C’è un momento in cui una tecnologia smette di essere un semplice strumento e diventa risorsa infrastrutturale. E’ il caso del video intelligente. L’Axis Perspectives Report 2026, The Intelligent Edge mette in evidenza proprio questo aspetto per quanto riguarda il tema della sorveglianza video: non più sistemi passivi a presidio della sicurezza fisica, ma piattaforme cognitive distribuite capaci di trasformare dati visivi in intelligenza aziendale in tempo reale. Il rapporto, il primo di carattere annuale pubblicato da Axis Communications, si fonda su una ricerca globale condotta nel secondo trimestre del 2025 su tre distinte platee: circa 3.100 distributori e partner di canale in 68 Paesi, circa 1.000 utenti finali in 65 Paesi e 278 architetti e ingegneri (A&E) in 39 paesi. A questi si affiancano analisi di mercato indipendenti — tra cui i dati di Novaira Insights, Gartner, Omdia e Forrester — e casi d’uso reali. Il risultato è un documento che offre non solo fotografie del presente, ma una roadmap per orientare le scelte tecnologiche dei prossimi anni. Ed entriamo nei dettagli.
La misura della discontinuità
I numeri del rapporto raccontano una discontinuità più che un’evoluzione lineare. Nel 2024, soltanto il 20% delle organizzazioni dichiarava di utilizzare sistemi video per la business intelligence. Nel 2025, quella quota è quasi raddoppiata, raggiungendo il 38%. Nello stesso arco temporale, l’uso del video per l’efficienza operativa è salito dal 38% al 42%. Non si tratta di spostamenti marginali: è una riallocazione del significato stesso di questi dispositivi all’interno della strategia d’impresa. La sicurezza rimane la funzione primaria — l’89% degli utenti finali e il 96% degli A&E la citano come caso d’uso principale — ma il quadro si è strutturalmente ampliato. L’81% delle organizzazioni considera la safety (la prevenzione proattiva dei rischi) una priorità nel proprio approccio video, e le applicazioni si moltiplicano in direzioni che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate lontane dal dominio della videosorveglianza.

Secondo i dati di Novaira Insights citati nel rapporto, le telecamere installate nel mondo al di fuori della Cina hanno raggiunto quota 562 milioni entro la fine del 2025, cresceranno fino a 736 milioni nel 2029. Negli Stati Uniti vengono aggiunte circa 10 milioni di unità ogni anno. Ma la statistica più significativa riguarda l’intelligenza integrata: nel 2024, quasi l’80% delle telecamere spedite includeva capacità analitiche, e due terzi erano già dotate di funzionalità basate su deep learning. Una traiettoria che entro il 2029 vedrà il 96% dei ricavi generato da dispositivi con intelligenza artificiale integrata.
Le dinamiche che ridisegnano il perimetro
Quattro dinamiche strutturali emergono con chiarezza dall’analisi del rapporto e concorrono a spiegare questa trasformazione.
La prima è l‘inefficienza dei processi manuali. Circa l’80% delle spese nella sicurezza fisica è ancora destinato a sorveglianza tramite risorse umane, monitoraggio, installazione e manutenzione. Questo modello labor-intensive è maturo per l’automazione. I dati parlano chiaro: secondo Securitas, il monitoraggio basato su AI ha ridotto i falsi allarmi escalati del 59%, liberando centinaia di ore di lavoro delle guardie ogni anno. Un’analisi di Omdia commissionata da BriefCam ha rilevato che oltre l’85% delle organizzazioni che adottano video analytics ottiene un ritorno sull’investimento entro un anno.
La seconda è la convergenza IT/OT/sicurezza fisica. Il 41% degli utenti finali indica come priorità critica per i prossimi uno-tre anni l’integrazione di sistemi di sicurezza diversi in un’unica piattaforma unificata. Non è semplicemente una questione di semplificazione gestionale: è la premessa per far fluire i dati generati al perimetro fisico dell’organizzazione all’interno dei workflow aziendali, abilitando analytics avanzate e automazione dei processi.
La terza è l’ascesa del cloud ibrido. Oggi il 27% delle organizzazioni utilizza il cloud nella propria infrastruttura di sicurezza fisica. Entro due anni, quella percentuale è attesa al 44%, con un balzo di 17 punti percentuali. I casi d’uso principali che trainano questa adozione sono la gestione remota dei dispositivi (16%), il monitoraggio in tempo reale (13%) e la registrazione video (13%). Axis conta già oltre 1,5 milioni di telecamere connesse tramite i propri servizi cloud, segnale concreto di una maturità di mercato che va ben oltre la fase sperimentale.
La quarta è la cybersecurity come imperativo strategico, non come funzione accessoria. Il crimine informatico genera perdite globali per 9.220 miliardi di dollari l’anno secondo Statista, e il 44% degli utenti finali indica la protezione dei dati come priorità assoluta per i prossimi tre anni. Nell’ecosistema delle telecamere connesse, il 99% dei tentativi di sfruttamento delle vulnerabilità IoT si basa su Cve noti: una ragione in più per privilegiare vendor che controllano l’intero stack tecnologico e possono rilasciare aggiornamenti firmware in ore, non settimane.
Dall’osservazione all’azione, maturity model in cinque fasi
Uno degli elementi più originali del rapporto è la proposta di un modello di maturità per il video intelligente articolato in cinque stadi progressivi: passivo, reattivo, proattivo, predittivo e autonomo. Una tassonomia che aiuta le organizzazioni a mappare la propria posizione attuale e a pianificare la traiettoria di sviluppo. Nella fase passiva (1), la telecamera registra e il video viene recuperato manualmente dopo un evento. Nella fase reattiva (2), entrano in gioco regole e motion detection. La svolta avviene nella fase proattiva (3), dove l’AI classifica oggetti, analizza comportamenti e genera alert contestuali in tempo reale. Le fasi predittiva e autonoma (4 e 5) portano questa logica al suo compimento: da un lato, modelli di machine learning che anticipano anomalie e colli di bottiglia operativi; dall’altro, sistemi che prendono decisioni e avviano azioni con minimo intervento umano.
Un caso, l’esperienza Bmw illustra concretamente questa progressione. Le telecamere ad alta risoluzione integrate nella piattaforma Aiqx del gruppo supportano ispezioni qualitative automatizzate nelle linee di produzione degli stabilimenti iFactory, analizzando in tempo reale componenti, loghi e parti meccaniche con una precisione che riduce i difetti e abbatte i costi operativi. È un esempio di video intelligente che opera già a livello proattivo-predittivo, contribuendo direttamente alla competitività industriale.

Le tecnologie abilitanti
Sul piano tecnologico, il rapporto mette in evidenza alcune direttrici di innovazione particolarmente significative. L’AI all’edge — con modelli di deep learning che girano direttamente sulle telecamere — consente analisi a bassa latenza senza saturare la rete o esporre dati sensibili al cloud. Gartner prevede che entro la fine del 2025 oltre il 55% delle analisi basate su reti neurali profondi avverrà nel punto di acquisizione dei dati.

Sul fronte della compressione video, l’adozione del codec AV1 — standard aperto e royalty-free sviluppato dall’Alliance for Open Media — rappresenta un salto generazionale: riduce i requisiti di banda del 30-50% rispetto a H.264, supporta video oltre gli 8K e garantisce compatibilità nativa con browser, sistemi operativi e dispositivi mobili. Per Johan Paulsson, Cto di Axis Communications, “la chiave è tutta nell’accessibilità e nell’apertura dello standard”. A questo si aggiunge l’espansione delle forme e dei sensori: telecamere bispettrali che combinano visione termica e visibile, radar integrati per il rilevamento in condizioni avverse, sistemi audio analytics, sensing ambientale. La multimodalità trasforma la telecamera da occhio digitale a nodo sensoriale complesso, capace di interpretare ambienti in modo sempre più ricco e contestuale.
Uno sguardo al futuro
Il messaggio centrale di Axis Perspectives Report 2026 è che il video intelligente ha superato il confine della sicurezza ed entra nel dominio della strategia aziendale.

Per Peter Lindström, chief commercial officer di Axis Communications, “le organizzazioni stanno acquisendo una nuova percezione del video, considerato sempre più come una fonte strategica di dati, informazioni e automazione in tutta l’azienda”.
Una visione che richiede un cambio di approccio da parte di tutti gli attori della filiera: dai vendor agli integratori, fino ai responsabili IT e OT delle imprese utenti.
Le sfide non mancano — integrazione con il legacy, complessità dei dati, formazione delle persone — ma chi saprà affrontarle con metodo trasformerà le proprie reti video in un vantaggio competitivo duraturo.
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