I dipendenti delle aziende sono pronti a cambiare il modo di lavorare e vorrebbero incrementare la loro produttività. Per farlo hanno bisogno di tecnologie efficienti e smart. E’ quanto emerge dalla ricerca Workforce United commissionata da Ricoh a Coleman Parkes, condotta a livello europeo su un campione di 4500 dipendenti di aziende di diverse industry di 24 Paesi.

Interessante il campione per la trasversalità generazionale e i rilievi riguardo la generazione Z che si presenta in azienda con nuove idee, spiccate capacità nell’utilizzo delle tecnologie e un approccio diverso al lavoro.

Sono i “ragazzi” Gen Z destinati a guidare l’innovazione in futuro, per il 59% degli intervistati, e la ricerca evidenzia bene come motivazioni condivise però possano trasformarsi anche in frustrazioni condivise quando gli sforzi non sono valorizzati dalle risorse a disposizione.

Tutte le generazioni, infatti, si ritrovano nell’idea di voler contribuire di più con il proprio lavoro (72%), perché il lavoro contribuisce alla valorizzazione della loro identità, e condividono gli obiettivi aziendali (65%).
 
Il 29% delle persone preferisce lavorare in piccoli team per sfruttare un approccio maggiormente collaborativo e solo il 14% dei dipendenti segnala la scelta di un lavoro del tutto indipendente dal team.

Tuttavia il 50% del campione condivide anche l’idea per cui le aspettative della Gen Z vengono interpretate come tipiche di quella generazione, mentre tante delle esigenze espresse sono in verità diffuse e transgenerazionali, in quanto non dipendono dall’età ma semplicemente da competenze, personalità e motivazioni.

Oggi ci sono 4 diverse generazioni al lavoro
Oggi ci sono 4 diverse generazioni al lavoro

Questo percepito è coerente con la rappresentazione di sé diffusa tra i dipendenti. Infatti le generazioni, tutte, confidano sulla propria capacità di adattarsi alle nuove tecnologie, con il 73% del campione che sostiene di riuscire ad adeguarsi al cambiamento.

Un dipendente su due è convinto che le smart application possano incrementare la produttività e il 69% vorrebbe utilizzare nuove tecnologie per essere più efficiente e velocizzare i processi, soprattutto quando si parla di collaboration e comunicazione. Pur con percentuali più basse è positiva anche la percezione rispetto a robotica e AI rispettivamente per il 44% e il 39% del campione.

Sette intervistati su dieci credono che i posti di lavoro migliori siano quelli delle aziende che investono in tecnologie digitali anche per la formazione e la crescita del proprio staff.

David Mills, Ceo Ricoh Europe
David Mills, Ceo Ricoh Europe

In sintesi, i dipendenti sono pronti anche a cambiare il proprio modo di lavorare, e riconoscono però di non potercela fare da soli, soprattutto si rivelano fattori chiave la flessibilità e la capacità di formulare progetti concreti riguardo il percorso di innovazione tecnologica che si vuole intraprendere.

Commenta David Mills, Ceo Ricoh Europe: “Dalla ricerca emerge come l’enigma della produttività non si risolva perseguendo un’idea vaga di innovazione. La risposta ta nella capacità delle aziende di introdurre tecnologie smart e di supportare i dipendenti nello sviluppo delle competenze necessarie a trarre da esse il massimo valore”.

L’aiuto di Ricoh in questo senso arriva dalla sua Always Current Technology platform che permette di scaricare e installare applicazioni e caratteristiche specifiche quando serve.

L’obiettivo è anche quello di valorizzare i dispositivi di cui già si dispone. Per esempio non occorre acquistare una nuova periferica per disporre della tecnologia più aggiornata e si può accedere ad aggiornamenti continui da installare direttamente sul dispositivo multifunzione che si evolve di pari passo con il business.

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