Il public sector è tra i verticali più interessati allo sviluppo dei progetti con l’intelligenza artificiale che solo fino a un paio di anni fa potevano ancora essere considerati in larga parte esperimenti da laboratorio. Oggi è già utilizzata in alcuni Paesi per valutare chi ha diritto a un sussidio, a intercettare frodi, a gestire risorse e servizi. Il problema è che la spinta ad adottarla arriva spesso dall’alto, dai vertici delle organizzazioni, mentre le infrastrutture e le regole necessarie a farla funzionare in modo sicuro procedono a un passo più lento. È la fotografia che emerge dall’ottava edizione dell’Enterprise Cloud Index di Nutanix, nella versione dedicata a pubbliche amministrazioni, scuole e università (Public Sector Cloud Index Report, Nutanix, 2026). 

Metodologia e rilievi

La ricerca è realizzata per Nutanix da Wakefield Research. Il campione complessivo conta 1.600 responsabili cloud, IT e di progettazione, con un ruolo almeno manageriale, in organizzazioni con 500 o più dipendenti di 14 Paesi: Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Paesi Bassi in Europa, insieme a Stati Uniti, Brasile, Messico, India, Giappone, Australia, Singapore e Arabia Saudita, più un sovracampione di 100 addetti dell’amministrazione federale statunitense. Il report sul settore pubblico isola le risposte di chi lavora nell’amministrazione centrale e locale, nella scuola e nell’istruzione superiore. Come ogni rilevazione a campione, anche questa è soggetta a un margine di variazione, che dipende dal numero di interviste e dal livello delle percentuali. 

Shadow AI, serve controllo

Tra i dati più interessanti, quello che riguarda il controllo.

Sammy Zoghlami_SVP EMEA_Nutanix
Sammy Zoghlami_SVP EMEA_Nutanix

Il 96% dei responsabili IT nel settore pubblico si trova davanti ad applicazioni o agenti di AI introdotti da colleghi di reparti non tecnici, e il 91% ritiene che l’uso di strumenti fuori dalla supervisione ufficiale metta a rischio sia l’operatività sia la missione dell’ente.

A rendere difficile la gestione del fenomeno è la struttura stessa delle organizzazioni: per l’84% del campione i compartimenti stagni tra uffici e funzione IT ostacolano la realizzazione dei progetti tecnologici.

“La proliferazione della cosiddetta Shadow AI, ovvero dell’utilizzo di soluzioni di intelligenza artificiale non approvate né governate, è diventata la principale sfida per la governance nel settore pubblico”, osserva Sammy Zoghlami, senior VP Emea di Nutanix, per il quale il punto ormai non è decidere se adottare l’AI, ma con quali garanzie di sicurezza e controllo.

Infrastruttura cloud non è pronta per l’AI

Fra tre anni il 49% degli intervistati prevede di avere in esercizio più di cinque applicazioni basate sull’AI, e il 22% più di dieci. Tra le capacità che oggi non usano ma contano di adottare spiccano l’AI agentica (63%), i chatbot conversazionali (60%) e i modelli predittivi (55%). Sugli agenti in particolare le attese sono ampie: il 63% conta di migliorare l’esperienza di cittadini o dipendenti, altrettanti si aspettano che trasformino processi e attività, e il 54% li considera il motore principale per sviluppare nuove capacità, ripensare l’erogazione dei servizi e rendere più efficienti riscossione e conformità normativa. Il report segnala anche dove l’AI è già vicina a cittadini e studenti: chioschi self-service in tribunali, uffici comunali e campus, rilevamento di anomalie nei sistemi di sussidio e negli acquisti, manutenzione predittiva di edifici e infrastrutture.
Il freno è la base tecnologica. I responsabili IT riconoscono il valore di far girare l’AI in casa, per avere più controllo, sicurezza e conformità, ma il 73% ammette che l’infrastruttura attuale non è del tutto pronta a ospitare carichi di lavoro AI on premise, e il 70% oggi si appoggia a fornitori di servizi gestiti. Il risultato, nella lettura del report, è una tensione tra obiettivi ambiziosi decisi dai vertici e condizioni operative che non sempre ne tengono conto.

Nutanix Report Cloud Enterprise e Public Sector
Shadow AI e scelte cloud/containerizzazione (fonte: Public Sector Cloud Index Report, Nutanix, 2026)

I vantaggi della containerizzazione

La risposta su cui il settore pubblico sembra puntare è la containerizzazione, si “impacchettano” le applicazioni con tutte le loro dipendenze in ambienti portabili e isolati, più facili da spostare tra data center e cloud. L’87% dei responsabili IT si aspetta che il ricorso ai container cresca nei prossimi tre anni, l’83% sviluppa già le nuove applicazioni in questa forma e l’86% ritiene che sia proprio l’AI ad accelerarne l’adozione. La motivazione più citata, dal 51%, è guadagnare velocità, affidabilità e scalabilità. Oggi il 72% fa girare le proprie applicazioni AI in un modello misto, con app tradizionali su macchine virtuali e app moderne in container, mentre il 14% le esegue direttamente su server fisici. Il quadro resta però ibrido: il 55% delle organizzazioni esegue applicazioni containerizzate on premise o in cloud privato, il 52% nel cloud pubblico, e molte usano entrambe le strade. Fra tre anni l’assetto dovrebbe cambiare poco: la quota on premise o in cloud privato salirebbe al 59%, mentre il ricorso ai provider di servizi gestiti passerebbe dal 63% al 64%.

Pesa la sovranità del dato

Sullo sfondo il tema della sovranità. Per l’88% degli intervistati è una priorità elevata, quando non un requisito irrinunciabile, nelle decisioni sull’infrastruttura, e il 55% sente l’esigenza di mantenere i sistemi entro i confini nazionali, in sede o in una region cloud locale, per ragioni di conformità, sicurezza e protezione dei dati. È un vincolo che pesa in modo particolare per enti chiamati a tutelare informazioni di cittadini e studenti, e che spiega perché l’architettura ibrida, più che una fase di transizione, appaia come l’assetto stabile del settore.

Nel complesso, la ricerca descrive una pubblica amministrazione che ha deciso di usare l’AI ma non ha ancora sistemato le fondamenta: controllo sugli strumenti adottati dai dipendenti, infrastrutture capaci di reggere i carichi, regole chiare sulla collocazione dei dati. La lettura di Nutanix, con le sue piattaforme per infrastrutture ibride e container, è che il vantaggio vada a chi consolida queste basi prima di inseguire nuove funzionalità. I numeri indicano che il problema principale, oggi, non è la scelta della tecnologia ma la capacità di governarla.

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