Con l’incremento della domanda legata ai servizi di videoconferenza per soddisfare le esigenze di aziende, organizzazioni, scuole e pubblica amministrazione, Zoom ha visto crescere l’utilizzo dei propri servizi tanto che nel corso dell’anno fiscale 2020 ha maturato ricavi per oltre 600 milioni di dollari, con una crescita dell’88% anno su anno, per utili netti superiori ai 22 milioni.

Una crescita che sembra inarrestabile e che probabilmente sarà ridimensionata solo alla conclusione dell’emergenza. Sono stati infatti da poco resi pubblici i risultati finanziari del terzo trimestre che si è concluso il 31 ottobre e che, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, vede i ricavi complessivi di Zoom crescere di oltre il 360% in relazione all’utilizzo ancora intensivo della piattaforma per il lavoro da remoto. In questo contesto, dopo la scelta di aprile 2020 che ha visto Zoom, in necessità, valutare e aprire anche la collaborazione con Oracle, per l’utilizzo della piattaforma Oracle Cloud, l’azienda ha deciso ora di estendere e potenziare la partnership storica in corso sin dal 2011 con Aws per fornire servizi affidabili, e continuerà pertanto a sfruttare l’infrastruttura globale di Aws ed il relativo portafoglio di servizi per l’elaborazione, l’archiviazione e la distribuzione dei contenuti.

Zoom Video Communications in questo periodo ha dovuto far fronte all’incremento di domande da 10 milioni di utenti del dicembre 2019 a oltre 300 milioni registrati in primavera, con oltre 130mila scuole registrate sulla piattaforma a livello globale. In questo periodo Aws oltre ad aggiungere decine di migliaia di istanze EC2 ha continuato a fornire a Zoom oltre 1.000 desktop virtuali Amazon Workspaces, per la gestione delle domande di supporto pervenute all’help desk, affianco al monitoraggio della sicurezza in relazione alla trasmissione streaming di una serie di eventi di intrattenimento e di eventi sportivi predisponendo per questo un team dedicato per l’intelligence sulle minacce chiamato a monitorare gli ambienti Zoom su Aws.

Eric S. Yuan, Ceo di Zoom
Eric S. Yuan, Ceo di Zoom

Ora l’impegno delle aziende è volto a supportare le esigenze maturate relative alle nuove modalità di lavoro ibride, per cui i servizi di videoconferenza saranno integrati anche nei dispositivi Amazon Echo Show e supporteranno le funzionalità Alexa for Business.

Alla base della collaborazione con Aws anche l’impegno per sfruttare machine learning, servizi di crittografia e monitoraggio delle minacce, nuove funzionalità di visualizzazione dei dati.

Aws resta quindi per Zoom il cloud provider “preferito” come spiega il Ceo Eric S. Yuan: “Di fronte a una domanda globale senza precedenti registrata, siamo stati in grado di gestirla in parte significativa eseguendo la maggior parte dei nostri carichi di lavoro basati su cloud sul nostro provider cloud preferito, Aws, e facendo affidamento sulle prestazioni e la scalabilità della sua offerta. Guardando al futuro, continuiamo a innovare insieme ad Aws per reinventare la collaborazione virtuale e offrire esperienze sicure ai clienti”.

Le scelte di Zoom contribuiscono a questo punto ad evidenziare aspetti e potenzialità legate al cloud già messe in evidenza in altri nostri contributi. Zoom si è effettivamente trovata nella primavera scorsa a dover gestire una situazione critica, dovuta all’incremento dei volumi di traffico e alle criticità per la sicurezza, che l’ha portata a scegliere, a supporto, il cloud di Oracle.

Aws ha valutato a questo punto i vantaggi di rinsaldare ulteriormente la partnership storica con Zoom, attiva appunto dal 2011, ed ora Zoom decide di mantenere la parte preponderante dei propri carichi/servizi sul cloud di Aws.
Non è un caso tuttavia che l’annuncio sia caduto proprio durante i giorni di re:invent 2020, l’evento annuale di Aws a livello globale.  La storia, di fatto, rappresenta un buon esempio di “flessibilità per quanto riguarda le possibilità di sfruttare cloud diversi e di poter beneficiare anche di soluzioni “eterogenee” quando si tratta di dover scalare in tempi rapidi le risorse disponibili potendo fare affidamento non necessariamente su un unico cloud provider. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA