La connettività satellitare in orbita bassa serve a milioni di persone che si spostano e lavorano in aree dove le reti terrestri semplicemente non arrivano. Zone rurali, rotte marittime, regioni desertiche, montagne e ovviamente durante i voli: di fatto circa il 70% della superficie terrestre resta tagliato fuori dalla copertura cellulare tradizionale. In questo scenario, le costellazioni Leo (Low Earth Orbit) non rappresentano un’opzione tecnologica ma l’unica infrastruttura in grado di portare banda larga ad alta velocità e bassa latenza dove fibra ottica e torri cellulari non potranno mai arrivare. E la competizione in questo ambito si fa viva.
Amazon acquisisce Globalstar
Amazon ha annunciato in questi giorni l’acquisizione di Globalstar, storico operatore di servizi mobili satellitari e pioniere della tecnologia direct-to-device (D2D) in orbita non geostazionaria. Il valore della transazione è di 11,57 miliardi di dollari, con gli azionisti di Globalstar che potranno scegliere tra 90 dollari in contanti per azione oppure azioni Amazon con valore equivalente. L’operazione, che si prevede si chiuda nel 2027 dopo le necessarie approvazioni regolatorie, porta in dote ad Amazon non solo la flotta satellitare esistente di Globalstar, ma soprattutto le sue licenze dello spettro Mss (Mobile Satellite Services) con autorizzazioni a livello globale e l’esperienza trentennale nella connettività emergenziale. L’obiettivo dichiarato è chiaro: integrare le risorse di Globalstar nella piattaforma Amazon Leo — il nuovo nome di quello che il mercato ha conosciuto in passato come Project Kuiper — per aggiungere servizi direct-to-device alla rete satellitare in orbita bassa che Amazon sta costruendo. A partire dal 2028, Amazon Leo dispiegherà un proprio sistema direct-to-device di nuova generazione, capace di offrire servizi avanzati di voce, dati e messaggistica direttamente su telefoni cellulari e altri dispositivi, senza bisogno di terminali dedicati.
La rincorsa a Starlink
La mossa di Amazon va letta nel contesto di una corsa alla connettività orbitale che ha un leader indiscusso: Starlink di SpaceX. Con oltre 10.000 satelliti in orbita, più di 9 milioni di abbonati e copertura in oltre 150 paesi, il servizio di Elon Musk ha un vantaggio competitivo enorme in termini di scala e maturità commerciale. Amazon, per contro, conta ad oggi poco più di 200 satelliti operativi e non ha ancora lanciato il servizio commerciale al grande pubblico. Come già approfondito a proposito di Project Kuiper, Amazon ha avviato nell’aprile 2025 il primo dispiegamento su larga scala della propria costellazione, con 27 satelliti lanciati nella missione inaugurale KA-01 da Cape Canaveral. Il piano complessivo prevede oltre 3.200 satelliti e più di 80 missioni di lancio, con una scadenza data dalla Federal Communications Commission che impone almeno 1.618 satelliti operativi entro luglio. La fabbrica di Kirkland, nello stato di Washington, è progettata per produrre più satelliti al giorno, ma i ritmi non hanno ancora raggiunto la capacità a regime.
Con l’acquisizione di Globalstar, Amazon passa dunque dalla fase di rincorsa infrastrutturale a una strategia di accelerazione che combina asset acquisiti e tecnologia proprietaria. Non si tratta di una mossa puramente difensiva: è un tentativo di riposizionamento competitivo che punta a differenziare l’offerta Amazon Leo dal modello Starlink, soprattutto nel segmento enterprise.
Amazon Leo, la strategia per recuperare terreno
Amazon Leo è la rete satellitare in orbita bassa di Amazon, alimentata da una costellazione iniziale di oltre 3mila satelliti che orbitano tra i 590 e i 630 km di altitudine, connessi a una rete globale di stazioni a terra e fibra dedicata. Il sistema è progettato, costruito e gestito interamente da Amazon. Sul piano delle prestazioni, Amazon si proporrà con tre tipologie di terminali: Leo Nano, per applicazioni IoT e mobilità con velocità fino a 100 Mbps; Leo Pro, per uso residenziale e piccole imprese, fino a 400 Mbps; e soprattutto Leo Ultra, l’antenna enterprise che promette fino a 1 Gbps in download e 400 Mbps in upload. Quest’ultimo dato è particolarmente significativo: il terminale Leo Ultra offre infatti una velocità di download più che doppia rispetto a quanto attualmente disponibile con i piani business di Starlink, oggi fermi a 400 Mbps. Naturalmente SpaceX non sta a guardare e i satelliti V3 di prossima generazione promettono capacità aggregate fino a 1 Tbps, ma il dato attuale certifica l’ambizione di Amazon di posizionarsi fin da subito nella fascia alta del mercato.
Un ulteriore elemento differenziante è l’integrazione diretta con Amazon Web Services. I satelliti Leo possono instradare il traffico direttamente nei servizi cloud Aws senza passare dall’Internet pubblica, abilitando edge computing e servizi a bassa latenza da qualsiasi posizione sulla Terra. Per le aziende già nell’ecosistema Aws, questo rappresenta un vantaggio competitivo difficile da replicare. Quanto alla tempistica della fase commerciale, Amazon ha avviato una preview enterprise a fine 2025 e prevede un rollout nel corso del 2026, con partner già annunciati come JetBlue per il WiFi a bordo, DirecTv Latin America, Sky Brasil e l’operatore australiano Nbn Co. Il lancio consumer su larga scala dipenderà dalla velocità di dispiegamento della costellazione.

Gli accordi con Apple
Contestualmente all’acquisizione di Globalstar, Amazon ha firmato un accordo strategico con Apple per garantire la continuità e l’evoluzione dei servizi satellitari su iPhone e Apple Watch. Globalstar è infatti il partner tecnologico che alimenta la funzione Emergency Sos via satellite su iPhone 14 e successivi, oltre che su Apple Watch Ultra 3 — un servizio che dal lancio nel 2022 ha contribuito a salvare vite in situazioni di emergenza, dai soccorsi alpini in British Columbia agli incidenti stradali in Colorado. Apple, che detiene una partecipazione del 20% in Globalstar acquisita nel 2024 insieme a un investimento infrastrutturale di circa 1,5 miliardi di dollari, ha negoziato la continuità dei propri servizi nel quadro dell’acquisizione. Con il nuovo accordo, Amazon si impegna a mantenere il supporto per gli attuali dispositivi Apple e a collaborare allo sviluppo di futuri servizi satellitari basati sulla rete espansa di Amazon Leo. È un “piatto ricco” dal punto di vista strategico: Apple garantisce la sua base utenti installata, mentre Amazon acquisisce un cliente di altissimo profilo che valida la propria infrastruttura.
La partita con la Cina
L’accordo Amazon-Globalstar apre scenari interessanti nel segmento della connettività marittima e delle comunicazioni in aree dove non esistono torri cellulari. E sottolinea esplicitamente le applicazioni in ambito marittimo — dal soccorso in mare alla gestione delle flotte — sulla base della resilienza del sistema D2D durante disastri naturali come uragani, incendi e alluvioni. L’ambizione di Amazon si inserisce però in un quadro geopolitico più ampio, dove la Cina a sua volta nelle proprie costellazioni in orbita bassa. Il progetto Qianfan (noto anche come SpaceSail o G60), sviluppato da Shanghai Spacesail Technologies con il supporto del governo municipale di Shanghai, punta a dispiegare oltre 15mila satelliti entro il 2030. A questo si aggiunge la costellazione governativa Guowang, che prevede circa 13mila satelliti, e il progetto privato Honghu-3 con altri 10mila satelliti. In totale, la Cina ha registrato quindi presso l’Itu (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni) richieste per oltre 51mila satelliti.
E fonti autorevoli (tra queste China Daily e SpaceNews) riportano che le costellazioni cinesi sono posizionate strategicamente come alternativa nei mercati Global South — in Africa, Asia e America Latina — dove operano come dorsale infrastrutturale per i Paesi allineati alla Belt and Road Initiative. Il progetto Qianfan ha già avviato test commerciali in Malaysia, Mongolia e Kazakistan, e ottenuto l’autorizzazione per servizi in Brasile. In questo contesto, la mossa di Amazon rappresenta anche una risposta alla crescente presenza cinese nella space economy: garantire un’alternativa occidentale robusta per la connettività satellitare globale, con un focus sulla sicurezza dei dati e sull’integrazione con l’ecosistema cloud.
In prospettiva, è evidente che la partita della connettività satellitare Leo si giochi su più fronti: tecnologico, commerciale e geopolitico. Con l’acquisizione di Globalstar, Amazon ha guadagnato spettro, infrastruttura operativa e credibilità immediata nel segmento d2d. La sfida è tradurre questi asset in un servizio commerciale competitivo nei tempi previsti. Starlink mantiene un vantaggio strutturale evidente, ma la combinazione Amazon Leo con Aws e la partnership Apple ora con le frequenze Globalstar compone un mosaico consistente. La corsa alla connettività in orbita bassa entra nel vivo.
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