Che l’intelligent edge fosse uno dei tre asset del tridente di Hewlett Packard Enterprise, l’azienda lo aveva più volte sottolineato e ribadito, di recente anche in Italia nel corso dell’HPE Italian Summit 2018, dalle stesse parole di Stefano Venturi, presidente e amministratore delegato nel nostro paese. “La barra è a dritta per tornare ad essere un’azienda di alta tecnologia. Più ci si focalizza e ci si specializza, più si diventa forti e competenti. Noi ci concentriamo su quello che sappiamo fare con la focalizzazione sulle tre aree: Hybrid IT, Intelligent Edge e PointNext”.

Ma questa settimana è il Ceo in persona, Antonio Neri, a ribadire la strategia davanti a partner e clienti volati a Las Vegas per l’annuale HPE Discover 2018 che fa il punto sulle strategie presenti e future.

Antonio Neri, Ceo di HPE dal 1° febbraio 2018
Antonio Neri, Ceo di HPE dal 1° febbraio 2018

L’annuncio è di quelli significativi, fatto nel keynote di apertura: un investimento strategico per i prossimi 4 anni di 4 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo nell’ambito dell’Intelligent Edge, con focus sugli aspetti di sicurezza, machine learning, automation, AI, per poter cogliere le opportunità dalla crescente digitalizzazione del business di molte aziende, dalla crescita dei dati e dei cloud distribuiti.

Saranno proprio i dati generati dai sensori dislocati negli oggetti in periferia ad essere responsabili del 75% dei dati generati dalle aziende (fonte Gartner) e la necessità di estrapolare insight proprio laddove il dato viene raccolto richiede strumenti di analisi e algoritmi intelligenti, oltre a una rete solida per rendere disponibile i risultati via cloud in tempo reale.

“HPE crede che lntelligent edge sia la prossima grande opportunità per tutti” precisa Neri sottolineando che l’investimento di 4 miliardi andrà nella direzione di sviluppare sia tecnologie sia servizi per abilitare il passaggio edge-to-cloud, dove la maggior parte dei dati generati da device connessi verrà processato nell’edge.

Una strategia che sfrutta l’integrazione della tecnologia di Aruba Networks (che HPE aveva acquisito nel 2015 per 2,7 miliardi di dollari, ndr) o l’offerta di Hybrid Cloud di Greenlake, che facilita l’ottimizzazione del cloud stesso, a seconda dei carichi di lavoro.

“L’investimento, sia in tecnologia sia in servizi, spinge per gestire i dati all’estremità della rete piuttosto che nei grandi data center lontani dal perimetro. Quello che fa la differenza è la capacità software e di computing in grado di analizzare i dati appena generati per prendere decisioni rapide grazie alla analisi dei dati stessi” precisa Neri.

Al Discover 2018 l’annuncio della soluzione SD-Branch va nella direzione di semplificare lo sviluppo e la gestione di tutti gli aspetti collegati alla connettività della rete nelle aziende con sedi operative distaccate dalla sede centrale, così come The Machine (che gestisce in dati nella memoria e non nella cpu, il cui primo prototipo è stato reso disponibile a maggio) rimane il progetto più complesso legato alla capacità di gestire e processare i dati in futuro  (“è il più grande progetto di ricerca di HPE della sua storia” ribadisce il Ceo).

Rimangono complementari alla strategia di Intelligent Edge, anche gli altri due asset del tridente di HPE: semplificare l’ Hybrid IT e offrire servizi di consulenza PointNext, sulla parte infrastrutturale dell’offerta.

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