Riporta l’attenzione al Google Cloud Summit 2018 Fabio Fregi, country manager di Google Cloud in Italia, per ribadire un percorso importante che Google sta facendo in questi anni. “Un evento che è lo specchio della nostra trasformazione, che ha visto quest’anno la partecipazione di 2.500 persone, un numero decisamente più importante dei 400 partecipanti della prima edizione, quattro anni fa”.
Evento giocato su tematiche enterprise per aziende, pmi e grandi, che si fa forte dei dati a livello mondiale del business di Google Cloud.

“Raccogliamo un fatturato di un miliardo di dollari a trimestre a livello mondiale, contiamo un numero di utenti di G Suite pari a 4 milioni di clienti. Se guardiamo anche alle relazioni con il nostro canale, collaboriamo con 13.000 partner per l’implementazione delle piattaforme” precisa il manager.
I dati italiani non possono essere scorporati dal business mondiale ma Fregi racconta di un anno positivo: “Siamo il cloud provider che ha ritmi di crescita in Italia raddoppiati rispetto allo scorso anno. La crescita locale, inoltre, è migliore di quella di Google Cloud a livello mondiale che rimane il cloud provider che cresce di più. C’è ancora molto da fare in diversi vertical di mercato in Italia. Uno su tutti la PA, dove si può fare un salto quantico perché la pubblica amministrazione ha bisogno di soluzioni. Complessivamente l’Italia è un mercato con grandi potenzialità”.

Tre sono gli ambiti che l’azienda governa, considerando il public cloud come il motore della trasformazione per le aziende, perchè potente, sicuro e conforme alle normative. Innanzitutto la collaboration, che ha come punto di ingresso GSuiteche conta 1 milione di clienti attivi nel mondo” e che si avvale di importanti referenze italiane, tra cui la Regione Veneto nell’ambto della sanità con 70.000 dipendenti attivi su GSuite.
In secondo luogo, la parte di cloud infrastrutturale con la Google Cloud Platform che sfrutta l’infrastruttura proprietà di Google presente in 15 regioni, con copertura a livello mondiale (“a fine anno apriremo un altro data center a Zurigo” anticipa Fregi).
Infine, la parte di front end, il mondo smartphone Android e Chromebook (“marketshare maturo  nel mercato smartphone, mentre il mercato Chromebook è stato bene indirizzato solo sul mercato americano e non italiano”).

Ma in generale la fotografia dell’Italia è quella di una country che si muove: “In Italia la curva di adozione delle nuove tecnologie è sempre in ritardo rispetto ad altri paesi, e ha una propria latenza anche rispetto al Nord Europa, ma ogni anno il nostro business raddoppia. Devo dire che la maturazione dell’offerta cloud sta accelerando rispetto a due anni fa: oggi non conoscono nessuna azienda che rifiuta di valutare la tecnologia cloud. C’è stata una maturazione sia della domanda sia dell’offerta con un’importante spinta tecnologica data dal team di Alphabet. L’investimento di 30 milioni di dollari in 3 anni in ricerca e sviluppo sta portanto benefici ”.

Vertical italiani e partnership

Fabio Fregi, Country Manager di Google Cloud in Italia
Fabio Fregi, Country Manager di Google Cloud in Italia

I mercati da presidiare sui quali Fregi vuole costruire nuovo business sono la PA, il finance, il manufacturing e il retail investendo con logiche diverse. “Mentre PA e banche sono settori estremamente regolamentati, il manufacturing e il retail non lo sono e questo ci permette di intervenire con un approccio diverso. Gli ambiti in cui Google Cloud opera riguardano la Platform as a Service dove le tecnologie di machine learning hanno un livello di maturità mai raggiunto prima, come la demo dei Google Assistant dimostra, e la Infrastucture as a Service sulla quale dobbiamo maggiormante investire. Non siamo più solo un motore di ricerca come si pensa, ma abbiamo un approccio che premia la user experience, l’utilizzabilità, le performance dei nostri servizi. Un esempio su tutti: ogni secondo di attesa su una ricerca Internet non andata buon fine costa una perdita del 20% degli utenti. I nostri servizi garantismo per questo reattività e performance, proprio perché poggiano su infrastrutture proprietarie con benefici in termini di Sla”.

Il progetto di Enel, basato su chatbot e AI per gestire l’assistenza tecnica e la prevenzione (grazie al nuovo assistente virtuale Eddie che utilizza linguaggio naturale in grado di risolvere il disservizio nel 72% dei casi, su 44mila interrogazioni online), si affianca anche alla manutenzione preventiva. Il progetto con Enel di basa su machine learning e non si esaurisce in una sola fase. In un anno di vita le performance sono aumentate del 95%, e sul fronte della manutenzione della rete si avvale di un sistema di digital image recognition che rileva anomalie nell’infrastruttura su 65mila immagine al giorno, per un totale di 80 terabyte di dati”.

Diverso il caso di Wind Tre, operatori che avevano la necesità di ottimizzare l’infrastruttura e i sistemi inforrmativi nel momento della fusione, optando alla fine per l’adozione di una architettura multi-purpose. “Con Wind Tre il progetto di analisi di volumi di traffico di 30 miliardi di utenti in Italia ha portato benefici in termini di efficienza e di capacità di analisi” precisa Fregi.

Con i grandi clienti il legame rimane diretto. “Abbiamo un canale fedele che copre le pmi senza ambiguità – precisa Fregi -. Ma poco più di un anno fa abbiamo creato la divisione servizi professionali per offrire soluzioni professionali focalizzate sui grandi clienti che chiedono a Google Cloud una relazione diretta, in grado di garantire presidio di competenze”.
La piattaforma di knowledge base online è lo strumento che permette a tutti i partner di conoscere al meglio le strategie e la roadmap e in Italia è operativo un team dedicato al trasferimento di skill, con l’obiettivo di portare i partner a scalare su alcune tecnologie. “Sulla parte di machine learning è stata pensata una formazione dedicata in quanto è ormai una grande realtà” precisa Fregi facendo riferimento alle nuove applicazioni di Machine Learning Cloud AutoML.

Le partnership rimangono strategiche con SAP (per la a data custodian), e con Salesforce e Cisco, quest’ultima infrastrutturale, sempre più spinta nel mondo della conteinerizzazione “il nuovo paradigma per gestire il passaggio infrastrutturale tra on premise e cloud superando il concetto di virtual machine”. Legami fondamentali per crescere in Italia anche nei prossimi anni.

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