Il modello che si impone oggi in agricoltura è quello etico e sostenibile, a salvaguardia del pianeta. Una filosofia adottata pienamente da Abaco, l’agritech che al fianco degli imprenditori agricoli e delle filiere del food, lavora per accompagnare la trasformazione del settore facendo leva sulle tecnologie più evolute.

Sostenibilità ambientale, sostenibilità produttiva e sostenibilità sociale sono in sintesi i tre principi a cui l’azienda si rifà. Lo ribadisce Nicolò Mascheroni, chief revenue officer di Abaco Italia, entrato in azienda insieme al Ceo Antonio Samaritani, in una fase di crescita sostenuta della società.

Sensoristica di campo per la raccolta dati

“L’industria dell’agricoltura è l’ultimo dei grandi settori ad affrontare la digitalizzazione dei processi – esordisce Mascheroni -. E mentre normalmente l’esigenza di trasformazione digitale arriva dall’offerta, in questo caso proviene dalla domanda delle food company, le cosiddette Cpg – consumer packaged goods –  a loro volta stimolate da un maggior numero di consumatori che chiedono cibo più sostenibile e green.

Nicolò Mascheroni, chief revenue officer di Abaco Italia
Nicolò Mascheroni, chief revenue officer di Abaco Italia

I moderni processi di sviluppo dell’agricoltura partono dalla meccanizzazione e dalla genomica, che hanno consentito un aumento della resa in modo esponenziale, seppure non siano modelli particolarmente verdi. La vera rivoluzione digitale in ottica green, infatti, arriva dall’introduzione dell’analisi e della gestione dei dati. Perché i dati aiutano il produttore a prendere decisioni strategiche per migliorare le rese, sulla base di una serie di previsioni estremamente utili, che vanno dai tempi di semina e raccolta, alla scelta delle colture più adatte al terreno, al monitoraggio di elementi metereologici. Un nuovo scenario nel quale gioca oggi un ruolo chiave anche la robotica applicata all’agricoltura, spesso a trazione elettrica”.

Una rivoluzione peraltro indispensabile se si considera che la superficie terrestre arabile aumenterà di non oltre il 10% nei prossimi 30 anni, contro una popolazione il cui aumento si prevede nello stesso periodo tra il 30 e il 40%.

Se guardiamo poi al nostro Paese, l’agricoltura è la principale fonte di reddito per quasi 4 milioni di italiani e circa 1,2 milioni di aziende agricole, con un impatto decisamente notevole sul welfare dell’Italia. Ecco perché, sostiene Mascheroni, “importante è il ruolo della politica e indispensabile sostenere il programma Agricoltura 4.0 del Governo, un intervento pluriennale a sostegno degli investimenti in agritech che sta andando nella direzione giusta”.

In questo contesto, Abaco gioca un ruolo determinante: l’azienda raccoglie immagini satellitari e le elabora, “ad un primo elemento di mappatura della superficie terrestre aggiungiamo la field evidence, ovvero attraverso sensoristica di campo raccogliamo dati fondamentali sulla superficie terrestre in modo da poter segnalare agli imprenditori agricoli eventuali criticità e individuarne le cause”.

Le competenze di Abaco che entrano in gioco si concentrano dunque su due aspetti: la pianificazione delle risorse territoriali e la gestione dei processi. “In primo luogo Abaco guarda cosa succede sul territorio e lo censisce, dopodiché gestisce i processi orientati sia al pagamento di contribuiti che alla raccolta di imposte o, nel caso di una agrifood company, al controllo dei protocolli di produzione”. Un aiuto determinante, sottolinea Mascheroni, per supportare le grandi aziende del food a scegliere i fornitori, perché spesso non conoscono le pratiche adottate dai loro agricoltori per selezionare le materie prime e frenare, ad esempio, comportamenti da bandire come la deforestazione. “La nostra capacità di valutare se c’è stata deforestazione è determinante per aiutare queste aziende a selezionare le loro forniture verso un mondo più sostenibileprecisa Mascheroni.

Abaco abilita processi virtuosi

Quali sono le maggiori criticità che le imprese incontrano nell’adottare questo modello sostenibile? “Le problematiche sono sostanzialmente di due tipi. Una è legata a un elemento culturale, per la scarsa preparazione e mancanza di adeguata formazione da parte delle aziende. L’altro tema è la stagionalità, poiché parliamo di un contesto particolare dove i vincoli fisici non sono comprimibili. Un ulteriore elemento che rallenta l’attuazione dei processi è rappresentato dalla complessità dell’offerta, che vede convivere una quantità infinita di fornitori di tecnologia”, spiega Mascheroni.

Su quest’ultimo fronte, attraverso i propri strumenti tecnologici, Abaco si pone come abilitatore dei processi delle imprese: “Colleghiamo tutti i verticali con uno strato di software che permette al cliente di convogliare la gestione dei processi in un unico strumento, nel quale tenere i dati e mantenerne la proprietà, con una tracciabilità dall’inizio alla fine del processo”.

Un modello di sviluppo che funziona e favorisce il business dell’azienda, dichiara Mascheroni. Abaco si prepara a chiudere il 2020 con circa 11 milioni di euro di ricavi, in aumento del +20% rispetto al 2019 e anche per il 2021 si prevede un risultato tra i 18 e i 20 milioni di euro. L’azienda sta cercando di ampliare il proprio mercato, l’estero pesa oggi per il 65% del business.

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