Non ci sono ambiti di impresa che non saranno toccati dalla trasformazione digitale in atto. E’ vero però che in ognuno le aziende sono chiamate a trovare una propria via, un modello funzionale.

Questo riguarda anche l’ambito della moda, del fashion. Si parla, per esempio, della rivisitazione del punto vendita in ottica 4.0, con un’integrazione sempre maggiore tra fisico e digitale attraverso l’implementazione di soluzioni di proximity marketing (e di marketing personale), chioschi interattivi, digital signage con l’obiettivo di fornire strumenti di interazione, comunicazione e promozioni personalizzate ai clienti durante il percorso d’acquisto in negozio (Il Digitale in Italia, NetConsulting cube, 2019). E’ sicuro che la competitività del comparto implica la capacità di adattarsi rapidamente a quanto chiede il mercato.

Anche il fashion quindi deve lavorare e mettersi in discussione per riuscire a “catturare l’attenzione” dei clienti, e rispondere alle nuove esigenze “avvicinandosi” nel modo più semplice anche a chi solo entra in negozio, come a chi cerca, indossando un capo, un’esperienza d’uso differente. Per questo non parliamo solo di dispositivi indossabili connessi in cui l’IoT è essa stessa parte dell’esperienza d’uso, parliamo proprio di un “viaggio esperienziale” abilitato dalla tecnologia, che resta trasparente. 

Un’esperienza aumentata al servizio fashion

Il digitale è capace di offrire non pochi strumenti al riguardo e di farlo in uno scenario in cui l’uso di strumenti digitali avanzati parte dal basso, dai consumatori – reattivi e attenti al mondo social, ai blog – che mutano velocemente le loro preferenze d’acquisto con una propensione particolare a rimanere fedeli ai brand e ai punti vendita dove l’esperienza è all’altezza delle loro aspettative.

In pratica, le leve della creatività sono passate nelle mani dei clienti finali e sono loro spesso a indirizzare anche gli ambiti di azione. E’ il cliente il primo ad avvalersi di tutti i canali digitali proposti in una prospettiva omnichannel che richiede quindi che i punti vendita fisici, digitali, la vista sui prodotti, l’esperienza di acquisto (e di pagamento) tout court siano perfettamente integrati.

E’ il nuovo modello di customer journey, e per questo il fashion deve ripensare modelli operativi e strumenti in prospettiva 4.0 con il punto vendita che da semplice luogo di acquisto si trasforma in un vero punto di contatto. Il punto di contatto può essere anche un semplice monitor all’interno del camminamento che mostra come compiere una determinata attività o comunque propone una prima azione di “engagement“. 

Queste caratteristiche sono ricercate sia dalle grandi aziende, dai brand più riconosciuti, sia dai semplici retailer, tanto più nel comparto fashion. Spetta ai fornitori indirizzare la richiesta portando sul mercato soluzioni e proposte che possano soddisfare le diverse esigenze, ma sempre con la qualità come parametro primario irrinunciabile.

L'esperienza fashion nei punti vendita del futuro
L’esperienza fashion nei punti vendita del futuroDigital

Soluzioni di realtà aumentata per toccare con mano, provare, rimanere connessi, fruire di segnalazioni di informazioni su misura, anteprime – anche grazie a pannelli di segnalazione predisposti ad hoc – permettere una vera “immersione” ai clienti, magari proprio in “quel capo da sogno” come se già quasi fosse loro, o con il supporto di una consulenza esperta “prêt-à-porter” (e non vuole essere un gioco di parole, considerato l’ambito) sono proprio alcuni dei tasselli di un’esperienza che dall’ingresso nel mondo fashion fino a rientro a casa non possono mancare.

Nel fashion 4.0, per stabilire un filo diretto, si deve permettere di toccare con mano un’esperienza qualitativamente alta e veder riflesse con azioni concrete subito, sul campo, le proprie esperienze emozionali. Qualsiasi cliente in questo modo arriverà a sentirsi “particolare e unico” non solo il Vip. E’ proprio il fashion, l’ambito in cui forse questo aspetto richiede un’attenzione maniacale.

Con la consapevolezza che qualsiasi informazione può essere convertita in azione di business. Le tecnologie non mancano (per esempio Axians copre con le sue proposte queste esigenze): analisi dell’espressione del volto, dei percorsi di camminamento, della direzione dello sguardo (per esempio sugli oggetti in vetrina) ancora prima che il cliente entri nel nostro negozio di occhiali, vestiti, scarpe che sia, e un’elaborazione in tempo reale delle informazioni sono oggi possibilità concrete.

Proprio nell’ambito fashion, per esempio in un negozio di abbigliamento e accessori, è possibile pensare ad un’esperienza concreta di questo tipo. Una prima fase di engagement anche attraverso un display con un video di impatto (e una camera che registra le reazioni), la proposta di un capo particolare attraverso un espositore ad hoc, la possibilità di provare un determinato accessorio, magari anche senza doverlo indossare (AR), mentre una telecamera analizza le informazioni dell’acquirente in forma anonima (età, sesso, etnia, tempi di permanenza/attenzione, riconoscimento delle emozioni).

Le informazioni saranno convertite in metriche, le metriche in azione, anche nello stesso punto vendita, l’azione diventa un’esperienza migliore per i clienti e si trasforma in economics per chi guarda avanti.

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