Percepire, apprendere, agire. Sono tre capacità che definiscono la Physical AI e che la distinguono dall’intelligenza artificiale pensata per analizzare i dati e supportare le decisioni. Con questa evoluzione i sistemi intelligenti iniziano a interagire con l’ambiente fisico e con i processi produttivi, e la robotica umanoide ne rappresenta una delle espressioni più evidenti. Su questo passaggio Lutech sviluppa la propria proposta per il manifatturiero, con un obiettivo preciso: portare Physical AI, digital twin e robot umanoidi dalla fase sperimentale all’applicazione industriale, seguendo l’intero ciclo di vita del prodotto e della fabric, dalla progettazione fino alle operation.
Di recente il gruppo ha presentato questa traiettoria a imprese, esperti e partner tecnologici in occasione dell’executive meeting Physical AI & Humanoid Robots in Action, a Ca’ del Bosco, nel Bresciano, dove un robot umanoide è stato mostrato in funzione dal vivo accanto a casi d’uso sull’integrazione delle tecnologie nei processi industriali. Il messaggio rivolto alle aziende, tuttavia, riguarda soprattutto gli scenari potenziali delle possibilità che la dimostrazione lascia intravvedere.
Persone e macchine in collaborazione
Nella visione di Lutech, la Physical AI apre nuove modalità di collaborazione tra persone e macchine e offre alle imprese strumenti per una produzione adattiva. Il ruolo affidato alla robotica umanoide va letto in questa chiave: i robot sono pensati come supporto agli operatori nelle attività ripetitive, pericolose o difficili, e come una delle tecnologie con cui il manifatturiero può sostenere le sfide legate alla produttività e alle competenze.
La differenza rispetto all’automazione industriale tradizionale è sostanziale. Il robot classico lavora all’interno di celle operative delimitate, esegue sequenze definite in fase di programmazione e ha bisogno di essere riprogrammato ogni volta che il compito cambia. Un sistema basato su Physical AI raccoglie invece informazioni dall’ambiente attraverso i sensori, le elabora e adatta il proprio comportamento, aprendo la strada a forme di interazione con gli operatori che i modelli precedenti non consentivano. Il fattore di forma umanoide risponde, del resto, a una logica industriale riconoscibile: un robot con proporzioni e capacità di movimento simili a quelle umane può, in linea di principio, lavorare in spazi, postazioni e con attrezzature progettati per le persone, limitando la necessità di riconfigurare gli ambienti di lavoro.

Il tema delle competenze si presta a una lettura su due piani. Da un lato i robot possono farsi carico di mansioni gravose o poco attrattive; dall’altro la loro introduzione richiede nuove professionalità a chi li progetta, li gestisce e lavora al loro fianco. Non a caso la formazione rientra tra le attività previste dal modello di servizio di Lutech. Giuseppe Di Franco, Ceo di Gruppo Lutech, inquadra così la portata del cambiamento: “La Physical AI e la robotica umanoide stanno portando l’intelligenza artificiale dal mondo digitale a quello fisico, aprendo nuove possibilità per il manufacturing”. E aggiunge: “Per le aziende, oggi, la sfida è trasformare queste potenzialità in applicazioni concrete e scalabili, integrandole nei processi produttivi e nell’ecosistema tecnologico esistente”.
Simulare prima di implementare
Il secondo pilastro dell’approccio riguarda il rapporto tra mondo fisico e rappresentazione digitale. Lutech punta sull’integrazione tra digital thread e digital twin: il primo garantisce la continuità delle informazioni lungo le diverse fasi del ciclo di vita, dalla progettazione alla produzione fino al service; il secondo ne restituisce una replica virtuale su cui lavorare. Messi in relazione, gli approcci permettono di connettere dati, modelli e processi e di validare e ottimizzare gli scenari prima di trasferirli nella realtà operativa. L’impostazione riguarda tanto il prodotto quanto la fabbrica. Per quanto riguarda il primo, il gemello digitale accompagna progettazione e sviluppo; sul secondo, permette di rappresentare linee, flussi e postazioni in cui robot e persone dovranno operare, e di valutare l’effetto di un nuovo inserimento prima che venga realizzato. Il digital thread, a sua volta, evita che le informazioni prodotte in una fase vadano disperse nel passaggio a quella successiva.
Per una tecnologia ancora in fase di maturazione come la robotica umanoide, questa possibilità ha un peso particolare. Verificare in ambiente simulato comportamenti, configurazioni e interazioni con l’ambiente significa percepire già “in virtuale” una parte delle sfide che altrimenti emergerebbero solo sulle linee produttive. Su questo terreno si inserisce il contributo di Ptc (di recente acquisita da Schneider Electric), partner di Lutech, che porta le proprie competenze sul ciclo di vita degli umanoidi industriali: progettazione, tracciabilità, digital thread e service.
Oltre i proof-of-concept
Dalla prospettiva indicata da Di Franco discende l’obiettivo che orienta l’intera proposta: accompagnare le aziende oltre i proof of concept, integrando le tecnologie nei processi produttivi e rendendole governabili, sicure e scalabili. Il passaggio dalla sperimentazione all’uso industriale, in altri termini, non dipende soltanto dalle potenzialità della singola tecnologia, ma dalla capacità di inserirla in un contesto fatto di sistemi, dati e persone che devono funzionare insieme. In ambito industriale, governance vuol dire poter tenere sotto controllo il comportamento dei sistemi e i dati che li alimentano, mentre la scalabilità misura la possibilità di estendere a più linee o stabilimenti una soluzione validata su un singolo caso d’uso.
A questo è dedicato il Demo Center di Lutech, che adotta un approccio specifico al test e alla validazione di casi d’uso di AI sovrana e sostenibile, con l’obiettivo di industrializzare le soluzioni. Accanto alla validazione c’è il tema dell’addestramento: un sistema di Physical AI non si limita a eseguire istruzioni programmate, ma apprende, e le sue capacità si costruiscono e si affinano nel tempo. Sul ciclo di sviluppo e sull’addestramento delle soluzioni robotiche Lutech può contare sulle competenze di Bi-Rex, il competence center con sede a Bologna.
Dall’advisory al Robot-as-a-Service
Sul piano dell’offerta, Di Franco in occasione dell’evento ha descritto quindi “un approccio che parte dall’advisory e dalla progettazione e arriva al deployment, alla formazione e alla gestione delle soluzioni nel tempo”. Il modello comprende anche l’addestramento e la manutenzione, oltre a formule Robot-as-a-Service che estendono alla robotica la logica a consumo già diffusa nel software e nelle infrastrutture IT. In genere, schemi di questo tipo consentono di trasformare almeno in parte l’investimento iniziale in un costo operativo, un aspetto non secondario per tecnologie la cui adozione è ancora agli inizi.
Il perimetro è ampio e tiene insieme in un unico ecosistema tecnologico lifecycle intelligence, sistemi enterprise, infrastrutture AI, simulazione, robotica e operations. È la condizione perché un robot non resti un’isola tecnologica all’interno dello stabilimento, ma diventi parte dei flussi logistici e produttivi governati dai sistemi gestionali. In questa direzione va il contributo di Infor, focalizzato sull’orchestrazione di logistica e produzione nell’era dell’AI attraverso Velocity Suite e Agentic Enterprise.
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