Alla tappa milanese del VeeamONTour, la prima dei cinque appuntamenti sul territorio italiano, Veeam incontra i partner e le aziende del proprio ecosistema. Un evento fisico ma anche digitale, dove si ribadisce la vision annunciata a Miami in occasione di VeeamOn 2019: una proposta trasversale di cloud data management.

Sul palco milanese, a raccontare il percorso di crescita dell’azienda, è Albert Zammar, regional vice presidente Sud Emea di Veeam (già incontrato nei giorni della convention internazionale). “Oggi il cambiamento è l’unica certezza e questo impatta sul modo di fare business – esordisce Zammar –. I dati hanno superato la barriere fisiche del datacenter, vengono generati nelle periferie e devono essere messi in sicurezza; un trend che cambierà radicalmente gli scenari nei prossimi cinque anni dando accesso ad un valore di mercato potenziale di 15 miliardi di dollari, doppio rispetto a quello attuale.

Albert Zammar, regional vice presidente Sud Emea di Veeam
Albert Zammar, regional vice presidente Sud Emea di Veeam

Primo e secondo atto del percorso 

Ecco perché il percorso dell’azienda si divide in due atti, spiega il manager. Il primo rappresentato dalla storia di Veeam dal 2008 al 2018, un percorso di crescita tecnologica che porta oggi la società a superare il miliardo di fatturato e a far parte delle 34 top aziende a livello globale nel mondo del software, grazie a 350mila clienti conquistati in dieci anni di attività, 4.000 nuove realtà al mese, anche grazie al contributo dell’Italia. Il nostro Paese registra infatti un trend positivo con circa 300 nuovi clienti ogni mese sui 23.000 clienti totali e su un mercato potenziale di 230.000. L’Italia conta oggi un team di 25 risorse, oltre alle 18 dislocate a Budapest a supporto delle attività.  

Oggi parte il secondo atto, in cui Veeam vuole giocare un ruolo chiave nel nuovo paradigma dell’hybrid cloud, con la visione di rendere i dati accessibili dove e quando servono. Un cambiamento che coinvolge tutte le nuove tecnologie, dall’IoT, al cloud, al mobile, all’AI e al ML. “Vogliamo proteggere il mondo virtuale e quello fisico, con l’obiettivo di creare una soluzione aperta a qualsiasi tipo di piattaforma favorendo anche lo spostamento da un cloud all’altro – dichiara Zammar -. Il cuore del nostro business rimane il backup and replication, ma da oggi ci sarà una sempre maggiore integrazione in un percorso in crescita, dove le aziende a noi complementari ci supporteranno nella gestione della continuità del servizio”.
Il riferimento è agli oltre 60.000 partner di canale, dove Cisco, HPENetApp e Lenovo sono partnership importanti. “Un ecosistema dei partner molto vicino, come dimostra l’evento che raggruppa 400 tra partner e clienti finali che fanno da testimonial di un programma di canale trasparente”, continua Zammar.

La protezione del dato sul cloud

“Gestire i dati in modo da renderli sempre disponibili e proteggerli non è più un’opzione ma una necessità di business”. In un incontro ristretto, Zammar si focalizza proprio su questo aspetto illustrando i risultati di una survey avviata ad aprile che coinvolge top business e IT manager di 1.575 realtà con 3.000-5.000 dipendenti in 13 paesi a livello globale, Italia compresa (con 125 aziende ma di dimensioni più ridotte), interpellati per capire come si declina la protezione del dato sul cloud e quali sono le difficoltà quando ci si muove in quest’ambito.

Lo studio – Veeam Cloud Data Management Report  2019 – evidenzia come primo aspetto che quasi tre quarti delle organizzazioni non è in grado di garantire agli utenti un accesso ininterrotto a dati e applicazioni, con potenziali perdite per le azienda fino a 20 milioni di dollari annui.
Le imprese si stanno attrezzando per fronteggiare queste problematiche: il 72% di queste prevede di adottare strategie di cloud data management, spesso sfruttando le possibilità offerte dal cloud ibrido. Oggi i trend presi in considerazione sono: cloud, mobile, AI, ML, Edge, Iot per accelerare il business con investimenti medi di 41 milioni di dollari nel 2019 e inserire queste tecnologie per creare digital trasformation.

La risposta delle aziende italiane

“Oggi non vale più il concetto di mission critical perché tutto è interconnesso e la stessa definizione sta oggi sfumando a comprendere una serie di servizi It molto più ampio”, spiega Zammar. I tempi di recovery accettabili si riducono sempre più e vanno verso l’istantaneità. Si segnala una forte attenzione all’uptime delle applicazioni in Italia. Nei primi report si tolleravano le 12 ore, oggi il 40% circa delle aziende dichiara i 15 minuti.

Un altro dato confortante per il nostro mercato indica che il 46% delle aziende dichiara di non essere in grado di rispondere alla disponibilità continua del servizio, contro il 73% della media globale, così come la durata media delle interruzioni non pianificate è di 52 minuti, inferiore alla media globale di 65 minuti. 

Ma quanto costa alle aziende un disservizio? I tempi di inattività delle applicazioni costano ogni anno alle organizzazioni italiane un totale di 17,9 milioni di dollari di mancato guadagno e produttività, valore anche in questo caso inferiore alla media globale di 20,1 milioni di dollari. La perdita di dati provenienti da applicazioni mission-critical costa alle organizzazioni italiane 101.803 dollari all’ora

Veeam Cloud Data Management Report  2019
Veeam Cloud Data Management Report  2019 – I costi di una cattiva gestione dei dati 

“L’It pervade tutti i livelli delle aziende e il ritorno di investimento è oggi certo, per cui bisogna investire come must”. Le aziende italiane rispondono: il 66% ha già implementato strategie big data e analytics, mentre il 28% ha in programma di farlo nei prossimi 12 mesi. In particolare, il 92% ha in cantiere progetti entro il 2019 iniziative di cloud data management; 62 milioni è la media degli investimenti in digital transformation in senso ampio.

Veeam Cloud Data Management Report  2019 - Investimenti delle aziende italiane
                     Veeam Cloud Data Management Report  2019 – Investimenti delle aziende italiane

Il 55% degli italiani ritiene la propria organizzazione in grado di implementare l’intelligent data management su tutto il business, l’82% ha implementato o prevede di implementare l’IA e il machine learning.
Il cloud data management è una componente chiave con il 75% degli intervistati italiani che utilizza il Saas, il 50% utilizza il cloud per il backup e il 47% utilizza il disaster-recovery-as-a-service, citando affidabilità, flessibilità e sicurezza dei dati come le tre principali ragioni per cui lo fanno.

I punti dolenti: “Molto spesso i progetti di digital transformation del nostro Paese sono bloccati dallo status quo, strutturali e a volte anche politici che rendono difficile la realizzazione dei processi”, commenta Zammar -. Questo crea un impatto negativo e perdita di fiducia, in Italia molto più che altrove, da parte dei dipendenti. Serve un cambio epocale, dove anche il Cio deve assumere un ruolo chiave, non più a semplice supporto al business, ma parte vitale e figura centrale nella gestione dei processi”.

Veeam Cloud Data Management Report  2019 - Caratteristiche delle aziende che adottano IDM
Veeam Cloud Data Management Report  2019 – Caratteristiche delle aziende che adottano IDM
© RIPRODUZIONE RISERVATA