Molti di noi del settore imprenditoriale si chiedono dove, su cosa e come investire nel prossimo futuro. In alcuni si nota una grande difficoltà a trovare una risposta chiara e credibile e, in questa confusione, si rischia frustrazione e incapacità ad individuare la nuova mission soddisfacente.
La risposta non sempre si può trovare in noi stessi né tantomeno emerge dalle tante discussioni di brainstorming tematiche sviluppate all’interno di gruppi e associazioni che si sono posti il problema.

Ciro Fanigliulo, membro del Consiglio Direttivo CDTI Roma
Ciro Fanigliulo, membro del Consiglio Direttivo CDTI Roma

La soluzione, a mio avviso, come sempre è nei fatti e negli accadimenti; basta saperli cercare per capire la realtà, commentarla e infine condividerla. Bisogna uscire dal proprio orticello di conoscenze e vedere cosa succede oltre, non dico nel mondo, ma anche solo nel corto raggio.

Qualcuno ipotizza che bisogna confrontarsi con le più prestigiose società di strategie internazionali al fine di avere da loro qualche indicazione su dove sta andando l’economia e come poterla eventualmente presidiare e cavalcare. Forse può essere una soluzione, ma a mio parere la visione che possono dare le società multinazionali rimangono sempre ancorate ai vecchi paradigmi di economia del profitto, della competizione e della produttività.

Se guardiamo indietro nella storia, ci accorgiamo che i grandi cambiamenti sono avvenuti grazie alle intuizioni di un singolo individuo, genio (spesso italiano, purtroppo nel passato) oppure di pochi individui facilitati dal contesto sociale ed economico del luogo.

E’ comunuque necessario partire proprio da questi accadimenti e cercare di individuare idee geniali e brillanti che potranno cambiare considerevolmente l’attuale paradigma di visione della futura dell’economia.

Personalmente, grazie anche alle recenti discussioni innescate all’interno del CDTI Club Dirigenti delle Tecnologie Informatiche di Roma, una risposta mi è arrivata anche dalla ricerca spontanea e dalla curiosità di capire lo scenario attuale dell’economia globale, senza farmi troppo influenzare da guru o scrittori di libri che hanno trattato l’argomento.

La ricerca e la curiosità mi ha portato a scoprire realtà già in essere o in corso di sviluppo, che stanno avvenendo fuori dal mio orticello di conoscenze e di frequentazioni professionali.     

Inoltre, per quanto riguarda la politica, cercare una risposta con i suoi attori, a mio avviso, non porta a nessun risultato concreto se non quello di farsi conoscere e fare gli interessi propagandistici dei politicanti. La relazione deve essere comunque mantenuta soprattutto per far sì che anche la politica possa essere consapevole diretta di cosa avviene sul territorio.

Scenari oltre il proprio orticello

Molte iniziative in corso stanno già affrontando la tematica inerente gli scenari futuri dell’economia che a breve porterà a consolidare il nuovo paradigma dell’economia futura.

Basta vedere gli argomenti trattati nel recente Festival Nazionale dell’Economia Civile, tenuto a Firenze dal 29 al 31 marzo 2019 https://www.festivalnazionaleeconomiacivile.it/

O altre interessanti iniziative come il Festival dell’economia 2019 dedicato al tema della globalizzazione, che si terrà a Trento dal 30 maggio al 2 giugno

Tra le altre iniziative, anche il concorso EconoMIA per la valorizzazione delle eccellenze del MIUR; gli studenti di secondo grado saranno premiati e inseriti nell’Albo delle eccellenze del MIUR.

Quale nuovo paradigma?

È possibile modificare il modello economico aziendale, da economia del profitto a economia della felicità. È questa la risposta giusta e credibile che sta emergendo e che prenderà consistenza e fattività nel prossimo futuro. 

A tal proposito prendo spunto da un articolo del Sole24Ore del 31 marzo scorso, scritto da Vittorio Pelligra, da titolo: “Addio profitto, scopo dell’impresa è la felicità di chi ne fa parte” che prende spunto dai risultati presentati da alcune aziende che hanno partecipato al Festival dell’Economia Civile di Firenze. 
In sostanza, emerge chiaro ed evidente che queste imprese eccellono in quanto fanno fiorire persone e luoghi, idee e territori, non accontentandosi dell’ordinario, ma andando alla ricerca dello straordinario. Sono imprese che producono “valore” quindi non solo “profitto”.

Sembra banale, si è sempre parlato di “valore” però si è sempre dato importanza al “profitto” e mai come adesso il “valore” sta diventando predominante rispetto al “profitto”. Le aziende che hanno capito e che stanno attuando questo cambiamento di paradigma stanno ottenendo ottimi risultati di soddisfazione del personale e risultati indotti anche sul “profitto”.

Però, prima di tutto, bisogna chiarire cosa si intende per “valore”, cioè questa nuova visione del “valore”. In particolare, la chiave di svolta è la “condivisione del valore” cioè l’impresa deve cambiare l’organizzazione e le relazioni devono essere orientate a valorizzare la condivisione, la fiducia, il benessere individuale e sociale.

In pratica per produrre valore è fondamentale curare la comunità di persone su cui si fonda l’impresa, andando alla ricerca di nuove domande, facendo emergere nuovi bisogni, scrutando i luoghi, le persone e cogliendone le domande inespresse.

Molto spesso si sente parlare di “innovazione” ma quante volte abbiamo assistito a un fallimento dell’innovazione in quanto è risultata vaga e priva di contenuti? Non sempre l’innovazione è un processo “distruptive” anzi quasi mai. Invece un cambio di paradigma è una mutazione culturale che avviene gradualmente, processo di “piccole scelte quotidiane” che una volta innescato il processo porta a una vera e propria “rivoluzione”.

Le scelte che hanno fatto alcune imprese che stanno cambiando il paradigma da “profitto” verso “valore condiviso”, sono piccoli cambiamenti quotidiani che le stanno portando verso un vero cambiamento sociale, culturale e di soddisfazione.

Condordo con l’autore dell’articolo del Sole24Ore, che questo processo è stato il motore delle rivoluzioni del passato e che oggi, alcune, anzi molte imprese, grandi, medio, piccole, stanno adottando, abbandonando la ricerca del solo “profitto” verso la ricerca del “valore condiviso”.

L’imprenditore deve prendere coscienza e concentrare le proprie attenzioni sull’organizzazione e gestione del personale, perché possano svilupparsi idee geniali e condivisioni a cui però l’imprenditore stesso deve avere la capacità di saper coglierne le opportunità e renderle produttive. Non è facile ma è possibile, alcuni lo hanno fatto e altri lo stanno facendo.  Non è più sufficiente orientare il proprio modello di business sull’onda delle mode o della concorrenza o delle indicazioni che arrivano dalle grandi multinazionali di strategia. L’humus della sopravvivenza aziendale e della crescita culturale bisogna cercarlo al proprio interno e bisogna saperlo coltivare.

A cura dell’Ing. Ciro Fanigliulo, membro del Consiglio Direttivo del CDTI di Roma

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