La necessità di lavorare da remoto e di seguire le lezioni di scuola ha messo sotto pressione tutte le piattaforme di videoconferenza e di collaboration. Tantissime realtà, non abituate ad utilizzarle, si sono trovate catapultate all’improvviso in questo nuovo scenario. Anche chi propone queste tecnologie però ha dovuto far fronte in breve tempo ad un’impennata della domanda di certo inattesa. Per esempio, le piattaforme in alcuni Paesi sono state utilizzate persino per i processi civili e penali, per non parlare dell’utilizzo in ambito sanitario, tra le equipe mediche, o per riuscire ad incontrare i congiunti anche se solo in video.

Il contesto

Gli addetti ai lavori tra i vantaggi del cloud computing indicano da sempre la flessibilità e l’elasticità nello scalare l’adozione di risorse di calcolo, storage e rete quando necessario. Vero, ma forse troppo spesso si è data questa possibilità come “scontata” e da questo punto l’emergenza sanitaria ha fatto toccare con mano quanto conta invece essere preparati non solo a soddisfare lievi variazioni di carico, ma anche un’alta richiesta improvvisa e concomitante di risorse ed i relativi problemi di sicurezza

Il bisogno

Tra le piattaforme più sollecitate ed al centro dell’attenzione in questo periodo c’è Zoom. Per questa piattaforma l’incremento di utenti in videoconferenza passa tra marzo e aprile di quest’anno da 200 milioni a 300 milioni di partecipanti ai meeting. E’ una crescita del 50%. Volutamente indichiamo due mesi già in cui l’allerta è significativa. In Italia, gli utenti attivi a marzo sono 120mila ogni giorno e l’applicazione viene scaricata 2,3 milioni di volte solo da Google Play Store. Oltre un milione gli utenti attivi ogni mese, sempre solo in Italia. Per Zoom una fortuna e allo stesso tempo una sfida. Nell’anno fiscale 2020 Zoom matura ricavi per quasi 623 milioni di dollari, ma soprattutto marca una crescita dell’88% anno su anno, con un utile netto di 21,7 milioni.  

Il metodo

Facilità d’uso e pricing vantaggioso fanno quindi la fortuna di Zoom; l’azienda durante la pandemia decide di eliminare anche il limite dei 40 minuti gratuiti per alcune tipologie di videoconferenza e gli utenti crescono ulteriormente. La società di San Jose si trova quindi a dover reagire in rapidità incrementare la propria capacità cloud per supportare l’ondata ulteriore di videoconferenze.

Eric S. Yuan, Ceo di Zoom
Eric S. Yuan, Ceo di Zoom

Nell’operazione di scouting per scegliere il partner tecnologico con cui sostenere la crescita, Zoom decide quindi di valutare anche Oracle e quindi la proposta Oracle Cloud Infrastructure. Spiega Eric S. Yuan, Ceo di Zoom: “]…[La crescita più significativa nella storia della nostra azienda ha richiesto un enorme aumento della capacità di servizio. Abbiamo preso in considerazione molteplici piattaforme e abbiamo scelto Oracle Cloud per la sua avanzata sicurezza, le prestazioni eccezionali e l’elevato livello di assistenza”. 

I risultati per Zoom

E’ chiaro come, oltre al bisogno di connettività è proprio il flusso audio video di dati a risultare impegnativo. Per questo Il team di ingegneri di Oracle si mette al lavoro  implementando Zoom su Oracle Cloud Infrastructure in pochi giorni assicurando che Zoom abbia una capacità cloud sufficiente per servire le centinaia di migliaia di nuovi utenti. Zoom trasferisce oltre sette petabyte di dati al giorno attraverso i server Oracle Cloud, equivalenti a circa 93 anni di un flusso continuo di video in alta definizione. L’infrastruttura cloud di seconda generazione di Oracle, unita alle competenze in materia di sicurezza, ora è chiamata a garantire un’avanzata  esperienza di videocomunicazione per le aziende.

La velocità in questo caso è evidente come abbia rappresentato un fattore chiave, oltre ovviamente all’esigenza di prestazioni, scalabilità e affidabilità che sono sempre mandatorie nei progetti cloud. La piattaforma Zoom su Oracle Cloud Infrastructure oggi supporta la partecipazione simultanea di milioni di partecipanti. 

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