Per chi deve sorvegliare una condotta, un cavo energetico posato sul fondale o le banchine di un porto, il punto critico è spesso il collegamento stesso: i sensori subacquei raccolgono dati, ma per farli “risalire” servono cavi da posare, proteggere e manutenere. Su questo nodo lavora WSense, scale-up deep tech nata come spin-off della Sapienza Università di Roma, che in meno di tre anni è passata dal ruolo di partner tecnologico di Fincantieri a quello di società partecipata in maggioranza dal gruppo triestino.
Facciamo un passo indietro.
La scaleup (80 tra ingegneri e ricercatori) sviluppa sistemi brevettati di comunicazione wireless subacquea. Usano onde acustiche multi-frequenza e trasmissione ottica senza fili per far dialogare in tempo reale robot, sensori, attuatori e operatori subacquei all’interno di un’unica rete, senza interventi sui fondali. Le applicazioni principali sono quindi il controllo del dominio sottomarino e la protezione delle infrastrutture critiche.
Fincantieri è tra i maggiori gruppi cantieristici al mondo e l’unico presente in tutti i comparti della navalmeccanica ad alta tecnologia. Grazie a una struttura industriale integrata ha maturato una lunga esperienza anche nelle soluzioni subacquee, gestendo in modo coordinato attività civili e non, dual use e internalizzando tecnologie distintive. Il gruppo opera anche nei sistemi navali meccatronici, elettronici e digitali, nella cybersecurity, nell’AI, negli arredi navali e nei servizi post-vendita, come il supporto logistico e l’assistenza alle flotte. In oltre 230 anni ha costruito più di 7mila navi. Oggi conta 18 stabilimenti nel mondo e oltre 23mila dipendenti diretti, con know-how e sedi direzionali in Italia, dove impiega più di 12mila persone.
L’ultimo passaggio di un rapporto considerabile quasi “naturale” (considerati i rispettivi ambiti di business) ha riunito l’amministratore delegato di Fincantieri, Pierroberto Folgiero; la rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni; l’amministratore delegato di Cdp Venture Capital, Emanuele Levi; e gli investitori internazionali che hanno accompagnato la crescita della società.

Come funziona la rete sottomarina

Le soluzioni di WSense si basano su tecnologie brevettate che, abbiamo visto, combinano onde acustiche multi-frequenza e trasmissione ottica senza fili. L’azienda le descrive come un vero e proprio “Wifi sottomarino”: i modem wireless adattivi creano reti distribuite in cui robot, sensori, attuatori e subacquei professionisti scambiano dati in tempo reale all’interno di un unico ecosistema di comunicazione, anche in ambienti marini complessi e senza interventi invasivi sui fondali. Dal punto di vista di chi adotta la tecnologia, gli elementi rilevanti sono tre. La rete può estendersi su vaste aree con una crescita dei costi contenuta; l’installazione risulta più flessibile rispetto a quella di un sistema cablato; si riduce la dipendenza dai cablaggi, che è una delle principali vulnerabilità dei sistemi tradizionali.

Le sinergie WSense-Fincantieri

Il rapporto con Fincantieri risale a un protocollo d’intesa firmato a dicembre 2023, sulla cui base le due aziende hanno partecipato a gare nazionali e internazionali, e poi integrato le tecnologie WSense in Deep – sistema integrato di droni subacquei guidato dall’AI, sviluppato per la protezione delle infrastrutture critiche sottomarine e il monitoraggio ambientale – e avviato alcuni progetti di monitoraggio. Ad aprile 2025 Fincantieri è entrata nel capitale della scaleup.

La tecnologia WSense utilizzata per il monitoraggio delle biodiversità sottomarine
La tecnologia WSense in uno specifico caso d’uso per il monitoraggio delle biodiversità sottomarine

A questi primi passi è seguito l’accordo strategico annunciato il 5 febbraio 2026 che ha dato a questa relazione una forma industriale, articolandola su due direttrici.

La prima è il co-sviluppo: le tecnologie wireless di WSense vengono integrate nel sistema Deep per il monitoraggio e la protezione delle infrastrutture critiche, con l’obiettivo di ridurre i cablaggi e aumentare la resilienza degli impianti sensibili. La seconda è commerciale e passa per Fincantieri Infrastructure, che applica le stesse soluzioni al monitoraggio ambientale e al controllo dell’integrità strutturale delle opere civili.

Pierroberto Folgiero amministratore delegato di Fincantieri
Pierroberto Folgiero amministratore delegato di Fincantieri

La stessa rete, in altre parole, serve sia a vigilare su un asset strategico sia a misurare lo stato di una struttura e dell’ambiente in cui si trova. Folgiero, in occasione di quell’annuncio così collocava l’intesa nella strategia del gruppo sull’underwater economy: “La collaborazione di lunga data con WSense ]…[ consente di abilitare telecomunicazioni wireless subacquee nei nostri prodotti di nuova generazione, aumentando la resilienza, la sicurezza e la sostenibilità delle infrastrutture critiche strategiche”.

La catena operativa

Nel corso dell’estate Fincantieri ha annunciato accordi per quattro acquisizioni nel comparto subacqueo, con una spesa iniziale di circa 600 milioni di euro: oltre a WSense, Next Geosolutions, attiva nelle survey e nelle geoscienze marine e nel supporto alle costruzioni offshore, Graal Tech (spin-off del Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Telematica dell’Università degli Studi di Genova), specializzata nei droni subacquei autonomi, e Defcomm, che progetta droni autonomi di superficie. Le quattro società confluiscono nel polo della subacquea del gruppo insieme al business dei sottomarini, a Remazel, Wass e Ids. Per capire il ruolo di WSense in questo assetto è utile l’esempio operativo indicato dallo stesso gruppo. Una campagna di rilievo dei fondali condotta da Next Geo impiega navi da lavoro costruite da Vard, dotate dei sistemi di lancio e recupero di Remazel per gestire i droni di Graal Tech; i droni eseguono la survey e comunicano attraverso i sistemi di WSense. In questo schema la scaleup romana fornisce il livello che consente lo scambio di dati tra piattaforme, sensori e veicoli subacquei, all’interno di un’offerta che Fincantieri descrive in logica di Underwater as a Service, rivolta sia al mercato civile sia alla difesa.
Si distinguono tre ambiti di domanda. Nella difesa crescono le richieste di mezzi unmanned integrati con una nave madre, con sistemi di comunicazione resilienti e software di comando e controllo pienamente integrati; nel dual use pesa la protezione delle infrastrutture critiche civili, come i porti, di fronte alle minacce ibride; nel civile l’offerta si sposta verso modelli orientati al servizio. È lo spazio in cui il gruppo intende evolvere da fornitore di tecnologie a service provider.
Sul piano societario, l’operazione passa per una società veicolo partecipata da Fincantieri, nella quale i soci fondatori conferiscono le proprie quote reinvestendone il 75%. Al termine della prima fase il gruppo detiene il 61,95% del veicolo, quota destinata a salire al 75% a 24 mesi dal closing, quando il veicolo controllerà circa il 95% di WSense. Il perfezionamento era subordinato, tra le altre condizioni, alle autorizzazioni Golden Power e Fdi.

Percorsi possibili

La ricerca accademica sulle comunicazioni subacquee, il sostegno di investitori italiani e internazionali, il contributo di Cdp Venture Capital nel passaggio verso la dimensione industriale e infine l’integrazione in un grande gruppo, con WSense che mantiene autonomia, identità e continuità manageriale sono i temi centrali del percorso tra le due aziende. Polimeni osserva che “quando l’ecosistema universitario viene correttamente stimolato e sostenuto, la ricerca può trasformarsi in un’impresa capace di crescere e competere a livello internazionale”.

Antonella Polimeni (fonte: Uni Sapienza)
Antonella Polimeni, rettrice Università La Sapienza

Ma si legge la vicenda anche come un banco di prova per il sistema Paese. Folgiero: “WSense è la dimostrazione che l’Italia possiede tutte le competenze necessarie per generare innovazione di livello mondiale: ricerca universitaria, imprenditorialità, capitale e capacità industriale. La sfida è mettere questi elementi a sistema e accompagnarne la crescita” con Chiara Petrioli, Ceo e co-founder dell’azienda che riprende il pensiero, guardando invece al funzionamento del polo dall’interno: “In questi primi mesi abbiamo già potuto sperimentare il valore delle sinergie tra le diverse realtà che ne fanno parte, con WSense nel ruolo di abilitatore e integratore delle soluzioni”. Per chi gestisce infrastrutture subacquee, l’esito pratico dei tre passaggi è un’offerta che riunisce in un unico gruppo il rilievo dei fondali, i mezzi autonomi di superficie e subacquei e la rete che ne trasporta i dati, con la comunicazione wireless di WSense come elemento di raccordo tra le diverse componenti.

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