Pure Storage compie 10 anni, da 8 vende le proprie soluzioni storage/software sul mercato, da 6 è presente in Emea e da 5 in Italia. E’ ancora giovane l’azienda che mette al centro della sua proposta prima della fisicità del ferro e delle specifiche risorse, rigorosamente all-flash, un sistema di gestione dei dati per il multicloud. Ne parliamo con Mauro Bonfanti, country manager Pure Storage Italia e Alfredo Nulli, Emea cloud architect di Pure.

“I cavalli di battaglia della proposta – spiega Bonfantisono sostanzialmente due. L’innovazione tecnologica nell’elaborazione dei dati e quella del modello di business Pure con l’idea di abilitare una Modern Data Experience. Al di là degli slogan, significa semplicemente indirizzare le moderne infrastrutture di memorizzazione dei dati a soddisfare le esigenze dei responsabili IT.

Mauro Bonfanti, Pure Storage
Mauro Bonfanti, country manager Pure Storage Italia

In pratica attraverso una serie di funzionalità software sviluppate negli anni, Pure Storage vuole rendere la “conversazione” e la “movimentazione di dati e applicazioni dall’on-premise in cloud agevole, con relativa riduzione dei costi”. Per quanto riguarda il modello di business, la proposta è indirizzata in modalità “Pure-as-a-Service”, quindi si parla di IT consumabile prima ancora che acquistabile.

Le aziende oggi non scelgono un unico cloud, ma diverse proposte a seconda delle specifiche esigenze e, sottolinea Bonfanti: “Spesso non è nemmeno il responsabile IT a scegliere l’hyperscaler, e la scelta è figlia di economie di scala e accordi finanziari decisi in altri uffici, in ogni caso l’IT manager deve essere pronto a cambiare provider e servizi cloud e Pure vuole facilitare proprio questo”. Prosegue Nulli: “Dieci anni fa parlare di all-flash era più che una scommessa, oggi Gartner pubblica solo un magic quadrant storage senza più distinguere storage flash e tradizionale. E 8 progetti di storage su 10 sono portati a termini in flash sia Tier 1 sia in Tier 2″. Primo obiettivo per i prossimi dieci anni è allora rendere “effettivamente consumabile la stessa esperienza on-premise in multicloud.

Il dato ha una sua gravità, cambiare provider non è facile pur riconoscendo che spostare i dati è già compito meno arduo che spostare dati e applicazioni insieme e non è un caso che su questo convergano le strategie anche di altre aziende, pur con approcci diversi. Secondo obiettivo: una ricerca Cisco (che parla di data center distribuito) evidenzia che i dati prodotti all’edge supereranno quelli consumati nel data center, e quindi indirizzare la data mobility tra edge e core è strategico. I clienti lo hanno già capito e ci seguono nell’indirizzare questo trend”.

Alfredo Nulli, Pure Storage
Alfredo Nulli, Pure Storage

Gli analisti posizionano l’azienda tra quelle “guidate dall’innovazione in cui è rilevante il peso dell’ingegneria”. Le scelte strategiche sono frutto della volontà di creare soluzioni che assecondino effettivamente la gestione del dato. Non è un caso che dei circa 600 ingegneri di sviluppo in Pure Storage il 98% siano ingegneri software, tanto che Bonfanti specifica: “A tutti gli effetti l’azienda è software driven, al centro c’è il sistema operativo e il suo sviluppo prima delle specifiche tecniche delle piattaforme hardware”.

Pure Storage ha cambiato in dieci anni 16 tecnologie storage, ma i clienti non hanno mai dovuto compiere un technology upgrade. Ad ogni aggiornamento delle tecnologie flash, dei protocolli di connettività, i clienti non devono modificare una macchina in produzione. Così se il 2020 sarà l’anno delle tecnologie Qlc, il mercato adotterà queste memorie, ma ai clienti lo shift rimarrà trasparente: le prestazioni concordate sono garantite dalla logica del sistema operativo.        

Pure nel mercato italiano

Pure Storage in Italia “cresce in modo più che significativo – riprende Bonfantie soprattutto lineare. Consolidiamo i mercati dove siamo già presenti, soprattutto il finance, con nuovi nomi e cresciamo  con i clienti già a portafoglio. Su tutti Intesa San Paolo (cliente dal 2014) che ora è un caso pubblico. Intesa ha incrementato gli investimenti e consolidato con noi aree applicative anche molto critiche. Cresce molto bene anche il mercato della PA [ma Pure non può fare nomi né rilasciare numeri sull’argomento, Ndr]”.

Oltre agli ambiti enterprise, Pure in Italia mantiene “una sana eterogeneità di clienti, con significative presenze anche relative all’ambito commercial”. I ricavi associati alla modalità a consumo dello storage cominciano ad avere un peso specifico importante, ed è una dimensione che misura la possibilità per Pure di essere strategica in ambito cloud.

Pure cresce anche con la proposta Flash Array C, quindi l’offerta capacitiva (Tier 2), questo indica come la tecnologia all-flash sia applicabile anche a task solitamente non considerati da “all-flash”. In un portafoglio molto semplice composto oltre che da Flash Array C, dalla proposta prestazionale in termini di latenza Flash Array X e quella per la scalabilità orizzontale, Flash Blade, per gli analytics e la concorrenza di accessi agli analytics.

Le tre piattaforme sono disponibili anche in cloud nella loro versione software. Nulli: “Il cliente non ha la percezione nella differenza di utilizzo delle risorse in cloud o on-premise, per il momento su Aws, già indirizzato su Azure, più avanti anche su Google Cloud, in uno scenario in cui lo Iaas in cloud viene percepito come un nuovo livello di commodity”. Con qualche criticità, per esempio perché gli hyperscaler offrono ampie possibilità di scalabilità orizzontale, ma mostrano il fianco se viene richiesta scalabilità importanti verticali. L’offerta di Pure su Aws – Cloud Block Store – è in pratica il sistema operativo Pure disponibile nel market place del cloud provider. 

Pure e la pubblica amministrazione

Secondo il management intanto è cambiato l’atteggiamento dei clienti, più maturo, anche della PA italiana che oggi ha una strategia “scritta” cloud first e agile e, sottolineano sia Nulli sia Bonfanti, “mostra attenzione allo sviluppo Devops e a Kubernetes. Nella PA è alta l’intenzione di implementare soluzioni di cloud ibrido e avere opzioni cloud”, un segno da non sottovalutare pur tra le difficoltà.

Nel report Data-Driven Transformation in Europe, con un interessante spaccato sulla realtà italiana, emerge come solo il 6% dei responsabili Ict della PA italiana pensa che l’attuale infrastruttura dati sia adeguata al raggiungimento degli obiettivi di trasformazione strategica e solo il 44% dei progetti Ict pubblici attuali – la percentuale più bassa di tutta Europa – sia in linea con le aspettative e in via di completamento nei tempi e nei budget stabiliti.

Ecco, per la PA il rinnovamento delle strategie e delle infrastrutture dati è un fattore di urgenza, indirizzabile appunto con un “approccio cloud first”, per il 29% del campione, ma richiede anche una maggior collaborazione tra gli attori della filiera per il raggiungimento dell’obiettivo di un’amministrazione “connessa ed effettivamente al servizio del cittadino” (per il 42% del campione).   

Pure Storage approccia il mercato sia privato sia della PA con i system integrator e i partner, in Italia tra i global system integrator Pure lavora già con Accenture mentre il rapporto è in evoluzione con Dxc Technology. Nulli: “Il mercato si sviluppa sulla relazione con i partner e i partner di canale restano il primo riferimento sia per l’estensione del mercato on-premise, sia per quello in cloud”.    

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