando un vendor cambia le regole. L’aumento improvviso dei costi di licenza (si pensi a cosa è accaduto dopo l’acquisizione di Vmware da parte di Broadcom) ha reso concreto quel rischio; chi disponeva di un data layer interoperabile ha potuto valutare Kubernetes, Hyper-V o alternative open source come opzioni reali, non come un progetto di migrazione da sei mesi. La quinta leva, infine, chiude il cerchio con l’AI: trasformare i dati in risorse effettivamente utilizzabili, perché un’iniziativa di AI priva di una gestione unificata del dato non produce i risultati attesi ed espone a rischi evidenti.

Dove sono i dati? I vincoli della compliance

È su quest’ultimo punto che si innesta la mossa più recente di Everpure. In un contesto regolatorio ridisegnato da Nis2 e Dora, la capacità di sapere dove risiede un dato, chi ne è titolare e se la sua collocazione rispetta i vincoli di sovranità non è più un dettaglio tecnico, ma la precondizione per dimostrare una governance solida. È una delle ragioni alla base dell’acquisizione di 1touch, completata a maggio per un pieno passaggio dalla gestione dell’infrastruttura alla gestione dell’informazione.

Oggi 1touch opera nell’ambito del data security and posture management (DSPM) e, integrata nella piattaforma per i dati di Everpure, offre vantaggi in tre ambiti. Il primo riguarda la capacità di individuare e mettere in relazione dati eterogenei tra ambienti on-premise, cloud e SaaS in tempo reale. Il secondo è la classificazione del dato guidata dall’AI, che costruisce un’ontologia consapevole del contesto di business e destinata a evolvere. Il terzo è la proposta di una mappa semantica delle relazioni tra i dati che fornisce il contesto necessario a scegliere l’informazione appropriata e a evitare quella che il Cto di Everpure, Rob Lee, descrive come “Un’AI priva di reale capacità di comprensione”.

I vantaggi di un modello funzionale anche per i progetti AI

I vantaggi si moltiplicano a seconda dell’interlocutore. Per il chief data officer si tratta di rendere i dati pronti per l’AI, colmare i gap sulla qualità del dato ed eliminare gli shadow data individuandone la titolarità. Per chi amministra storage e dati significa visibilità concreta sull’intero patrimonio informativo: quante copie di un dato esistono, dove è possibile consolidarle, dove una collocazione viola le policy di sovranità. Sono esattamente le domande che Nis2 e Dora impongono di saper documentare.

In prospettiva, la stessa mappa del dato serve due esigenze che finora sono state considerate solo separatamente. Da un lato la gestione tradizionale del dato che chiede di conoscere collocazione, titolarità e duplicazioni e ridurre costi e rischi normativi; dall’altro serve alle le iniziative di AI che senza contestualizzazione, restituirebbero correlazioni fragili o fuorvianti.
Ricondurre entrambi i piani a un unico livello di intelligenza sul dato è il modo con cui Everpure prova a evitare la scissione tipica di molti ambienti, in cui il progetto di AI corre su un binario e la compliance su un altro. È il presupposto per cui l’efficienza smette di essere un guadagno una tantum e diventa una proprietà strutturale dell’ambiente.

Evepure, proposta Storage-as-a-Service per gestire l’imprevisto

Perché questo impianto (dato unificato più intelligenza contestuale) resti sostenibile nel tempo, serve un modello di consumo capace di reggere la stessa volatilità che intende assorbire. Da qui la proposta Everpure di Storage-as-a-Service, l’abbonamento a consumo con cui Everpure porta l’agilità del cloud anche on-premise: si paga per l’utilizzo effettivo, si scala verso l’alto o verso il basso al variare delle esigenze e si liberano le risorse capex normalmente vincolate ai lunghi piani di ammortamento.
Non tutte le offerte sul mercato si equivalgono. Molti fornitori, infatti, si limitano a riconfezionare le tradizionali offerte di storage sotto forma di sottoscrizioni, e questo somiglia più a un leasing ordinario che a un vero modello As-a-Service. La differenza, invece, sta nelle fondamenta tecnologiche: una vera proposta STaaS dipende da capacità fondamentali a livello architetturale, come la possibilità di eseguire upgrade non invasivi, una scalabilità fluida e semplicità operativa. A pesare in positivo, nella proposta che così interpreta Everpure sono poi i livelli di servizio garantiti: senza Sla stringenti la responsabilità del fornitore resta limitata e spesso ridotta a Service Level Objective meno vincolanti, mentre un’offerta STaaS supportata da SLA elimina gran parte della complessità e del rischio associati allo storage dei dati.

Nella declinazione di Everpure gli SLA possono coprire simultaneamente performance, uptime, zero data loss, capacità buffer, assenza di downtime pianificato, nessuna migrazione dei dati e ripristino dal ransomware. È la traduzione economica del principio di partenza: la spesa segue il consumo, gli aggiornamenti avvengono senza interruzioni e il rischio si sposta sul fornitore. Per le aziende che nei prossimi mesi pianificano rinnovi dello storage, progetti di AI o operazioni di cloud repatriation, resta un criterio di scelta: affidarsi a un partner trasparente che si impone standard costantemente elevati e offre un percorso chiaro e stabile verso il futuro. Efficienza, governo del dato ed economia a consumo convergono così su un unico obiettivo: fare della prevedibilità, e non della volatilità, la base per una buona partenza.

Per saperne di più scarica il whitepaper: Efficienza dello storage e agilità in un contesto di mercato volatile

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