Esiste sul territorio europeo ed italiano un fortissimo potenziale innovativo pronto ad essere impiegato per generare occupazione, profitto e un ecosistema green. Un patrimonio di strumenti all’avanguardia capaci di favorire la resilienza, ma impiegabile solo se finanziato e messo in grado di esprimersi.

Il dato emerge da uno studio di Ernst & Young realizzato sui 27 Stati membri della UE, in un momento in cui tutti i Paesi sono alle prese con la crisi dettata dall’emergenza della pandemia e studiano i piani per la ripresa economica.

L’analisi – A Green Covid-19 Recovery and Resilience Plan for Europe -, identifica in particolare i 1.000 progetti già sviluppati e pronti a partire con un potenziale per generare nell’immediato benefici economici, creare posti di lavoro e accelerare la transizione verso un’economia sostenibile a zero emissioni di gas serra.

Spinta su produttività e impiego

Con i dovuti fondi, quantificati in un valore di investimento di circa 200 miliardi di euro tra pubblici e privati a livello europeo, questi 1.000 progetti sarebbero infatti in grado di creare nel breve termine oltre 2 milioni di posti di lavoro, compensando il 20% di quelli persi con la crisi legata al Covid19. La realizzazione della totalità dei progetti permetterebbe di impiegare in attività produttive e sostenibili tutti i 12 milioni di lavoratori a tempo pieno che hanno perso il posto a causa dell’emergenza, oltre a creare opportunità per altri lavoratori.

L’analisi è stata effettuata in tempi ristretti (quattro settimane) e individua pertanto solo una frazione di tutti i progetti green che sono in fase di sviluppo in Europa. Dalle stime di EY, le realtà innovative individuate rappresenterebbero solo il 10% dei progetti di decarbonizzazione attualmente in fase di sviluppo in Europa, la “punta di iceberg” di tutti i progetti in fase di sviluppo nella UE.
In questo contesto, i paesi dell’Europa centrale e orientale sono avanti nei progetti di decarbonizzazione: la Croazia e la Slovacchia hanno il più alto rapporto di progetti pro capite e hanno superato le grandi economie come la Francia o la Germania nella produzione di progetti. 

Startup e Pmi in prima linea

Sono cinque i contesti analizzati. Energia e trasporti sono i due settori con maggior numero di progetti e in cui le pipeline di investimento sono ben strutturate e identificate.

In settori come l’industria, l’edilizia e lo sfruttamento del suolo, la natura diffusa e più piccola dei progetti e il fatto che questi settori sono meno strutturati a livello europeo, spiegano in parte la minore percentuale di progetti individuati. Solo per fare un esempio, nel settore edile, solo il 23% dei top player europei nelle costruzioni hanno presentato i propri progetti, un numero basso a causa delle preoccupazioni sulla riservatezza e sugli impatti climatici più difficili da valutare.

EY - Sector distribution
EY – A Green Covid-19 Recovery and Resilience Plan for Europe – Settori e numero di progetti rilevati

Il 30% circa dei progetti è sviluppato da startup e Pmi; molti sono progetti innovativi, come soluzioni per la mobilità sostenibile, idrogeno verde, bonifica del territorio e materiali da costruzione a bassa emissione di gas serra. Oltre il 20% dei progetti individuati sono su piccola scala e richiedono investimenti fino a 5 milioni di euro.

Al lavoro per un’economia green

Guardando all’ambiente e all’ecosistema, lo sviluppo dei progetti favorirebbe un cambiamento climatico valutato nel taglio complessivo delle emissioni di lungo termine di 2,3Gt di gas serra, rendendo più resiliente e competitiva l’economia europea. Il sostegno a queste innovazioni può costruire i futuri mercati europei per prodotti e servizi green in cui queste aziende dell’Unione europea possono essere leader. 

I vantaggi non sono da poco e vanno dal miglioramento della qualità dell’aria, alla riduzione dell’inquinamento acustico, all’indipendenza energetica; le industrie a basse emissioni di gas serra e la sicurezza alimentare sono altri vantaggi e valore che questi progetti possono contribuire a fornire.

Italia in prima linea

La distribuzione dei progetti per tutti i settori coperti per paese mostra una forte rappresentanza delle grandi economie che ospitano industrie mature nella maggior parte dei settori.
Francia, Italia, Spagna, Germania e Svezia sono i primi 5 paesi in termini di numero di progetti e rappresentano insieme 466 progetti. Tuttavia, in termini di progetti pro capite, l’elenco è equilibrato in tutta Europa.

EY - Number of projects
EY – A Green Covid-19 Recovery and Resilience Plan for Europe – Top 15 Paesi e numero di progetti rilevati

In Italia,  EY individua complessivamente 95 progetti di cui 29 nel settore energetico, 15 nei trasporti, 13 di progetti di uso del suolo e agricoltura, 23 per l’industria e l’economia circolare, 16 nel settore delle costruzioni. Con questi progetti si stima che si potrebbero creare subito 120.000 posti di lavoro

Lo studio porta come esempio italiano virtuoso di sfruttamento del suolo e iniziative green, il Comune di Milano. La municipalità investe infatti 2 miliardi di euro per un progetto innovativo di imboschimento in contesto urbano, con l’obiettivo finale di piantare 3 milioni di alberi all’interno della Città Metropolitana di Milano entro il 2030. Così come impegna 1 milione di euro per adottare il modello EnergieSprong, un progetto che utilizzerà un pacchetto di ristrutturazione profonda degli edifici industrializzati per dare slancio ai programmi di riqualificazione energetica dell’edilizia.

Roberto Giacomelli, associate partner del team Climate Change and Sustainability Service di EY
Roberto Giacomelli, associate partner del team Climate Change and Sustainability Service di EY

“La cosa che ci ha stupito – sottolinea Roberto Giacomelli, associate partner del team Climate Change and Sustainability Service di EY – è che nonostante l’arco temporale limitato dell’indagine, siamo stati in grado di raccogliere un numero elevatissimo di progetti, al punto che tanti sono stati lasciati fuori dalla lista”.

“Emerge un tessuto dinamico, con tante idee innovative e tanti progetti di R&D avanzatissimi. Un tessuto che, se sostenuto economicamente può portare l’Italia ad essere leader nella green economy. Ma non mancano certo gli elementi negativi – aggiunge Giacomelli -. Ci sono numerose barriere da rimuovere spiegano gli autori del report. In Italia sono sia normative che finanziare, in egual peso. Spesso anche quando la normativa è chiara, la burocrazia è lenta e farraginosa. E dove non ci sono barriere di questo tipo, specie per i più piccoli, il sostegno finanziario rimane il problema chiave”.

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